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Il Nazionale accelera la liberalizzazione del mercato dell'elettricità

Più vicini alla liberalizzazione del mercato dell'elettricità Keystone

Anche i piccoli consumatori dovranno approfittare in tempi brevi dell'apertura del mercato dell'elettricità. Il Nazionale ha adottato le modifiche introdotte dagli Stati. L'obiettivo resta quello di ridurre la bolletta tramite l'apertura del settore.

Questo contenuto è stato pubblicato il 29 novembre 2000 - 16:04

Prosegue anche in Svizzera l'apertura del mercato dell'elettricità sulla scia di quanto già deciso a livello di Unione Europea e in corso di realizzazione nei diversi paesi membri. L'obiettivo dell'operazione, che dovrà essere raggiunto sei anni dopo l'entrata in vigore della legge (presumibilmente nel 2008), è sempre quello di ridurre la bolletta.

Grazie al gioco del libero mercato, secondo le stime del governo, le tariffe svizzere si abbasseranno di circa il 30 per cento. Fissata la scadenza, le Camere dovevano tuttavia ancora trovare un'intesa sull'ampiezza e il ritmo della liberalizzazione. Un'apertura totale ed immediata, e su questo tutti concordano, metterebbe in serio pericolo le centrali idroelettriche la cui corrente risulta assai più cara rispetto a quella venduta sul mercato europeo.

Dopo un lungo dibattito, il Nazionale ha fatto propria la soluzione approvata dagli Stati lo scorso ottobre. Durante i primi tre anni dall'entrata in vigore della legge non solo i grandi energivori (circa 110 imprese in Svizzera con un consumo superiore a 20 GWh) potranno rifornirsi direttamente di corrente a prezzi competitivi sul mercato europeo. Anche le piccole e medie imprese e le economie domestiche dovranno beneficiarne.

Per 130 voti contro 40 anche il Nazionale ha deciso che le imprese di distribuzione potranno acquistare liberamente energia a buon mercato nella misura del 20 per cento delle loro vendite annuali. Un minor costo che si ripercuoterà obbligatoriamente sulle tariffe in favore dei piccoli consumatori. Tre anni dopo i parametri passeranno a 10 GWh e, rispettivamente, al 40 per cento.

Con la decisione del parlamento il mercato dell'elettricità verrà in pratica liberalizzato nella misura del 30 per cento a partire dall'applicazione della nuova legge e del 50 per cento dopo altri tre anni. Il settore idroelettrico non è tuttavia stato abbandonato al suo destino. Anche il Nazionale ha introdotto nella legge la possibilità per la Confederazione di accordare dei prestiti per un periodo di dieci anni a quelle centrali che a causa della liberalizzazione rischiano di fallire o di essere vendute.

I rappresentanti della Camera bassa hanno addirittura fatto di più dei senatori: i prestiti a tassi di favore potranno essere concessi anche per l'ammodernamento degli impianti, una decisione contro la quale si sono battuti i deputati della destra. In questo modo i prestiti resusciterebbero il progetto di tassa per la promozione delle energie rinnovabili bocciata in votazione lo scorso settembre.

Con alcune differenze la legge ritorna ora sui banchi del Consiglio degli Stati. Ma oltre alle critiche degli ambienti economici il nuovo testo dovrà temere anche le minacce di referendum della sinistra e degli ambienti sindacali secondo cui il ritmo d'apertura e il livello di privatizzazione risultano eccessivi.

Luca Hoderas

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