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L' auto-aiuto dà sollievo anche alla sanità

Auto-aiuto: un potenziale da sfruttare meglio in Svizzera Keystone

Un recente studio dell’Osservatorio svizzero della salute mostra che i gruppi di auto-aiuto contribuiscono a ridurre i costi della sanità.

Questo contenuto è stato pubblicato il 10 dicembre 2004 - 16:13

Ma in Svizzera, rispetto ad altri paesi - dove è meglio finanziato - il sistema dei gruppi di auto-aiuto è ancora poco sviluppato.

Alcolisti, malati di cancro, poliartritici, disabili, persone che soffrono di disturbi psichici, farmaco o tossico-dipendenti. Tutti cercano di convivere con il proprio male, fisico o morale.

I consigli di chi conosce da dentro la malattia possono essere per loro vitali. Non si tratta, ben inteso, di sostituire le terapie mediche, ma di integrarle.

“Né gli amici, né la famiglia, né i medici possono trasmettere certe esperienze”, sottolinea in proposito l’autore dello studio, Bernhard Borgetto, ricercatore all’Università tedesca di Friburgo in Brisgovia.

E Valérie Kraft, responsabile della Lega svizzera contro il reumatismo, aggiunge: “Spesso i medici parlano in maniera troppo tecnica. I malati, tra di loro, usano termini più alla mano, comprensibili”.

La signora Roes Graf di Basilea anima un gruppo di auto-aiuto per chi, come lei, è vittima di artrite reumatoide.

“A volte i farmaci ci provocano forti effetti collaterali. Ci sono dei rimedi casalinghi, di cui i medici non parlano mai, che possono alleviarli. Di questo discutiamo nelle nostre riunioni mensili in un caffè della città, e dei risvolti psicologici della nostra malattia. A volte invitiamo degli esperti”.

Le spese, in questo caso, possono essere rimborsate dalla cassa malati. Il resto è volontariato.

Dei volontari motivati da ragioni più personali

I gruppi di auto-aiuto sono una realtà ben sviluppata soprattutto nei paesi anglosassoni e in Germania. Nei paesi mediterranei, a parte le comunità di recupero dei tossicodipendenti, sono meno frequenti.

Una differenza di mentalità nell’approccio alla malattia, un pudore nell’esporre i propri problemi fuori dal cerchio dei conoscenti? “È possibile, ma sul tema non esistono studi approfonditi”, dice a swissinfo Bernhard Borgetto.

Negli anni ’70 i gruppi di auto-aiuto sorsero spontanei come complemento a sistemi sanitari sempre più anonimi e sovraccarichi. Negli anni ’80 iniziò una crisi del volontariato, che in campo medico e sociale continua ancora oggi. Questi gruppi hanno acquistato dunque sempre maggiore importanza.

Oggi in Germania le casse malati sono tenute addirittura a versare loro un contributo fissato dalla legge: 1,50 euro per assicurato. Un totale di quasi 36 milioni di euro.

Nella Svizzera tedesca, cui lo studio si riferisce, sono attivi dai 1100 ai 2000 gruppi. Sembrano molti, ma sono pochi rispetto alla Germania.

Se si pensa che nei paesi occidentali, con l’allungamento della prospettiva di vita, i bisogni nel campo della salute aumentano, mentre parallelamente diminuiscono le prestazioni per ragioni di costi, si capisce perché lo studio auspichi un maggiore sviluppo di questi gruppi anche in Svizzera.

Alcolisti anonimi



Gli studi più completi sul tema dei gruppi di auto-aiuto si riferiscono ad AA, l’organizzazione degli Alcolisti Anonimi, molto diffusa negli Stati Uniti, a tal punto da essere diventata una moda. Diversi i divi di Hollywood che ne sono membri orgogliosi.

Nel paese del proibizionismo, sono stati addirittura fondati sottogruppi di AA per curare altri tipi di dipendenze, tipo il cioccolato o il sesso.

Comunque, pare che statisticamente, chi ha un problema di abuso d’alcol e si rivolge ad AA, riesca a mantenersi sobrio per periodi più lunghi rispetto a chi va dal dottore. E spende anche meno.

Integrazione e istituzionalizzazione

Certo, conclude lo studio, i gruppi di auto-aiuto non risolveranno da soli i problemi della sanità pubblica, ma in Germania è provato che hanno contribuito alla riduzione dei costi sanitari diretti.

Soprattutto per quanto riguarda le malattie croniche e psichiche la Svizzera può fare di più per sviluppare e sostenere finanziariamente queste strutture, spesso spontanee, di pazienti-volontari; integrandole anche progressivamente nel sistema sanitario.
E favorendo il loro dialogo con i medici.

swissinfo, Raffaella Rossello

Fatti e cifre

In Germania la legge prevede che le assicurazioni malattia partecipino al finanziamento di questi gruppi per un totale di circa 36 milioni di euro.
Nella Svizzera tedesca operano dai 1100 ai 2000 gruppi di auto-aiuto.

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In breve

Si calcola che già ora ben la metà dei problemi sanitari nei paesi sviluppati siano trattati senza far ricorso agli specialisti della salute.

In Svizzera le associazioni di pazienti e le antenne per la prevenzione delle tossicodipendenze contribuiscono al finanziamento dei gruppi di auto-aiuto.

Ma per ora non vi sono parametri fissati per legge e la gran parte delle attività si basa sul volontariato.

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