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La politica e le ragioni di una passione

La consigliera nazionale Chiara Simoneschi Cortesi prima cittadina svizzera nel 2009 Reuters

Trent'anni dopo l'ultima presidenza del Consiglio nazionale da parte di un ticinese (Luigi Generali,1978), per la prima volta il Ticino sarà rappresentato da una donna: Chiara Simoneschi-Cortesi, è stata eletta lunedì con 134 voti su 166 su schede valide.

Questo contenuto è stato pubblicato il 01 dicembre 2008 - 16:51

Determinata, diretta, molto competente, aperta. Da quando Chiara Simoneschi-Cortesi è in politica – una vera e propria passione - si è sempre profilata su temi importanti, tra cui la politica familiare e sociale, la formazione, i diritti umani e le pari opportunità per tutti. Esponente del Partito popolare democratico (PPD), oggi raggiunge un traguardo importante: la presidenza del Consiglio nazionale. Intervista.

swissinfo: Quali sono i suoi primi pensieri?

Chiara Simoneschi-Cortesi: Sono evidentemente molto emozionata e felice, ma anche consapevole del compito che mi attende e che intendo assumere nello stile che mi è proprio: con serietà, convinzione e passione.

Questa elezione rappresenta il coronamento di un percorso politico costruito sui valori in cui credo e per i quali mi sono battuta, tra cui: rispetto dei diritti della persona, di ogni persona; solidarietà e giustizia sociale, apertura e dialogo.

Non posso non pensare con grande riconoscenza alla mia famiglia, agli amici e alle amiche. Un pensiero va poi anche al mio cantone, il Ticino: una realtà straordinaria che negli ultimi decenni ha fatto molto per migliorare la propria situazione.

swissinfo: Che cosa rappresenta per lei la politica?

C.S-C.: Ho sempre concepito la politica come una possibilità di essere al servizio della collettività, uno strumento per favorire il bene comune e un mezzo per incidere sulla distribuzione delle risorse materiali e immateriali, con un occhio di riguardo agli anelli più deboli e vulnerabili della società.

La politica ha il compito istituzionale di cercare e trovare, insieme a tutte le forze politiche, soluzioni equilibrate che tengano conto di tutti gli interessi in gioco.

Ho sempre cercato – conformemente ai principi del mio partito e alla Dottrina sociale della Chiesa - di promuovere con coerenza una visione della politica basata su principi etici e valori morali riguardanti la vita sociale, la giustizia, la libertà, il rispetto della vita e degli altri diritti della persona.

swissinfo: Un concetto che le sta a cuore: che cosa significa per lei pari opportunità?

C.S-C.: Mi sono sempre impegnata affinché tutte le persone - indipendentemente da ceto, cultura, età, sesso, colore della pelle - potessero sviluppare le loro potenzialità e realizzare i loro sogni a livello privato, professionale e nella vita sociale.

Il grado di sviluppo - e non solo economico - di una società, si misura anche su questo terreno. E' compito dello Stato fare in modo che l'accesso alla formazione (di base e continua), al lavoro e alle attività sociali, sia davvero tale per tutti. Ma anche il singolo, la famiglia e le associazioni sono chiamate a fare la loro parte.

swissinfo: Che sguardo porta sulla Svizzera di oggi?

C.S-C.: Viviamo in un mondo caratterizzato da molti cambiamenti, sempre più veloci e continui che incidono nel nostro modo di vivere, di lavorare, di abitare il mondo. Dobbiamo fare i conti con l'insorgere di sentimenti di insicurezza e di paure alle quali la politica deve dare risposte concrete.

Queste grandi trasformazioni non hanno solo generato incertezze, ma sono anche all'origine della nuova povertà - le cui cause sono molteplici - e di nuove forme di esclusione sociale (working-poor, stranieri).

swissinfo: Come rispondere a queste nuove sfide?

C.S-C.: Sono necessarie politiche globali e coordinate: garantire la formazione di base, sostenere la ricerca, creare nuovi posti di lavoro, favorire la presenza femminile nel mercato del lavoro, promuovere la conciliabilità famiglia/lavoro, sono tutte tessere di un unico mosaico.

