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L'UDC "necessita un cambio ai vertici"

Christoph Blocher non ce l'ha fatta a farsi eleggere alla Camera alta del parlamento svizzero Reuters

Cercare nuovi leader: secondo il politologo Michael Hermann, è quanto dovrebbe fare l'Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice), dopo che domenica i vertici del partito non sono riusciti a farsi eleggere al senato.

Questo contenuto è stato pubblicato il 29 novembre 2011 - 17:33
Sophie Douez, swissinfo.ch

Il partito si era lanciato nella campagna per le elezioni federali di quest'anno con l'obiettivo dichiarato di rafforzare in modo consistente la propria rappresentanza al Consiglio degli stati (Camera alta del parlamento svizzero). Per conquistare più seggi, ha mandato in campo i suoi "pesi massimi".

Questa strategia si è però conclusa con una cocente sconfitta. Dopo aver mancato il bersaglio al primo turno, il 23 ottobre, nel ballottaggio del 27 novembre a San Gallo il presidente del partito Toni Brunner è stato superato di misura – per circa 1'300 voti – dal socialista Paul Rechsteiner, mentre a Zurigo l'ex ministro Christoph Blocher è stato nettamente battuto dai due senatori uscenti, il liberale radicale Felix Gutzwiller e la Verde liberale Verena Diener, che hanno ottenuto circa 100mila voti più di lui.

Una settimana prima, nel canton Berna, aveva clamorosamente mancato il bersaglio il senatore UDC uscente Adrian Amstutz, che si è visto soffiare il seggio dal socialista Hans Stöckli. Così come avevano fallito in precedenza gli altri tenori del partito che si erano lanciati nella corsa alla Camera dei cantoni.

Risultato: l'UDC si ritrova ora con due seggi in meno al senato rispetto alla legislatura precedente. Queste perdite si aggiungono alla flessione alle elezioni del 23 ottobre al Consiglio nazionale (Camera bassa), dove il partito è sceso dal 28,9 al 25,6 per cento.

Benché l'UDC resti il primo partito della Camera del popolo, questa perdita di terreno ha messo in discussione le sue rivendicazioni di un secondo mandato nel governo federale. Ha inoltre mostrato i limiti della linea dura del partito che cerca lo scontro invece del consenso tipico della tradizione politica elvetica. I candidati che incarnano la polarizzazione, infatti, non sono riusciti ad accedere alla Camera alta, per la quale vige il sistema di elezione maggioritario.

Per una riflessione sul futuro del più grande partito della Svizzera e sulla sua leadership, swissinfo.ch ha intervistato il politologo dell'università di Zurigo Michael Hermann.

swissinfo.ch: L'UDC ha iniziato questo anno elettorale con l'aspettativa di raggiungere il 30% dei voti, ossia una soglia senza precedenti. Invece ha perso terreno, a vantaggio dei nuovi partiti di centro, e non è riuscita a far eleggere i suoi pezzi grossi al senato. Cosa è andato storto?

Michael Hermann: Penso che abbia sopravvalutato la propria posizione. C'è stata l'iniziativa popolare sull'espulsione dei criminali stranieri [lanciata dall'UDC, Ndr.] e i democentristi hanno frainteso il suo successo con il successo del partito.

C'è chi pensa che l'UDC affronti molte questioni importanti, ma non crede che questo partito – con questo stile – debba governare il paese. Penso che molte persone ne abbiano avuto abbastanza della polarizzazione e dello stile politico aggressivo.

swissinfo.ch: Christoph Blocher dice che i risultati del senato sono una "conseguenza logica di una coalizione anti-UDC". C'è stata una spinta da parte di altri partiti ad unirsi contro l'UDC?

M.H.: Non più di prima. Questo è l'argomento classico dell'UDC, secondo la quale è la classe politica a combatterla, ossia tutti gli altri partiti uniti contro l'UDC. In realtà ora c'è stata una grande maggioranza della gente che non ha votato per l'UDC. Questo per il partito è problematico perché l'argomento principale che usa sempre è quello di avere il popolo dalla propria parte.

swissinfo.ch: Cosa farà adesso il partito? Dovrà cambiare la sua strategia?

