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I sindacati contro il lavoro domenicale

Per ora sono solo 25 i negozi, all'interno di stazioni o aeroporti, aperti anche la domenica Keystone

I sindacati, promotori del referendum contro la liberalizzazione del lavoro domenicale, avvertono che potrebbe essere esteso anche fuori dalle stazioni.

Questo contenuto è stato pubblicato il 30 settembre 2005 - 14:38

La modifica della legge del lavoro (LL), su cui si vota il 27 novembre, è un tema che divide profondamente la società svizzera.

Oggi tocca alle venditrici, domani potrebbe concernere tutti. Votando sì al lavoro domenicale si aprirà una breccia molto pericolosa che potrebbe minacciare il principio della settimana di cinque giorni lavorativi. Questo il messaggio di base dell'Unione sindacale svizzera (USS) e di Travail.Suisse, che sono i promotori del referendum di novembre.

L'attuale normativa - dicono - autorizza già la vendita domenicale di prodotti di prima necessità nelle stazioni e l'apertura delle panetterie, e non è necessario cambiarla per permettere gli acquisti domenicali nelle stazioni e negli aeroporti.

In vigore dal 2000, la LL e i pilastri dell'attuale protezione dei lavoratori sono da tempo oggetto di numerosi attacchi. Se la revisione fosse accolta, le indennità festive versate attualmente saranno messe in discussione, sottolineano i sindacati. Non è un caso che i negoziati sul futuro contratto collettivo di lavoro delle Ferrovie federali svizzere (FFS) incespichino proprio sugli indennizzi per il lavoro domenicale.

Con la nuova LL - denunciano le federazioni sindacali - potranno essere costretti a lavorare la domenica non soltanto le venditrici al dettaglio, bensì anche gli impiegati di banca, delle assicurazioni e dell'informatica, i giardinieri, i cantonieri, i netturbini e il personale dei nidi d'infanzia.

Trasporti pubblici e albergatori favorevoli

Un comitato di sostegno ai trasporti pubblici, tra i cui componenti vi sono anche le FFS, è favorevole invece all'apertura domenicale dei negozi nelle stazioni.

«Non vogliamo altro che salvaguardare lo status quo», ha dichiarato Benedikt Weibel, presidente della direzione delle Ferrovie federali. «È soltanto su questo punto e non su una liberalizzazione generalizzata che le cittadine e i cittadini dovranno esprimersi», ha rammentato Weibel. Il sì popolare significherà - ha aggiunto - optare «per stazioni più attraenti, accoglienti e sicure».

Anche Hotelleriesuisse, l'associazione degli albergatori svizzeri, sostiene un alleggerimento del divieto di lavoro la domenica e raccomanda di votare sì, perché i grandi centri commerciali negli aeroporti e nelle stazioni aumentano l'attrattività turistica della regione.

Contrari dettaglianti ed evangelici

Anche l'Unione svizzera dei dettaglianti (USD) si oppone «con decisione» alla liberalizzazione del lavoro domenicale. Secondo i negozianti l'apertura domenicale nei centri dei trasporti pubblici non avrebbe come conseguenza un maggior giro d'affari complessivo per il settore: si limiterebbe solo a far calare il fatturato nei commerci dei centri città. Costituirebbe dunque un pericolo per i posti di lavoro e per la sopravvivenza delle piccole e medie imprese.

L'Alleanza evangelica svizzera (AES) respinge la modifica della legge sul lavoro, perché teme che con questa proposta si faccia un passo verso la trasformazione della domenica in un normale giorno lavorativo.

Liberalizzare il lavoro domenica equivarebbe a limitare la libertà religiosa dei cristiani, conclude l'Alleanza.

La sinistra contraria, favorevole la destra

In generale la sinistra raccomanda di respingere la liberalizzazione del lavoro domenicale nelle stazioni. Favorevole invece l'area dei partiti borghesi, compreso il PPD (Democristiani).


swissinfo e agenzie

In breve

La modifica della legge federale del lavoro prevede di autorizzare il lavoro domenicale per i negozi con sede negli aeroporti e nelle stazioni con una cifra d'affari di almeno 20 milioni di franchi.

Contro la legge, l'Unione sindacale svizzera e Travail.Suisse hanno lanciato un referendum, sostenuti dal Partito cristiano sociale, dal Partito socialista, dai Verdi, dal Partito evangelico e dagli ambienti ecclesiastici.

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