Queste misure vanno poi affiancate da sostegni mirati come, per esempio, il sistema degli assegni familiari ticinesi che in Svizzera costituisce un modello di lotta alla povertà. Le politiche di integrazione degli stranieri sono infine fondamentali per favorire la convivenza: l'integrazione non è unilaterale, ma è un processo di conoscenza reciproca dove tutte le componenti devono fare la loro parte.

swissinfo: Intende rilanciare nel suo anno di presidenza l'idea della Svizzera come "Willensnation"?

C.S-C.: La Costituzione del 1848 ha dotato il nostro Paese di un insieme di norme democratiche che hanno reso possibile un miracolo. La Svizzera ha saputo sviluppare un sistema politico ed istituzionale che, se applicato, ci fornisce gli strumenti per far fronte a tutte le difficoltà.

Federalismo, diritti popolari, rispetto delle minoranze, concordanza, plurilinguismo, coesione nazionale, sono tutti valori preziosi legati fra loro da un equilibrio delicato, a cui dobbiamo prestare la massima attenzione.

Nel mio anno di presidenza intendo essere l'ambasciatrice di questi valori. La stabilità economica, sociale, culturale è stata finora la ricchezza del nostro Paese. Occorre pertanto preservare questo gioco di equilibri ed evitare ogni tentazione di ripiegamento su se stessi. Desidero sottolineare l'importanza del dialogo costruttivo, rimettendo al centro la forza e il motore della cultura politica svizzera: la concertazione.

swissinfo: Come intende essere rappresentante di una minoranza assumendo una carica che le conferisce lo statuto di prima cittadina della Svizzera?

C.S-C.: Prima donna di lingua italiana presidente della Camera del popolo, metà bernese e metà ticinese, cercherò di privilegiare e dare visibilità ai progetti che intendono rafforzare la coesione nazionale e le pari opportunità per tutti.

Visiterò i comuni e i cantoni che mi inviteranno e non smetterò mai di ripetere che la multiculturalità e il plurilinguismo non sono manifestazioni di folclore, ma valori fondamentali per la coesione nazionale. Sono parte integrante dell'identità svizzera.

Intervista swissinfo, Françoise Gehring

Il percorso

Chiara Simoneschi-Cortesi è nata a Zurigo nel 1946, è attinente di Lugano e madre di tre figli. Esponente del Partito popolare democratico (PPD), quando non è a Berna per il suo impegno di consigliera nazionale, vive a Comano.

La politica è sempre stata una sua passione: dagli studi in Scienze politiche all'Università di Berna, alla politica vera e propria e a tutti i livelli: 16 anni in consiglio comunale, 12 anni nel Gran Consiglio del Canton Ticino, che ha presieduto nella legislatura 1998/99.

Il 24 ottobre 1999 è stata eletta in Consiglio nazionale, e dal dicembre 2006 ne è la vice-presidente. Fa parte di due commissioni: Trasporti e Telecomunicazioni (CTT) e Scienza, Educazione e Cultura (CSEC).

A livello federale ha presieduto per diversi anni la Commissione federale per le questioni femminili. Attualmente presiede la Federazione svizzera per la formazione continua degli adulti (FSEA).

Fa parte del Consiglio di fondazione di "Sacrificio Quaresimale dei cattolici in Svizzera", della Commissione Bioetica della Conferenza dei Vescovi Svizzeri e della Commissione d'ammissione al servizio diplomatico.

La citazione

Nel suo percorso politico Chiara Simoneschi-Cortesi è sempre stata fedele al motto di kennedyana memoria: "Non chiedere al tuo Paese cosa può fare per te; chiediti cosa puoi fare tu per il tuo Paese". (John Fitzgerald Kennedy)

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Il ruolo di presidente

Il/la presidente della Camere federali dirige le deliberazioni della camera in cui è stato/a eletto/a: Camera dei cantoni (Consiglio fegli Stati) o Camera del popolo (Consiglio nazionale)

Fissa l'ordine del giorno delle sedute, in base anche ai programmi delle delle sessioni; dirige inoltre l'Ufficio del Consiglio e rappresenta il Consiglio all'esterno.

Le due Camere nominano un presidente nonché un primo e un secondo vicepresidente per un anno. La rielezione per l'anno successivo è esclusa.

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