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Il caso Verda rimane in mano al procuratore Giudici

Il procuratore speciale Luciano Giudici in una foto d'archivio Keystone

La Camera dei ricorsi ticinese ha respinto un secondo ricorso nella procedura contro il giudice Franco Verda. Il magistrato dovrà rispondere davanti a un tribunale alle accuse di violazione ripetuta di segreto d'ufficio e impedimento di azione penale.

Questo contenuto è stato pubblicato il 30 agosto 2000 - 19:20

Un primo ricorso era già stato respinto a metà agosto. Mario Molo, l'avvocato di Verda, aveva messo in dubbio la competenza del procuratore speciale Luciano Giudici a trattare il caso.

Il secondo ricorso verteva sulla stessa questione, ha indicato mercoledì Nicola Respini, vice-cancelliere della Camera dei ricorsi, confermando una notizia pubblicata dal quotidiano «La Regione». Secondo il difensore di Verda, del caso si sarebbe dovuto occupare il procuratore generale Luca Marcellini, dopo che ogni sospetto nei suoi confronti era caduto.

La Camera dei ricorsi non è di tale avviso. In base alla procedura penale ticinese, un pubblico accusatore dopo che ha assunto un caso lo deve portare a termine. Questa procedura vale anche per un procuratore speciale.

Il giudice Giudici il 24 agosto aveva concesso a Verda la libertà provvisoria dopo venti giorni di detenzione preventiva, ritenendo che non vi era più pericolo di collusione con il presunto contrabbandiere di sigarette Gerardo Cuomo. Il procuratore speciale rimane deciso a incriminare il giudice Verda.

swissinfo e agenzie

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