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La BNS ottiene la fiducia del Parlamento

Gli esponenti dell'UDC Caspar Baader e Oskar Freysinger seguono con perplessità il dibattito alla Camera del popolo Keystone

La Banca nazionale svizzera deve mantenere la sua indipendenza. Lo hanno ribadito le Camere federali, dopo un dibattito fiume sulle proposte di modificare le competenze e la sorveglianza dell’istituto di emissione, avanzate in seguito alle dimissioni di Philipp Hildebrand.

Questo contenuto è stato pubblicato il 15 marzo 2012 - 17:42
Andreas Keiser, swissinfo.ch

La Banca nazionale svizzera (BNS) è indipendente e conduce la politica monetaria nell’interesse del paese. È quanto figura nella Costituzione federale. Governo e parlamento possono fissare degli obbiettivi, ma le decisioni relative alla massa monetaria, ai tassi d’interesse o al tasso di conversione dell’euro sono di competenza della banca centrale.

La BNS è “così indipendente che può fare ciò che vuole”, ha dichiarato il deputato dell’Unione democratica di centro (UDC) Christoph Blocher durante il dibattito tenuto alla Camera del popolo. Secondo lo stratega del partito di destra, l’istituto è stato “glorificato” anche quando la crisi interna e gli intrallazzi dei suoi dirigenti erano ormai evidenti.

La crisi era confluita il 9 gennaio scorso nelle dimissioni del presidente della direzione della BNS Philipp Hildebrand. Lo stesso Blocher aveva trasmesso alcune settimane prima dei documenti al governo – sottratti illegalmente alla Banca Sarasin – dai quali risultava che la moglie di Hildebrand aveva acquistato e rivenduto divise estere in un periodo in cui la BNS era intervenuta su mercati per deprezzare il franco svizzero. Gli organi di sorveglianza e il consiglio di amministrazione della banca centrale avevano cercato in un primo tempo di minimizzare il caso.

Diversi esponenti dell’UDC erano allora intervenuti per chiedere una sorveglianza più stretta della BNS da parte delle autorità e, in alcuni casi, perfino una limitazione della sua indipendenza e l’attribuzione di un maggiore potere decisionale ai Cantoni. Per dibattere del caso BNS, il Parlamento aveva così deciso di convocare una sessione straordinaria durante i lavori della sessione primaverile delle Camere.

Tra le richieste avanzate dai rappresentanti del partito di destra vi era l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta (CPI), incaricata di chiarire il ruolo svolto in questa vicenda dagli organi di sorveglianza, in particolare il consiglio di amministrazione e lo stesso governo svizzero.

Transazioni private regolari

Già molto prima della sessione straordinaria risultava evidente che le richieste dell’UDC non avrebbero incontrato i favori di una maggioranza dei parlamentari. Anche perché, con le sue dimissioni, Hildebrand aveva già tratto da tempo le conseguenze. Da una perizia della società di consulenza KPMG, pubblicata lo scorso 7 marzo, è inoltre emerso che l’attuale presidente ad interim della BNS Thomas Jordan non ha compiuto nessuna transazione valutaria irregolare. È quindi molto probabile che il governo nominerà prossimamente Jordan alla successione di Hildebrand.

La KPMG ha preso in esame le operazioni finanziarie private effettuate negli ultimi anni da tutti i membri della direzione della BNS, senza tuttavia riscontrare violazioni del regolamento interno. Secondo i revisori, i responsabili dell’istituto di emissione, tra cui lo stesso Hildebrand, non avrebbero approfittato in alcun modo a scopi personali di informazioni privilegiate.

Christoph Blocher e altri esponenti dell’UDC avevano denunciato alcune transazioni eseguite da Jean-Pierre Danthine, membro della direzione della BNS. In base alla perizia della società di consulenza, quest’ultimo aveva impiegato una somma in euro proveniente da un’eredità in Belgio per acquistare franchi, versati nella sua cassa pensione. Danthine aveva inoltre venduto un pacchetto di azioni detenute in euro già prima di assumere il suo incarico presso la BNS.

Direttive inasprite

Per sopprimere qualsiasi zona grigia e salvaguardare la credibilità dell’istituto di emissione, il consiglio di amministrazione della BNS ha inasprito all’inizio di questa settimana le direttive che regolano le transazioni private dei membri della direzione.

Il nuovo regolamento fissa ulteriori limiti alle operazioni private personali. In futuro dovranno essere affidati ad un gestore esterno e indipendente tutte le transazioni che concernono conti di risparmio, versamenti nella cassa pensione o nel terzo pilastro e acquisti di immobili.

