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Il vaccino anti Covid-19 del futuro potrebbe essere uno spray nasale

La somministrazione nasale permette di produrre molti anticorpi all’interno delle mucose nasali e di bloccare la moltiplicazione del virus già nelle prime fasi dell’infezione. Science Photo Library

Continuano le ricerche sul coronavirus in Svizzera. Gli studi più promettenti puntano allo sviluppo di vaccini più efficaci, in grado di bloccare il virus già nel naso, l'organo che per primo entra in contatto con il virus.

Questo contenuto è stato pubblicato il 09 settembre 2022 - 15:00

Se ne parla sempre meno, ma il coronavirus non è scomparso. Le ricerche stanno continuando? E come la scienza e gli sviluppi svizzeri possono contribuire a mettere fine alla pandemia?

Marcel Salathé, epidemiologo e direttore del programma di ricerca sul Covid-19 del Fondo Nazionale Svizzero (FNS), ha la risposta pronta. Salathé e un gruppo di colleghi e colleghe hanno illustrato questa settimana in una conferenza stampa quali sono le ricerche condotte in Svizzera con fondi pubblici. Il suo appello è chiaro: "Il coronavirus rimarrà tra noi: la ricerca deve essere portata avanti con la massima priorità".

Tra gli obiettivi più ambiziosi, vi è lo sviluppo di nuovi vaccini più efficaci, economici e facili da somministrare. Ma si sta facendo ricerca anche sulla prevenzione del Covid lungo e sugli effetti della pandemia sulla salute mentale.

Programma svizzero di ricerca sul Covid-19

Da aprile 2020, il programma nazionale di ricerca sul Covid-19 (NRP 78Link esterno) del Fondo nazionale svizzero (FNS) ha finanziato 28 progetti di ricerca, su cui lavorano circa 200 ricercatrici e ricercatori, con un budget totale di 20 milioni di franchi. Gli studi si sono concentrati in particolare sul monitoraggio dell’andamento della pandemia, sulla prevenzione e sullo sviluppo di nuovi vaccini, su nuove terapie e tecniche di diagnostica del virus avanzate.

Alcune di queste ricerche hanno già dato dei risultati concreti: dai test di massa a basso costo per individuare gli anticorpi contro il Covid-19 – sviluppati per la prima volta da un gruppo di ricerca dell’EPFL – ai sensori per misurare e monitorare le tracce di SARS-CoV-2 nell’aria e nell’acqua.

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Un vaccino nasale più efficace a lungo termine

Numerosi progetti di ricerca finanziati in Svizzera sono volti allo sviluppo di nuovi vaccini. Tra i più promettenti, vi è un vaccino nasale sul quale sta lavorando l’Istituto di virologia e immunologia (IVI) di Berna. Il vaccino utilizza una forma indebolita del SARS-CoV-2 – detto “vivo attenuato” – che non provoca la malattia ma attiva una risposta immunitaria, una tecnica impiegata con successo anche contro altri virus, come quello del morbillo.

La somministrazione nasale permette di produrre molti anticorpi già all’interno delle mucose nasali, al contrario di ciò che succede con i vaccini a RNA messaggero (mRNA), e di bloccare la moltiplicazione del virus già nelle fasi iniziali dell’infezione, nel luogo da cui il virus entra nell’organismo.

“Abbiamo scoperto che far partire la risposta immunitaria dalla mucosa nasale è vantaggioso per ridurre il più possibile anche la trasmissione del virus”, ha affermato Volker Tiel, il virologo dell’IVI che coordina questa ricerca. Il suo gruppo sta ora lavorando con l’azienda di biotecnologia di Basilea RocketVax per portare questa tecnologia alla fase clinica e poi finalmente sul mercato. “Ma è difficile prevedere quando questo avverrà”, afferma Thiel.

