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Iniziativa "per imposte eque" verso secco no

Il federalismo fiscale non si tocca! Keystone

Si profila una netta bocciatura per l'iniziativa popolare "per imposte eque". Secondo le prime proiezioni dell'istituto gfs.bern, la proposta di un'aliquota minima sui redditi elevati otterrebbe solo il 42% di sì. Ancora nessuna tendenza per gli altri due oggetti in votazione.

Questo contenuto è stato pubblicato il 28 novembre 2010 - 13:27
swissinfo.ch

Come già faceva intravvedere l'ultimo sondaggio condotto dal gfs.bern per conto della Società svizzera di radio e televisione SRG SSR, l'iniziativa promossa dal Partito socialista non avrebbe raccolto i favori della maggioranza dell'elettorato svizzero. L'iniziativa sarebbe affossata con il 58% di no. Il margine di errore è del +/- 3%.

Sempre secondo i pronostici, anche la stragrande maggioranza dei cantoni la respingerebbe. Al momento, stando alle proiezioni, soltanto in due cantoni sarebbe approvata: Ginevra e Basilea Città.

Il testo chiedeva che complessivamente le imposte cantonali e comunali sulla parte eccedente di un reddito imponibile di 250mila franchi all'anno di persone sole costituissero almeno il 22%. Sulla quota che eccede i 2 milioni di franchi della sostanza imponibile delle persone sole, il tasso marginale avrebbe dovuto essere di almeno il 5 per mille. L'iniziativa avrebbe inoltre vietato tassi decrescenti con l'aumento del reddito o della sostanza.

L'iniziativa era sostenuta da tutta la sinistra rosso-verde, dai partiti cristiano sociale ed evangelico, come pure dai sindacati. Era invece combattuta da governo, partiti di destra e di centro e organizzazioni economiche e padronali.

Supense sulle espulsioni di stranieri

Non sono invece ancora disponibili le tendenze sugli altri due oggetti sottoposti al voto: l'iniziativa popolare per l'espulsione di stranieri che commettono reato e il suo controprogetto diretto elaborato dal parlamento.

L'iniziativa suscita interesse oltre i confini elvetici. Lanciata dall'Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice), se approvata, imporrebbe di espellere dalla Confederazione gli stranieri condannati per gravi reati.

Il testo specifica una serie di reati che comporterebbero la revoca del permesso di risiedere in Svizzera: omicidio, rapina, traffico di esseri umani, stupri e altri reati violenti. Stessa sorte toccherebbe agli stranieri che hanno indebitamente beneficiato di prestazioni dell'assistenza sociale o di assicurazioni sociali.

Il divieto di entrata in territorio elvetico andrebbe dai 5 ai 15 anni. Per i recidivi sarebbe di 20 anni. Una volta cresciuta in giudicato la condanna, l'espulsione sarebbe automatica.

Questo automatismo potrebbe però essere problematico dal profilo del diritto internazionale. In particolare per quanto riguarda le relazioni con l'Unione europea, che ha già informato la Confederazione che tale prassi potrebbe violare l'accordo bilaterale sulla libera circolazione delle persone.

Gli oppositori dell'iniziativa "Per l'espulsione di stranieri che commettono reati" ritengono che l'accettazione potrebbe provocare reazioni di Bruxelles. Un argomento che i suoi sostenitori negano.

Le normative UE ammettono le espulsioni, nella misura in cui la persona in questione rappresenta un "pericolo immediato, presente e significativo". Uno straniero che ha commesso uno dei reati previsti dall'iniziativa UDC corrisponde a questa definizione? Si tratta di una questione di interpretazione.

Aggirare l'ostacolo

All'elettorato era pure proposto un controprogetto diretto all'iniziativa: il decreto "concernente l'espulsione e l'allontanamento, nel rispetto della Costituzione federale, degli stranieri che commettono reati". Questa variante è stata approvata dalla maggioranza delle Camere federali, composta di parlamentari dei partiti di centro e di buona parte dei socialisti.

Anche il controprogetto prevede l'espulsione di stranieri condannati per determinati reati, compresi gravi abusi nelle prestazioni sociali.

Tuttavia, il controprogetto si differenzia dall'iniziativa per due aspetti. In primo luogo, stipula nero su bianco il principio secondo cui Confederazione, Cantoni e Comuni devono fare tutto il possibile per integrare gli stranieri in Svizzera.

Ma soprattutto, il controprogetto sancisce che le espulsioni devono essere attuate nel rispetto dei diritti fondamentali e dei principi costituzionali e del diritto internazionale, in particolare del principio di proporzionalità". In altri termini, le espulsioni non sarebbero automatiche, ma terrebbero conto della situazione di ogni singola persona interessata e potrebbero essere oggetto di ricorso.

Con queste precisazioni, i fautori del controprogetto speravano di aggirare l'ostacolo delle reazioni internazionali.

Tre domande per un solo tema

L'UDC era da sola a difendere la propria iniziativa. Ad eccezione di piccoli partiti, tutto il mondo politico nazionale ha combattuto questo testo.

I fronti erano divisi, invece, sul controprogetto, che il governo e la maggioranza parlamentare raccomandavano di accettare. I partiti di centro lo sostengono, mentre i Verdi e il Partito socialista si opponevano.

Anche tra le organizzazioni, le opinioni sono discordanti. Per esempio, la Conferenza dei vescovi svizzeri, l'Aiuto delle Chiese evangeliche della Svizzera, la Commissione federale contro il razzismo, Amnesty International e i sindacati si sono schierati per una doppia bocciatura, dell'iniziativa e del controprogetto. Invece, la Federazione delle Chiese protestanti svizzere, la Federazione svizzera delle comunità israelite, l'Organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati, SOS Racisme e l'Unione svizzera degli imprenditori hanno appoggiato il controprogetto.

Dal canto loro, i votanti potevano sia dire sì ad entrambi gli oggetti, oppure no ad ambedue, o approvare uno dei due e respingere l'altro. In una domanda sussidiaria, inoltre, all'elettorato era chiesto di indicare quale dei due testi avrebbe preferito, nel caso in cui tutti e due fossero stati approvati dalla doppia maggioranza del popolo e dei cantoni.

urna incendiata

La votazione federale è stata segnata da un insolito incidente nel cantone di Basilea Campagna.

Da sei a sette persone col volto coperto sono penetrate sabato sera in un seggio di voto ad Allschwil e hanno portato via un'urna, cui hanno poi appiccato il fuoco all'esterno del locale.

La polizia basilese ritiene che si tratti di un'azione con motivazioni politiche. Le indagini non hanno permesso per il momento di individuare i responsabili.

L'urna incendiata era quella predisposta per la votazione sull'iniziativa UDC relativa all'espulsione degli stranieri che commettono reati e conteneva una ventina di schede, ha precisato all'agenzia di stampa ATS il sindaco di Allschwil Anton Lauber.

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