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L'economia slovena a un solo passo dall'Europa

I palazzi di Nova Gorica non devono trarre in inganno, le condizioni di vita in Slovenia migliorano anno dopo anno swissinfo.ch

La libera circolazione delle persone non si tradurrà in un'emigrazione in massa dalla Slovenia: il tenore di vita è infatti in costante crescita.

Questo contenuto è stato pubblicato il 26 agosto 2005 - 13:18

I salari aumentano, l'economia ha bisogno di manodopera e il divario socio-economico coi 15 si attenua. Per gli sloveni il futuro è verosimilmente in patria.

Varcando il confine di Casa Rossa, il principale punto di passaggio tra Gorizia e Nova Gorica, due cose saltano subito all'occhio: le onnipresenti pubblicità per i casinò della zona, sorti come funghi a Nova Gorica e dintorni nella speranza di attirare i giocatori d'oltreconfine, e un vasto insediamento di casette di recente costruzione. Delle case di buona fattura, che non sfigurerebbero in nessuna zona residenziale svizzera.

Entrati a Nova Gorica, il paesaggio cambia: costruita nel 1947 dopo la seconda guerra mondiale per fungere da centro a quei territori dell'Isontino che erano stati assegnati alla Jugoslavia, la nuova città è un prodotto tipico dell'architettura di stampo socialista.

Le condizioni di vita migliorano

Grattacieli e complessi residenziali sono affiancati da molto verde. Il tempo sta però lasciando i segni: gli edifici, qui, sono più simili a quelli di una qualunque periferia di una grande città italiana.

Questi grossi condomini non devono però trarre in inganno: le condizioni di vita in Slovenia migliorano di anno in anno.

Ad esempio, nel maggio del 2005 i lavoratori sloveni hanno ricevuto una busta paga netta in media di 730 euro, ben l'8,5% in più rispetto al maggio dell'anno prima. Una crescita che, tenuto conto del carovita, corrisponde ad un aumento reale del 5%.

Salari che possono sembrare esigui se paragonati a quelli svizzeri, ma più che dignitosi tenuto conto del costo della vita sensibilmente più basso.

Le differenze si riassorbono

Andare a lavorare in Italia è ancora vantaggioso, ma le differenze si stanno riassorbendo. «Un operaio specializzato che lavora nel settore del legno guadagna circa 1'150 euro», ci dice Susanna Solini, responsabile di Confartigianato a Manzano, uno dei comuni che fa parte del cosiddetto «triangolo della sedia», zona ai piedi del Collio, a pochi chilometri dal confine sloveno, dove fino a qualche anno fa era concentrato il 60% della produzione mondiale di sedie.

I lavoratori sloveni non sono però molti: solo una decina sui circa 600 impiegati dell'ottantina di piccole e medie imprese seguite dalla Confartigianato di Manzano. Verosimilmente, la maggioranza dei circa 8-9'000 sloveni (ma sono solo delle stime, vista la preponderanza del lavoro nero) che varcano quotidianamente il confine guadagna cifre inferiori per lavori senz'altro meno appaganti.

«La presenza slovena è forte in quei settori dove si fa fatica a trovare personale italiano», conferma Marco Marincic, assessore alla relazioni transfrontaliere della provincia di Gorizia.

Molte sono infatti le donne che si occupano di lavori domestici, di assistenza agli anziani... mentre gli uomini sono attivi nell'agricoltura, nel settore dei trasporti o dell'artigianato. «È una presenza ormai consolidata da anni», aggiunge Marincic, «e non credo che quando entrerà in vigore la libera circolazione dei lavoratori cambierà molto».

«Lavorare in Italia? Non ci penso nemmeno»

Seduti a un bar di Nova Gorica incontriamo Borot, 28 anni, impiegato presso un ufficio che rilascia i permessi di circolazione.

«Se vuoi lavorare, qui in Slovenia il lavoro si trova», sostiene. Ed in effetti la disoccupazione è bassa: il 6% nel 2004 su una popolazione attiva di circa 900'000 persone. Un tasso simile a quello della vicina provincia di Gorizia (4,9%) e inferiore alla media italiana (8%).

E andare a lavorare in Italia, è un'ipotesi che prenderebbe in considerazione? «Fare dei lavori pesanti che gli italiani non vogliono fare? Non ci penso nemmeno», afferma Borot.

Un'ipotesi che non rientra nei piani neppure di Igor, 27 anni. «In Italia si trovano lavori che gli italiani non vogliono fare e si è spesso sfruttati. Una mia amica deve lavorare sei ore ma è pagata solo quattro».

E in Slovenia come si vive? «Le condizioni di vita qui da noi non sono poi così male, si guadagna meno ma il costo della vita è anche più basso», ci dice Borot. «Basta guardarsi attorno», aggiunge, mostrando le automobili che circolano a Nova Gorica. Non possiamo che assentire: l'amico di Borot, Matias, è appena partito a bordo di una sportivissima e scintillante Audi.

swissinfo, da Nova Gorica Daniele Mariani

Fatti e cifre

Tasso di disoccupazione 2004:
Slovenia 6% (fonte Eurostat)
Italia 8%
provincia di Gorizia 4,9%
salario minimo in Slovenia 490 euro
salario medio 730 euro
popolazione: 1,978 milioni d'abitanti
prodotto interno lordo per abitante:
Slovenia: 1994 10'670 euro
stime 2005 19'090
Italia: 1994 17'670
stime 2005 25'560

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In breve

Tra i dieci nuovi paesi che hanno aderito all'UE, la Slovenia è ai primi posti per quanto concerne la qualità della vita. Il prodotto interno lordo procapite supera ad esempio quello del Portogallo (17'680 euro secondo la stima 2005 di Eurostat) e si avvicina a quello della Grecia (19'870).


In Italia, nella zona di frontiera non esiste una reale concorrenza tra lavoratori sloveni ed italiani. I primi spesso sono assunti in quei settori dove c'è carenza di manodopera, per dei lavori che gli italiani non vogliono fare.

Anche quando entrerà in vigore la libera circolazione dei lavoratori, non dovrebbero esserci dei cambiamenti sostanziali. I salari sloveni stanno infatti crescendo anno dopo anno e non sono ormai così distanti da quelli italiani.

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