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Il lavoro rima con mobilità e disuguaglianza

Non tutti gli svizzeri possono accedere a posti di lavoro più ambiti swissinfo.ch

In Svizzera, quasi la metà dei lavoratori esercita una professione diversa da quella che ha originariamente imparato.

Questo contenuto è stato pubblicato il 09 novembre 2004 - 20:03

Uno studio basato sull’ultimo censimento federale conferma inoltre che i cittadini elvetici non sono trattati in modo uguale di fronte alla formazione professionale.

Nel mondo del lavoro non si può parlare di uguaglianza di opportunità, dato che l'origine sociale rimane un fattore di influenza preponderante sul grado di formazione.

Lo evidenzia uno studio dell'Ufficio federale di statistica basato sui dati dell'ultimo censimento nazionale.

Un altro aspetto sollevato dall’indagine è il fatto che quasi un lavoratore svizzero su due è attivo in una professione differente da quella imparata durante l’apprendistato.

Plasticità professionale

In base al dossier “Formazione e lavoro”, realizzato da Yves Flückiger e Jean-Marc Falter dell'Osservatorio universitario dell'impiego di Ginevra, fra il 1980 e il 2000 la mobilità professionale ha coinvolto rispettivamente il 38,4% e il 49,7% dei lavoratori.

“Oltre il 70% di chi occupa una posizione dirigenziale ha cambiato mestiere nel corso della sua vita”, ha affermato Flückiger nella conferenza stampa di martedì a Berna.

Nel mondo accademico, il 55% degli universitari ha dovuto o voluto riciclarsi professionalmente.

Il sociologo Hanspeter Stamm - coautore di un altro studio dal titolo “Evoluzione della struttura sociale” - sottolinea che “il sistema educativo ha saputo adattarsi alle nuove esigenze del mercato del lavoro”.

“Gli sforzi – aggiunge Stamm - non sono però stati sufficienti e le aziende sono costrette a cercare personale qualificato all’estero”.

Più formazione per i “nuovi” stranieri

Nel ventennio preso in considerazione, la popolazione con un diploma di livello universitario residente nella Confederazione è quasi raddoppiata, passando da un tasso del 9,9% al 18,3%.

Si è inoltre ristretto il divario esistente tra uomini e donne. Nella fascia di età compresa tra i 25 e i 34 anni, il 30,5% degli uomini ed il 19,2% delle donne possiede una formazione di grado terziario. La percentuale scende rispettivamente al 28,1 e al 9,7% per le persone dai 55 ai 64 anni.

Sebbene le differenze di formazione tra svizzeri e stranieri restino notevoli, una parte cospicua (38,5%) degli stranieri immigrati tra il 1995 e il 2000 ha un grado di formazione universitario o equivalente.

Una quota che supera ampiamente il 14,6% registrato fra gli stranieri che risiedono nella Confederazione da più tempo.

Disuguaglianza sociale

Lo studio evidenzia come oggi, il principale fattore nel determinare l'iter formativo dei giovani sia costituito dal grado di formazione e dalla situazione professionale dei genitori.

I figli di persone con formazione terziaria hanno una probabilità di conseguire un titolo superiore cinque volte maggiore rispetto a coloro che provengono da una famiglia di operai.

Non è dunque assolutamente possibile parlare di uguaglianza per quanto riguarda le possibilità di accesso a una formazione superiore, sottolineano i ricercatori.

Sempre più pensionati

Secondo Hanspeter Stamm, in futuro sarà “decisivo” puntare sulla formazione continua, senza la quale si rischia di venire espulsi dal circuito lavorativo.

“Nel periodo esaminato - ricorda il sociologo - è cresciuta fortemente la proporzione di persone pensionate in anticipo e quella di chi è al margine del mondo del lavoro per disoccupazione o incapacità fisica”.

Nel 2000, il 48,4% degli uomini di 64 anni era già in pensione, contro il 31,8% del decennio precedente. A 61 anni, il tasso era più basso (26,3% contro il 12,5% del 1990).

Molte donne attive… parzialmente

Gli studi pubblicati martedì rilevano che anche i posti di lavoro a tempo parziale sono cresciuti di molto: nel 2000 riguardavano un attivo su quattro, uno su cinque nel 1990 e solo uno su otto nel 1970.

Il fenomeno è accompagnato da un sempre maggiore inserimento delle donne nel mercato del lavoro. Esse sono molto più propense dei maschi ad optare per un lavoro a tempo parziale una volta raggiunta la trentina d'anni di età.

swissinfo e agenzie

In breve

Disuguaglianza di fronte alla formazione: un figlio di genitori che hanno frequentato una scuola superiore ha cinque volte più di probabilità di seguire questa via, di un giovane proveniente da una famiglia operaia.

Giovani pensionati: il 48,4% dei maschi di 64 anni sono andati anticipatamente in pensione nel 2000. Il 31,8% nel 1990.

Aumento del lavoro a tempo parziale: il tasso delle persone attive parzialmente è passato dal 12% nel 1970, al 19% nel 1990 ed al 25,9% nel 2000.

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Fatti e cifre

Oltre il 70% dei lavoratori che occupano una posizione dirigenziale hanno cambiato mestiere nel corso della loro vita.
La percentuale è del 55% per i detentori di un certificato universitario.
Il numero degli accademici diplomati è quasi raddoppiato in 20 anni.

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