Vaccini a mRNA: bene, ma si può fare meglio

In Svizzera i vaccini più somministrati sono quelli a mRNA di Moderna (circa il 60% delle dosi) e Pfizer/BioNTech (circa il 30%). Questi vaccini sono sicuri e proteggono efficacemente contro il decorso grave della malattia. Ma i dati recentiLink esterno mostrano che la protezione che offrono da un’infezione sintomatica dovuta alle varianti di Omicron – quelle maggiormente in circolazione in Svizzera – è fortemente ridotta sia nelle persone vaccinate sia in quelle non vaccinate ma guarite. Secondo il gruppo di ricerca di Thiel, i vaccini vivi attenuati, invece, conferiscono una migliore protezione contro nuove varianti del virus.

I vaccini a mRNA a somministrazione intramuscolare non assicurano una protezione a lungo termine, ma necessitano di costanti richiami: già dopo due o tre mesi, l’efficacia passa da 75 a 45%. Keystone / Peter Schneider

I vaccini a mRNA, inoltre, non assicurano una protezione a lungo termine, ma necessitano di costanti richiami: già dopo due o tre mesi, l’efficacia passa da 75 a 45%. “La durata della protezione è importante”, afferma Thiel. Diversi studiLink esterno hanno già dimostrato che i vaccini nasali permettono di sviluppare un’immunità più completa e duratura rispetto ai vaccini intramuscolari, specialmente nel caso di virus che attaccano le vie aeree. Questi vaccini, inoltre, sono più facile da trasportare e conservare di quelli a mRNA, che devono essere tenuti a temperature comprese tra i -90 e -60 gradi Celsius.

Un progetto di ricerca di Steve Pascolo dell’Ospedale universitario di Zurigo potrebbe aver trovato una soluzione proprio a questo problema. Il suo team ha sviluppato un vettore vaccinale più stabile e facilmente trasportabile dell’mRNA. Pascolo sta inoltre lavorando sullo sviluppo di un vaccino contro il Covid-19 a mRNA ottimizzato, in grado di indurre una buona risposta immunitaria con quantità minime di mRNA iniettato. Questo permetterebbe di ridurre i costi e i tempi di produzione di questi vaccini.

Sul Covid lungo, la ricerca fa qualche passo avanti

Sul fronte della prevenzione del Covid lungo, Salathé ammette che il programma dell’FNS non ha finanziato progetti specifici in questo senso. “Alcune ricerche in corso potrebbero essere rilevanti, ma è ancora presto da dire”, spiega.

Una di questeLink esterno ha permesso di comprendere le cause del Covid lungo, finora sconosciute, che sarebbero collegate con livelli bassi nel sangue di due classi specifiche di anticorpi, i quali innescano una risposta immunitaria fuorviante.

Tra i fattori che aumentano il rischio di Covid lungo vi sono anche l’età, un numero elevato di sintomi nella fase iniziale dell’infezione da coronavirus e l’asma. L’identificazione precoce del Covid lungo potrebbe favorire lo sviluppo di nuove opzioni terapeutiche, più mirate, sostiene Salathé.

Covid: salute mentale e impatto sociale

Gli studi non si concentrano solo sulla salute fisica dei e delle pazienti Covid. Alcuni tentano di analizzare gli effetti che la pandemia ha avuto sulla nostra psiche e come l’isolamento ha aumentato i problemi mentali – come depressione, abuso di alcol, disturbi del sonno – della popolazione mondiale.

Un gruppo di ricercaLink esterno dell’Università di Berna sta cercando di costruire un “atlante” della salute mentale globale, per determinare l’ampiezza a livello mondiale dei disturbi mentali durante la pandemia e la loro relazione con età, sesso e provenienza geografica.

A dicembre 2022, l’FNS lancerà un nuovo programma chiamato “Covid-19 e società” (PNR 80), per comprendere più a fondo le ripercussioni sociali, economiche e politiche della pandemia. Il programma si prefigge di trovare nuove strategie più efficaci per affrontare crisi sanitarie presenti e future. “La ricerca è fondamentale a questo scopo, ma funzionerà solo se riusciremo a collaborare con la politica per l’attuazione dei risultati”, afferma Salathé.

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