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La donna è il futuro dell'agricoltura

Per queste donne, l'agricoltura biologica è anche un mezzo di lotta politica. swissinfo.ch

Per il Forum sociale mondiale, tre giorni di immersione nella realtà dei movimenti sociali brasiliani.

Questo contenuto è stato pubblicato il 26 gennaio 2005 - 17:22

Visita ai gruppi locali del Movimento delle donne contadine, che lottano per un'agricoltura rispettosa dell'ambiente e senza OGM.

"In un sistema capitalista e 'machista' come il nostro, siamo oppresse a doppio titolo: come donne e come lavoratrici". Membro della direzione nazionale del Movimento delle donne contadine (MMC, secondo la sua sigla in portoghese), Luciana Passinato Piovesan non ha peli sulla lingua.

Come tutte le sue compagne, questa giovane madre di due bambini è persuasa che una donna "si preoccupa maggiormente delle questioni essenziali, come la difesa della vita o la protezione della natura".

Femministe, contadine ed ecologiste: così si definiscono queste donne, i cui gruppi sono oggi presenti in 15 dei 27 stati che compongono la federazione brasiliana.

In dieci anni, l'MMC – frutto della teologia della liberazione, come praticamente tutti i movimenti sociali d'America latina – può già rivendicare alcuni successi, come l'assicurazione maternità o il diritto alla pensione per le donne.

E i loro mariti? Come giudicano le loro attività? Nel bus sul quale si trova la delegazione svizzera la domanda scatena l'ilarità delle componenti dell'MMC che accompagnano la visita.

"Hanno dovuto cedere", esclama una di loro. "Sono contenti", rincara un'altra. "Si mettono ai fornelli e curano i bambini mentre noi siamo alle riunioni", aggiunge una terza.

"Le piccole streghe"

A 200 km a nord di Porto Alegre – capitale dello stato di Rio Grande do Sul – la regione di Três Cachoeiras, delimitata ad est da una laguna che si affaccia sull'Atlantico e ad ovest da una catena di piccole colline ricoperte da una densa vegetazione, sembra un posto benedetto dal cielo.

Nei dieci villaggi limitrofi, l'MMC anima trenta gruppi di donne, che si occupano di agricoltura e di valorizzazione della terra, di formazione e di salute. Una nozione che in questi luoghi passa si mette in pratica con le piante medicinali, raccolte sulle colline o negli orticelli.

Per ottenere tinture o unguenti, le piante sono messe a macerare nella cachaça, un alcol di canna da zucchero. Il gruppo di "piccole streghe" – come loro stesse si chiamano – è molto fiero dei suoi segreti di fabbricazione, trasmessi oralmente.

In base ai principi comunitari del movimento, questi rimedi non sono venduti, ma distribuiti a chi ne ha bisogno.

"Non vogliamo OGM sulle nostre terre"

Il dibattito sugli organismi geneticamente modificati (OGM) è molto vivace in Brasile. A un punto tale che quest'anno sarà uno dei temi centrali dei carri del carnevale.

Il governo di Luiz Inacio Lula da Silva ha in effetti deciso di autorizzare provvisoriamente la cultura della soia transgenica. Una cultura che a dire il vero è praticata da almeno sei anni nello stato di Porto Alegre, con delle sementi importate clandestinamente dall'Argentina.

La posta in gioco è enorme: la soia, sempre più richiesta come alimento per il bestiame, rappresenta il 13% di tutte le esportazioni e otto miliardi all'anno per il Brasile. E secondo una stima, un quarto della produzione, l'80% della quale viene dalle terre di Rio Grande do Sul, è geneticamente modificata.

Una situazione che delude molte persone: alleato ai Verdi – ma pure ad altri partiti vicini ai grandi proprietari terrieri – il Partito dei lavoratori del candidato Lula aveva fatto campagna contro gli OGM.

Per le donne che accolgono la delegazione svizzera, le cose sono chiare: gli OGM non arriveranno sulle loro terre.

Una lotta universale

Sul terreno, mostrano con fierezza le loro piantagioni biologiche al 100% e distribuiscono generosamente le piccole e gustose banane.

Esempi che impressionano il deputato verde Fernand Cuche. "Mi rincuora vedere che qui si fa esattamente quanto andiamo ripetendo in Svizzera in materia d'ecologia", afferma il neocastellano, pure lui agricoltore e sindacalista.

"È una tipica maniera di pensare in modo globale e di agire su scala locale", sottolinea dal canto suo Rosemarie Bär, della Comunità di lavoro delle opere umanitarie svizzere.
Anche una svizzera nella regione
Corinne Dobler ne è pienamente convinta. Questa giovane zurighese di 33 anni è stata giornalista e poi impiegata nel servizio comunicazione della Croce Rossa svizzera, prima di diventare la prima volontaria dell'associazione E-Changer (scambiare) presso l'MMC.

La sua missione è iniziata lo scorso ottobre. L'obiettivo è di dotare i gruppi della regione di Três Cachoeiras di un collettivo di comunicazione.


swissinfo, Marc-André Miserez da Três Cachoeiras
(traduzione di Daniele Mariani)

In breve

Il movimento delle donne contadine lotta per il progresso sociale e l'uguaglianza, così come per delle migliori condizioni di lavoro e di produzione.

Obiettivi: un'agricoltura rispettosa dell'ambiente e senza OGM, un'alimentazione sana e l'incoraggiamento dell'erboristeria tradizionale.

È presente in 15 dei 27 stati del Brasile e si sta formando in altri tre.

Il suo slogan è "Continuiamo la lotta e difendiamo la vita".

Dall'ottobre del 2004, il Movimento accoglie nella regione di Três Cachoeiras, a nord di Porto Alegre, la prima volontaria svizzera inviata dall'associazione E-Changer.

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