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gusto arabo, perizia svizzera

Secondo Jean-Marc Busato, gli albergatori svizzeri a Dubai hanno perso la loro esclusività swissinfo.ch

A Dubai, il settore alberghiero sta vivendo un boom unico al mondo: nei prossimi 3 anni spunteranno 72 nuovi hotel. I professionisti svizzeri fanno la loro parte.

Questo contenuto è stato pubblicato il 03 agosto 2006 - 10:20

L'albergatore bernese Jean-Marc Busato vive da 20 anni in Medio Oriente e conosce le regole per operare negli Emirati Arabi Uniti.

«In occasione di nuovi progetti di hotel, gli investitori arabi considerano prevalentemente due aspetti: l'immagine ed il servizio», dice a swissinfo Jean-Marc Busato, vice presidente della catena alberghiera Rezidor SAS Hospitality per il Medio Oriente.

In entrambi i casi, il gusto arabo si combina con la perizia svizzera. «Gli arabi sono di mentalità molto ospitale, ciò che li rende molto adatti all'industria alberghiera. Noi svizzeri diamo il nostro contributo per quel che riguarda gli elementi artigianali», rileva.

Un passato esclusivo

Rispetto al passato, negli Emirati Arabi Uniti, piccolo Stato che conta

circa 3 milioni di abitanti, gli svizzeri residenti sono oggi mescolati alla massa dei nuovi immigrati. «Venti anni fa, gli espatriati svizzeri si notavano facilmente nei pochi hotel che esistevano», ricorda Busato, che ha mosso i primi passi in ambito alberghiero a fianco del pioniere della catena Mövenpick, Ueli Prager.

«Nella sua politica del personale, Ueli Prager tendeva coscientemente ad assumere degli svizzeri», sottolinea il bernese. «In passato godevamo di uno statuto esclusivo. Esportavamo letteralmente il sapere in ambito alberghiero».

«Con la globalizzazione attuale, molte nazioni ci hanno raggiunto, in parte anche grazie alle scuole svizzere specializzate».

Diplomi simili, salari diversi

L'assunzione di svizzeri all'estero è ostacolata pure da questioni salariali. «Vent'anni fa, grazie alla sua esclusività, uno chef di cucina svizzero in Medio Oriente guadagnava molto più di quanto sia possibile pretendere oggi».

Max Burkhalter, direttore del Grand Hyatt Dubai e chef di cucina per antonomasia della città, guarda tuttavia con scetticismo alla prudenza e alle riserve che caratterizzano molti diplomati svizzeri, quando si tratta di un impiego all'estero. «Trovo continuamente dei diplomati della Scuola alberghiera di Losanna per dei compiti operativi qui a Dubai. Ma mai uno svizzero».


Quello che Burkhalter spiega con un insufficiente sentimento d'apertura verso il mondo, viene invece associato da Busato agli esorbitanti costi fissi di una base in Svizzera.

Se, durante l'impiego all'estero, devono ad esempio far fronte a dei costi fissi legati ad una dimora in Svizzera, i cittadini elvetici faticano ad inoltrare candidature concorrenziali con quelle di persone altrettanto qualificate provenienti da altri Paesi europei.

Pochi capitali esteri

Il problema principale del settore alberghiero svizzero, l'alto indebitamento a causa dei prestiti ipotecari, è molto raro negli Emirati. «Qui, solitamente, le catene


alberghiere collaborano con investitori locali, che, ad esempio, mettono a disposizione le loro proprietà fondiarie», ci dice Jean-Marc Busato.

Un partner di maggioranza locale è addirittura obbligatorio per le società straniere che vogliono operare nel Paese. D'altra parte, le banche straniere non dispongono di un diritto di regresso garantito nei confronti degli immobili dei cittadini locali. Per questo motivo non offrono crediti ipotecari, un settore d'attività riservato alle banche degli Emirati.

Suddivisione del lavoro

Secondo Busato, alcune riserve culturali dei Paesi arabi in ambito

assicurativo vengono compensate grazie a soluzioni concordate.

«Per quel che riguarda la responsabilità civile, tutti i 250 hotel di Rezidor collaborano con Zurich Financial Services. Ciò permette all'assicuratore di ripartire i rischi e a noi di beneficiare di premi attrattivi». Le assicurazioni degli stabili, che dal punto di vista culturale rappresentano un problema minore, vengono invece concluse localmente.

I concetti riguardanti il design o l'architettura - continua Busato - giungono dall'estero, mentre la costruzione viene realizzata da aziende locali. «Negli Emirati sono rappresentati anche molti fornitori

svizzeri», ciò che permette di risparmiare in termini di costi e tempo. I risultati sono così da un lato adattati ai gusti locali, dall'altro pure un po' svizzeri.

swissinfo, Alexander Künzle, Dubai (traduzione: Luigi Jorio)

In breve

In passato, gli svizzeri che disponevano di diplomi di alte scuole alberghiere erano tra i pochi professionisti internazionali che operavano in promettenti destinazioni turistiche quali, ad esempio, Dubai.

Oggi, sia le qualifiche che le conoscenze pratiche si sono globalizzate. Gli esperti di molti paesi hanno raggiunto il livello dei professionisti svizzeri.

Negli Emirati Arabi Uniti, gli espatriati elvetici sono ormai diventati uno dei tanti gruppi nazionali all'interno dell'ampio e variopinto mondo degli espatriati.

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Fatti e cifre

Jean-Marc Busato, come molti altri albergatori svizzeri, ha iniziato la sua carriera presso Mövenpick.
Nell'hotel Mövenpick dell'aeroporto di Zurigo ha sentito per la prima volta l'attrazione per il mondo lontano. E così, sempre per la stessa catena, ha operato inizialmente in Arabia Saudita e poi in Egitto.
In seguito è passato alla grande società europea TUI. Pochi anni fa è stato assunto da Rezidor SAS Hospitality.
In qualità di vice presidente regionale per il Medio Oriente, Busato è responsabile dei 15 hotel Radisson della zona.

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