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L'arte fra le carcasse d'automobile

«Giallo limone», installazione di Stefan Banz e Caroline Bachmann swissinfo.ch

Una mostra d'arte fra i resti arrugginiti di automobili d'epoca. L'idea è dell'artista bernese Heinrich Gartentor, il luogo è unico nel suo genere: il «cimitero storico d'automobili Gürbetal» di Kaufdorf, a pochi chilometri da Berna.

Questo contenuto è stato pubblicato il 02 giugno 2008 - 07:54

Nel 1933 il carpentiere Werner Messerli di Kaufdorf, nel canton Berna, decise di lasciarsi alle spalle il lavoro con il legno e di dedicarsi al commercio di pezzi di ricambio ricavati da vecchie automobili.

L'aia della fattoria dei suoi genitori cominciò a riempirsi di carcasse d'automobili, abbandonate al loro destino dopo aver contribuito ad allungare la vita di altri veicoli. Nel 1975 l'azienda passò nelle mani di Franz, il figlio di Werner Messerli, che ne proseguì l'attività.

Oggi nel cimitero di automobili, che rimane di proprietà di Franz Messerli, ci sono circa 800 veicoli, costruiti tra gli anni Venti e gli anni Settanta. Tra di essi, automobili di cui si è quasi perso il ricordo: Borgward Isabella, Hillman, Lloyd, Goggomobil, Tempo Matador...

Le carrozzerie sono ormai consumate dalla ruggine, dai tetti spuntano dei cespugli, sulle ruote cresce il muschio, i sedili sono diventati la tana di volpi e conigli. Ormai nascosto alla vista dagli alberi cresciuti negli ultimi 30 anni, il cimitero delle automobili di Kaufdorf emana un fascino che ricorda luoghi come il cimitero Père Lachaise di Parigi. Il fascino di vite passate e perdute.

I giorni del cimitero sono però contati: stando ad una decisione del Tribunale federale, il sito dovrà essere sgombrato entro il 1° aprile 2009, perché non corrisponde più alle norme di legge. Per i giudici, la protezione della natura vale più dell'aura nostalgica e vagamente macabra del sito.

Esposizione nazionale d'arte

Una decisione che piace poco all'artista bernese Heinrich Gartentor, già «ministro della cultura» (una carica che in Svizzera in realtà non esiste e che è stata creata da varie associazioni artistiche e culturali) e, per sua stessa ammissione, «ciclista e utente dei mezzi pubblici».

«Il cimitero delle automobili di Kaufdorf è uno spazio culturale unico in Europa», afferma Gartentor, visibilmente conquistato dalla magia del luogo. «È la testimonianza di un'epoca in cui le automobili erano ancora automobili e non strumenti per spostarsi nello spazio».

Dall'infatuazione dell'artista è nata l'idea di una mostra. Gartentor ha invitato vari artisti, «svizzeri tedeschi, svizzeri francesi, svizzeri italiani, svizzeri che vivono all'estero e stranieri in Svizzera» e che «sanno lavorare con la materia» a confrontarsi con il sito, nell'ambito di un'«esposizione nazionale d'arte».

Il titolo è già una piccola provocazione: fin da un decreto del 1887, l'Ufficio federale della cultura dovrebbe organizzare ogni due o tre anni un'esposizione nazionale d'arte; dal 1961 non lo fa più. L'ex «ministro della cultura» si è preso la briga di farlo al posto suo. Con la speranza che la mostra serva a far discutere sul conflitto tra natura e cultura che va in scena a Kaufdorf e magari a salvare, in qualche modo, il cimitero d'automobili.

Rombi e cinguettii

Le installazioni di una ventina d'artisti invitano ora e fino al 12 ottobre a guardare con occhi nuovi un luogo già di per sé sorprendente, aperto al pubblico solo una volta nella sua storia, nel 2007. E anche ad ascoltare con orecchie sensibili.

Così al visitatore capita di incontrare una Cinquecento gialla limone piazzata sopra il tetto ingrigito di un vecchio furgone (Stefan Banz e Caroline Bachmann), di penetrare nel mondo di un misterioso personaggio che sembra vivere fra i ricordi su un veicolo militare per le telecomunicazioni (Chantal Michel), di sostare un attimo in un rifugio di fortuna tra le lamiere delle automobili (Aldo Mozzini).

O ancora di rivedere in tre dimensioni la celeberrima ecatombe di auto di polizia delle ultime scene di «Blues Brothers» (Collectif Fact), di chiedersi come sia ridotta la Mercedes del nonno imballata nella plastica da Anna Amadio e cosa ci sia oltre il muro di mattoni grigi e automobili costruito da Bob Gramsma. O di stupirsi per i paesaggi sonori - fatti di cinguettii, rumore d'automobili, ruote di un calesse - di Herbert Distel.

E di scoprire e riscoprire sempre di nuovo quella straordinaria e discutibile opera d'arte a cielo aperto che è il cimitero d'auto di Kaufdorf, trasformato giorno dopo giorno dalla pioggia, dal sole, dalle erbe e dai muschi che crescono, dagli animali che si muovono fra i rottami, dalla polvere, dal tempo.

«Se non è un'opera d'arte quella...», dice Roger Lévy, autore del blog KulturTV.ch, ospite permanente dell'esposizione in una vecchia corriera rossa dai vetri rotti e dai sedili sfondati, indicando l'asse di un'automobile attorno a cui è cresciuto un albero.

swissinfo, Andrea Tognina, Kaufdorf

L'esposizione

L'esposizione nazionale d'arte nel cimitero d'automobili di Kaufdorf sarà aperta dal 31 maggio al 12 ottobre 2008, dal mercoledì alla domenica fra le 11 e le 19.

Durante la mostra sarà possibile partecipare anche a visite guidate in tedesco dedicate alla storia delle automobili custodite nel cimitero (con Franz Messerli, il proprietario del sito, o il suo aiutante Werner Brunner), alla flora e fauna sviluppatesi tra le vecchie carrozzerie (Daniel Mosimann) e ai rapporti fra arte e automobili (Heinrich Gartentor). Sono inoltre previste attività per bambini.

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Tra parco e parcheggio

«Park» è il titolo di un libro sul cimitero di automobili di Kaufdorf realizzato dal fotografo Olivier Jeannin e dal grafico Hervé Stadelmann, un progetto sorto in parallelo ma indipendentemente dalla mostra.

Percorrendo ripetutamente e in varie stagioni i labirinti di lamiera del sito, Jeannin ha realizzato decine di ritratti delle carcasse di Kaufdorf, soprattutto in bianco e nero, ma anche a colori, utilizzando due apparecchi fotografici per pellicole formato 6X6 degli anni Cinquanta: la leggendaria Rolleiflex e una sua imitazione giapponese a basso costo, la Walzflex.

Olivier Jeannin ha anche lui ceduto al fascino di questo luogo. Parlerebbe per ore delle automobili, dei loro colori, delle sue preoccupazioni per le infiltrazioni di sostanze tossiche nel terreno, delle migliaia di lumache che scivolano sulle carrozzerie in autunno.

«Per me questo è anche un luogo di speranza», osserva. «Qui si vede come la natura sa rigenerarsi, riconquistare il suo spazio».

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