M.H.: Lo deve fare e lo sta già facendo. Ha già cambiato la strategia riguardo al governo. Due anni fa aveva detto che avrebbe presentato solo candidati della linea dura e che se il parlamento non avesse eletto uno di questi il partito sarebbe andato all'opposizione. Tutte queste minacce sono ormai svanite. La pressione psicologica del suo successo non c'è più e i partiti di centro non hanno più paura dell'UDC.

Penso che l'UDC sia in una posizione difficile. Potrebbe diventare un normale partito conservatore, che negozia con gli altri e che è meno polarizzante, ma se lo facesse perderebbe la specificità con cui si è profilato: finora era l'unico partito di destra che non era consensuale, ma imponeva la propria posizione. Se diventasse un partito come gli altri, potrebbe rischiare di perdere una componente della propria base ancora forte.

swissinfo.ch: L'UDC ha raggiunto i limiti? Cosa avrebbe dovuto fare ora per superare la mitica soglia del 30% dei voti?

M.H.: Quello di cui ha bisogno è un leader carismatico. Tutti i partiti di destra nel resto dell'Europa hanno leader forti. Senza un leader forte, l'UDC non sarà in grado di riconquistare il terreno perso. Ed è chiaro che Christoph Blocher non può più svolgere questo ruolo.

swissinfo.ch: Pensa che questi risultati porteranno a un cambiamento all'interno della leadership del partito?

M.H.: Non so che alternativa ci sarebbe. Un grosso problema per il partito è di essersi talmente focalizzato su Christoph Blocher, sulla sua posizione e sulla sua ideologia, da non avere quasi più nessuno un po' più indipendente da lui che potrebbe guidare il partito. L'UDC ha molti elettori, molti membri, ma non ha molte personalità forti, con un'indipendenza di pensiero.

swissinfo.ch: La strategia del "no" e del ricorso a iniziative popolari per far passare proposte radicali ha fatto il suo corso?

M.H.: Sarebbe sciocco pensare che in futuro le iniziative e i referendum dell'UDC non avranno più alcuna possibilità di successo. Le cose possono cambiare molto rapidamente. Ci sono ancora tante persone che votano per l'UDC. Il cambiamento è piuttosto nel senso che c'è più gente che non vuole questo tipo di politica.

swissinfo.ch: Il partito deve favorire i candidati più moderati perché siano eleggibili al senato e al governo?

M.H.: È sicuramente una cosa che deve fare, perché non avrà più alcuna possibilità con una figura polarizzante. Qualcuno come [il ministro della difesa] Ueli Maurer, che quando è stato eletto era noto come un sostenitore della linea dura, ora non sarebbe più eletto al governo. Adesso l'UDC deve promuovere persone più consensuali, moderate. Ma anche se lo fa non sono certo che riuscirà ad ottenere il secondo seggio [in governo] perché la mentalità del parlamento è completamente cambiata.

Per anni l'UDC ha detto di voler presentare solo un certo tipo di candidati. Quindi se ora cambia posizione, non è molto credibile. Deve dimostrare di essere davvero pronta a cambiare posizione e di fare un altro tipo di politica. Se io fossi dall'altra parte, adesso non le darei automaticamente i seggi.

ripartizione dei seggi in parlamento

Camera del popolo:

Unione democratica di centro: 54 seggi

Partito socialista: 46

Partito liberale radicale: 30

Partito popolare democratico: 28

I Verdi: 15

Verdi liberali: 12

Partito borghese democratico: 9

Camera dei cantoni

 

Unione democratica di centro: 5 seggi

Partito popolare democratico: 12

Partito socialista: 11

Partito liberale radicale: 11

I Verdi: 2

Verdi liberali: 2

Partito borghese democratico: 1

(Resta ancora da assegnare uno dei due seggi del canton Soletta, dove al primo turno il 23 ottobre ha ottenuto la maggioranza assoluta solo il socialista Roberto Zanetti. Il ballottaggio si terrà il 4 dicembre. In lizza ci sono un popolare democratico e un liberale radicale).

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