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La frontiera che unisce

Keystone Archive

A colloquio con l'ambasciatore svizzero a Roma, Alexis Lautenberg (nella foto), per parlare dei rapporti tra Svizzera e Italia.

Questo contenuto è stato pubblicato il 20 ottobre 2001 - 22:46

Il Centro Svizzero a Milano ha festeggiato in questi giorni il suo cinquantesimo anniversario. Cominciamo allora da Milano: che ruolo riveste il capoluogo lombardo per le relazioni italo-svizzere.

Un ruolo assolutamente centrale. Centrale nella storia, per la sua posizione di grande polo a sud delle Alpi, sulla via tra Europa settentrionale ed Europa meridionale. Centrale oggi per la politica dei trasporti, per le esportazioni e anche per le importazioni svizzere. La Lombardia è la meta di circa il 45% delle nostre esportazioni verso l'Italia. Rappresenta dunque una piazza fondamentale.

Ma c'è anche un altro elemento importante, aldilà dei trasporti e delle transazioni commerciali. Si tratta dello sforzo crescente della rete finanziaria svizzera di essere presente sul mercato on-shore dell'Italia del nord in generale e di Milano in particolare.

Lei guarda alle relazioni tra Svizzera e Italia dall'osservatorio italiano: Com'è percepita l'immagine della Svizzera in Italia e soprattutto com'è percepita la posizione della Svizzera rispetto all'Unione europea?

Sono stato sette anni ambasciatore all'Unione europea e sono quindi molto sensibile a questo aspetto. In Italia ci sono fondamentalmente due posizioni. Vi è chi mostra molta comprensione per la posizione della Svizzera e in fondo considera un vantaggio il fatto di avere come partner un paese che non è membro dell'Unione europea. Altri invece considerano l'Unione europea dal punto di vista della solidarietà e dei valori comuni e trovano difficile concepire che un paese industriale avanzato come la Svizzera non ne faccia parte.

Direi comunque che la politica seguita dal governo svizzero soprattutto dopo il voto del dicembre del 1992, quando la popolazione svizzera rifiutò la partecipazione allo Spazio economico europeo, in Italia è compresa. Ed è compresa, io credo, sia da quelli che preferirebbero non vedere la Svizzera nell'Unione europea, sia da quelli che vorrebbero vederla diventare membro.

Parlo dell'approccio graduale, dell'avvicinamento passo dopo passo della Svizzera alla costruzione europea, anche sul piano istituzionale. Naturalmente si tratta di una conseguenza del processo di consolidamento dell'Unione europea: la realizzazione del mercato unico, l'unificazione economica e monetaria, ora la cooperazione in materia di giustizia e affari interni. Lo sviluppo dell'Unione dovrebbe continuare a riflettersi in accordi bilaterali con la Svizzera, in modo da evitare che il nostro paese sia estromesso da una cooperazione che è nell'interesse delle due parti.

Le relazioni tra i due paesi sono molto buone, ma a volte vi sono dei dissapori. È il caso attualmente della questione delle rogatorie internazionali...

I rapporti della Svizzera con i suoi vicini, e con l'Italia in particolare, sono rapporti di grande amicizia e molto profondi. È chiaro che in famiglia ci sono talvolta dei momenti dove non tutti sono d'accordo. Nel caso particolare si tratta di un accordo bilaterale che la Svizzera ha concluso con l'Italia - su richiesta di quest'ultima - per facilitare l'assistenza giudiziaria.

Ora, per poter implementare questo strumento bilaterale la parte italiana ha dovuto modificare il codice di procedura penale. Bisogna stare a vedere quale impatto avranno talune modifiche sul buon funzionamento dell'accordo. Credo che adesso dobbiamo attendere e vedere come l'accordo verrà implementato.

La Svizzera è l'unico paese, oltre all'Italia, in cui l'italiano è lingua nazionale. I rapporti sul piano linguistico e culturale che importanza hanno per il buon vicinato dei due paesi?

Prima di tutto, non è l'unico paese: c'è anche San Marino! Detto questo, è indubbio che la lingua sia un fattore importante. Contrariamente alla situazione di Zurigo o Basilea rispetto allo hinterland di lingua tedesca o di Ginevra rispetto a quello di lingua francese, nel caso dell'italiano la metropoli di riferimento è fuori dai confini svizzeri. Si tratta di Milano.

Ciò ha naturalmente una grande rilevanza, in termini di rapporti culturali e universitari, ma anche economici. In Ticino vengono visti i canali televisivi italiani, viene letta quotidianamente la stampa italiana. C'è quindi una specie di partecipazione dall'esterno a quello che succede in Italia, con una sensibilità molto maggiore di quanto non vi sia in altre parti della Svizzera.

È dunque un rapporto di grande prossimità. Ma vi è un altro fattore che voglio menzionare qui, perché è importante: il fattore della frontiera. La frontiera, soprattutto dalla fine della seconda guerra mondiale a oggi, ha generato un certo numero di distorsioni, segnatamente economiche, e queste distorsioni sono in opposizione a quello che si sta cercando di fare nell'ambito europeo.

Un effetto positivo dell'entrata in vigore degli accordi bilaterali che abbiamo negoziato e stipulato con l'Unione europea sarà - nella misura del possibile - il superamento di questa frontiera attraverso spunti di cooperazione nei settori più diversi, dalla libera circolazione delle persone, agli appalti pubblici, dalla ricerca all'eliminazione degli ostacoli tecnici al commercio.

Intervista a cura di Andrea Tognina

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