Il gestore sarà incaricato di attenersi a regole molto severe: non potrà, ad esempio, effettuare nessun investimento che potrebbe apparire problematico tenendo conto del mandato e delle attività della BNS. Gli stessi limiti valgono per le operazioni finanziarie o immobiliari delle persone che convivono con i membri della direzione della banca centrale.

Indipendenza necessaria

Incaricato dal governo di elaborare una perizia sul mandato della BNS, nel febbraio scorso il professore di diritto Paul Richli era giunto alla conclusione che le competenze dell’istituto di emissione non dovevano essere modificate. Per Richli andava in particolare rispettata la Costituzione federale, che sancisce l’indipendenza della BNS in ambito valutario.

In seguito alle conclusioni di questa perizia, all’inasprimento del regolamento interno e all’esito dell’inchiesta sulle transazioni private dei membri della direzione della BNS, la sessione straordinaria convocata dal parlamento aveva perso forza e importanza, già prima di aver luogo.

La diffusione in diretta televisiva del dibattito e le controversie suscitate negli ultimi mesi dalle dimissioni di Philipp Hildebrand e dalle transazioni effettuate da sua moglie hanno tuttavia alimentato uno scambio emozionale e intenso di opinioni presso la Camera del popolo, in particolare sulla politica monetaria e sulla moralità o meno dei dirigenti della BNS.

Attacchi respinti

Socialisti, verdi e una maggioranza dei partiti di centro hanno difeso l’indipendenza della BNS. Chiedendo ulteriori inchieste e controlli, l’UDC ha invece messo in dubbio la credibilità del governo e del consiglio di amministrazione della banca centrale.

La ministra delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf ha respinto gli attacchi del partito di destra, affermando che l’UDC sta cercando soltanto da tempo di “inscenare sistematicamente una polemica”. A detta della presidente della Confederazione, la BNS è tuttavia riuscita a salvaguardare la sua reputazione.

Sempre secondo Eveline Widmer-Schlumpf, Philipp Hildebrand ha compiuto un ottimo lavoro presso la BNS e non si è lasciato influenzare da “certe cerchie politiche”.

Le mozioni presentate dall’UDC sono state respinte a grande maggioranza dai membri della Camera del popolo. Anche la Camera dei cantoni, che si è chinata giovedì sullo stesso tema, è giunta alla conclusione che non vi alcuna ragione per limitare il margine di azione della BNS e per modificare le direttive sulla sua sorveglianza.

Banca nazionale svizzera

Fondata nel 1907, la Banca nazionale svizzera è incaricata, conformemente alla Costituzione, di condurre la politica monetaria nazionale, perseguendo l’interesse generale del paese.

La BNS ha come obbiettivi principali di garantire la stabilità dei prezzi, favorire un’evoluzione congiunturale positiva e il benessere della popolazione.

L’istituto di emissione funge tra l’altro da banca dalla Confederazione e regolamenta i flussi interbancari. Su mandato della Confederazione, ha inoltre il monopolio per l'emissione di banconote e la messa in circolazione di monete.

La BNS opera in modo indipendente dal governo, ciò significa che può fissare autonomamente i tassi di interesse, e stabilisce la sua politica monetaria in funzione di una previsione di inflazione a medio termine.

Gli utili della BNS sono ripartiti tra i cantoni (due terzi) e la Confederazione (un terzo).

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Politica monetaria invariata

La Banca nazionale svizzera (BNS) ha deciso giovedì di mantenere inalterata la sua politica monetaria espansiva, lasciando invariato il tasso di riferimento, il libor a tre mesi, nella fascia compresa fra lo 0 e lo 0,25%.

L’istituto di emissione ha pure confermato la soglia minima di cambio con l'euro a 1,20 franchi, affermando di essere disposto a comprare divise in misura illimitata per evitare un apprezzamento della valuta oltre il valore fissato.

A tal fine la BNS ricorrerà a "tutta la determinazione richiesta", "continuando a mantenere liquidità a un livello eccezionalmente alto". Il franco rimane peraltro tuttora a un livello elevato, osservano gli specialisti della banca.

I rischi di inflazione nel prossimo futuro vengono reputati inesistenti. Anzi, le previsioni sull'andamento dei prezzi sono addirittura state corrette ulteriormente al ribasso dopo l'esame della situazione risalente a dicembre: ora è atteso un -0,6% nel 2012 e un +0,3% nel 2013.

Per quanto riguarda la situazione congiunturale, l'istituto punta su un'espansione del prodotto interno lordo di circa l'1% nell'anno in corso (+0,5% nell'ultima previsione).

Più fosche appaiono le prospettive dei mercati finanziari. Le incertezze rimangono elevate, in primo luogo riguardo alla crisi del debito sovrano in Europa. Le tensioni geopolitiche potrebbero portare inoltre a un nuovo aumento del prezzo del petrolio.

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