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L'Italia unita nel momento della disgrazia

I resti di un edificio crollato all'Aquila Keystone

Gli abruzzesi in Svizzera si sono subito mobilitati a sostegno dei connazionali colpiti dal terremoto di lunedì mattina. Per contribuire alla fase di ricostruzione hanno aperto un conto speciale. Il denaro, sottolineano i suoi promotori, sarà gestito in modo trasparente e mirato.

Questo contenuto è stato pubblicato il 09 aprile 2009 - 16:34

Nel momento dello sconforto c'è anche spazio per la consolazione. E la consapevolezza che nonostante il dramma di centinaia di famiglie, l'Italia e gli italiani stanno mostrando il loro volto migliore.

«Sono molto sollevato: ho notato una grande manifestazione di solidarietà da tutto il mondo», ci dice Claudio Micheloni, senatore della Repubblica italiana nella Circoscrizione estero, ripartizione Europa.

«Friulani, marchigiani, bellunesi, ...tutti gli italiani ci sono vicini», ribadisce Giovanni del Romano, responsabile della sezione ticinese degli Emigrati Abruzzesi.

Soldi per la ricostruzione

Claudio Micheloni, originario dell'Abruzzo ma residente nel canton Neuchâtel, si dice particolarmente toccato dalla mobilitazione in Svizzera, da dove è nata un'iniziativa comunitaria. «Il coordinamento dei Comites [rappresentanti degli italiani nel mondo, ndr] ha aperto un conto speciale per la raccolta delle donazioni».

«Questo fondo sarà gestito da un comitato speciale», prosegue Micheloni. «Per garantire la massima trasparenza, ho chiesto espressamente che ci sia un coordinamento preciso per destinare gli aiuti che provengono dall'estero a progetti mirati. Non vogliamo che il denaro finisca in un calderone in cui non si sa cosa succede».

Il ricavato del fondo, spiega Stevan Terzini, segretario nazionale della Federazione degli abruzzesi in Svizzera, servirà a finanziare la fase di ricostruzione. «La regione Abruzzo, con la quale lavoriamo in stretto contatto da anni, ci indicherà quali sono gli interventi prioritari. Molto probabilmente si tratterà di finanziare la costruzione di una scuola o di un reparto dell'ospedale».

«Durante le nostre prossime attività, e penso qui alle tombole o agli incontri della nostra comunità, raccoglieremo ulteriori soldi per i nostri compaesani», aggiunge Terzini.

Un tetto per 25mila sfollati

Nella zona attorno all'Aquila i soccorritori scaveranno sotto le macerie almeno fino al giorno di Pasqua. Intervenuti tempestivamente, la Protezione civile italiana e gli altri organi di intervento hanno dimostrato di essere all'altezza della situazione.

«Certo, ci sono piccoli disguidi, ma devo dire che sono sereno: i soccorsi stanno lavorando bene», rileva Claudio Micheloni. «A livello di emergenza lo Stato ha dato una risposta efficace e di qualità».

A tre giorni dal terremoto la popolazione abruzzese continua tuttavia a vivere nel tormento. «Nella notte su giovedì ci sono ancora state molte scosse e la gente dorme nelle automobili. Ogni volta che la terra trema ripiombiamo tutti nell'angoscia», racconta Stevan Terzini dalla sua abitazione ad una sessantina di chilometri dall'Aquila.

Stando alle stime ufficiali, i morti sono almeno 280 e gli sfollati circa 20mila. «I nostri amministratori sul posto ci informano però che il numero è decisamente maggiore. Si parla di almeno 25mila persone che dovranno trovare una sistemazione sul lungo periodo», afferma Claudio Micheloni.

Uniti oltre la politica

«L'aspetto più urgente - prosegue il senatore italiano - è decidere dove sistemare le persone che al momento vivono nelle tende».

Per i residenti di Onna, tra i più devastati dal terremoto, si sta pensando di edificare un piccolo insediamento a poca distanza dal villaggio. «Una soluzione che prevede delle casupole di legno, invece dei container, potrebbe conferire al centro una connotazione più vicina a quella del villaggio, che mantenga un certo equilibrio sociale e psicologico tra le persone», sostiene Micheloni.

«La nostra preoccupazione maggiore - aggiunge ancora il politico - è evitare che si faccia la fine di altre zone terremotate, «dimenticandosi" delle famiglie che continuano a vivere in edifici di fortuna a decenni dal sisma».

Per affrontare la fase di ricostruzione, sarà fondamentale superare le avversità politiche e agire in modo unito. « Con i colleghi parlamentari della mia regione Abruzzo, di tutte le parti politiche, ci organizzeremo in coordinamento per dare un segnale di unità, al di là degli schieramenti politici».

«L'errore più grave - conclude Micheloni - sarebbe di utilizzare o strumentare questo disastro per interessi partitici».

swissinfo, Luigi Jorio

N° d'emergenza

La Protezione civile italiana ha attivato un numero speciale a cui possono rivolgersi per informazioni tutti coloro che hanno parenti nella zona sinistrata.

Dalla Svizzera si può chiamare direttamente lo 0039 06 68 201

Informazioni sono ottenibili anche per e-mail:
salaoperativa@protezionecivile.it

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Svizzera-Abruzzo in cifre

Secondo le cifre fornite dall'ambasciata d'Italia a Berna, in Svizzera vivono circa 24mila abruzzesi.

Un decimo (2'860 persone) risiede in Ticino. Circa 150 famiglie provengono dalla provincia dell'Aquila.

Nella zona dell'Aquila sono registrati 104 svizzeri.

Numero di conto postale per la raccolta di fondi: 25-3856-3.

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Donazioni dalla Svizzera

Le offerte possono essere effettuate sul conto postale della Catena della solidarietà 10-15000-6 con l'annotazione «Terremoto Italia», oppure direttamente via internet.

Nelle prime 24 ore, ha indicato giovedì l'associazione, sono già entrati 100 mila franchi.

Molte persone si sono annunciate dalla Svizzera italiana, come indicherebbero i cognomi dei donatori. In media, il singolo contributo supera i cento franchi, ciò che è molto se confrontato con altre azioni simili.

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swissinfo.ch

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