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Industria musicale all’attacco della pirateria web

Pene e multe pesanti per chi copia musica illegalmente da Internet swissinfo.ch

I produttori svizzeri di dischi hanno lanciato una campagna per sradicare la pirateria di musica su Internet.

Questo contenuto è stato pubblicato il 13 aprile 2004 - 18:57

I privati che, d’ora innanzi, effettueranno quest’attività illegale rischiano una condanna fino a tre anni di detenzione ed una multa di 100 mila franchi.

La sezione svizzera della Federazione internazionale dell’industria fonografica (IFPI) – che rappresenta gli interessi del 90 % dei produttori svizzeri di dischi – ha l’intenzione di fare tutto quanto in suo potere per diminuire il traffico illegale di musica su Internet.

Peter Vosseler, direttore della sezione svizzera dell’IFPI, precisa che l’industria discografica non esiterà più a perseguire le persone accusate d’effettuare dei telecarimenti (download o file sharing) illegali, o di mettere a disposizione, sul net e senza autorizzazioni, musica gratuita.

“Questa minaccia di ricorrere alla giustizia arriva dopo un periodo nel corso del quale abbiamo tentato d’informare il pubblico sull’illegalità di queste pratiche”, dichiara Peter Vosseler.

“La problematica del telecarimento illegale si manifesta in Svizzera come in altri Paesi. Per questo agire diventa un imperativo, altrimenti tutto peggiorerà ancor più. Dobbiamo eliminare questo fenomeno, perché i danni causati sono enormi”.

Artisti svizzeri in pericolo

Peter Vosseler afferma che la pirateria su Internet nuoce a tutti gli artisti. E certamente anche ai cantanti ed ai gruppi musicali svizzeri, soprattutto perché molti di loro cantano in dialetto ed hanno raramente l’occasione d’essere presenti sul mercato internazionale.


“La maggior parte dei gruppi e dei cantanti svizzeri devono addirittura lottare per vivere dei profitti della vendita dei loro dischi sul mercato domestico”, precisa ancora il direttore.

I privati che mettono sul web illegalmente della musica rappresentano il primo obiettivo di questa campagna dell’industria discografica elvetica.

“Sovente sono gli stessi che mettono a disposizione e telecaricano musica. Costatiamo che non pagano i diritti d’autore né agli artisti né ai produttori. È giunta l’ora di porre fine a queste attività illecite: per la musica si dovrà nuovamente pagare”, aggiunge Peter Vosseler.

Multe pesanti

Il download (o file sharing) illegale può costare caro: “Secondo la legge svizzera, i contravventori rischiano fino a tre anni di carcere e 100 mila franchi di multa”, ricorda Peter Vosseler.

“Evidentemente, nella maggior parte dei casi, le condanne non saranno così pesanti. Ma parliamo pur sempre di multe che vanno da diverse centinaia di franchi a molte migliaia”, precisa.

La minaccia d’adire le vie legali, sopravviene nel momento stesso in cui l’industria discografica annuncia, a livello mondiale, un ribasso delle vendite nel 2003 del 7,6 %, ciò che significa una perdita di 32 miliardi di dollari (41 miliardi di franchi svizzeri).

In Svizzera la situazione è ancora peggiore. L’anno scorso le vendite di dischi hanno, infatti, registrato una contrazione del 15 %.

L’IFPI stima che la contrazione delle vendite è dovuta alla pirateria su Internet, ma anche alla difficile situazione economica ed alla competizione di giochi video e DVD.

I produttori di dischi sono stati costretti a fare delle economie, separandosi da artisti che producevano pochi guadagni e con ristrutturazioni. Due settimane fa, EMI, la più grande casa discografica del mondo, ha annunciato un taglio del 20 % del proprio personale: 1.500 posti di lavoro.

Timori forse esagerati

La diminuzione delle vendite è imputabile a diversi fattori. È però certo che il download gratuito di musica vi gioca un ruolo importante”, stima Peter Vosseler.

Alcune voci fuori dal coro sostengono però che l’industria discografica deve fare mea culpa se i telecaricamenti illegali su Internet sono in aumento.

Dieter Gorny è uno di questi critici. In una recente intervista, rilasciata al quotidiano svizzero tedesco Tages Anzeiger, il fondatore della rete televisiva musicale Viva ha dichiarato: “L’industria discografica non è riuscita ad assimilare i cambiamenti sopravvenuti negli ultimi anni”.

Un rapporto pubblicato lo scorso mese negli Stati Uniti è giunto alla conclusione che il download di musica non ha un impatto significativo sui guadagni dei produttori di dischi.

Secondo il gruppo di ricerca delle università americane di Harvard e della Carolina del Nord, la diminuzione della cifra d’affari è imputabile piuttosto ad una “riduzione dell’offerta musicale” ed alla reazione dei consumatori di fronte alla politica dei produttori di dischi.

Per Peter Vosseler, i telecaricamenti illegali su Internet non fanno che aggravare il problema.

“Il danno provocato dal download illegale di musica ricade direttamente sugli artisti ed i produttori, ma anche i consumatori ne pagano le conseguenze. Il repertorio sul mercato inizia, infatti, a ridursi perché le compagnie prendono sempre meno rischi finanziari in termini di produzione”.

swissinfo, Ramsey Zarifeh
(Traduzione dall’inglese: Sergio Regazzoni)

In breve

La Federazione internazionale dell’industria fonografica (IFPI) rappresenta all’incirca 1.500 produttori e distributori di dischi in 76 Paesi.

Il segretariato centrale dell’IFPI è a Londra. Uffici regionali si trovano anche a Bruxelles, Miami, Mosca e Zurigo.

La sezione svizzera dell’IFPI rappresenta 30 produttori di dischi, tra i quali BMG, EMI, Sony, Universal e Warner.

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Fatti e cifre

7,6 %, la contrazione delle vendite registrate nel 2003 dall’industria discografica mondiale
41 miliardi di franchi svizzeri, il mancato guadagno dei produttori di musica lo scorso anno
15 %, la diminuzione delle vendite di dischi lo scorso anno in Svizzera

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