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Gli svizzeri dicono sì all'energia nucleare

Gli svizzeri non vogliono rinunciare al nucleare Keystone

Sconfitte le due iniziative "Corrente senza nucleare" e "Moratoria più". Solo Basilea città le approva.

Questo contenuto è stato pubblicato il 18 maggio 2003 - 15:45

Le centrali atomiche svizzere rimarranno con tutta probabilità in funzione, in accordo con la Legge federale sull'energia nucleare.

Niente da fare per le iniziative popolari "Moratoria più" e "Corrente senza nucleare". Prima ancora che tutte le schede di voto siano state conteggiate, la loro sorte è decisa dalla maggioranza dei cantoni che dicono no ad una Svizzera senza nucleare.

Solo il semicantone di Basilea città ha approvato le due iniziative. Gli altri cantoni hanno votato no o sono in procinto di farlo.

Stando ai primi dati, i no a "Moratoria più" si aggirano intorno al 60%, mentre per "Corrente senza nucleare" la percentuale sale al 67% circa.

Sorpresa e delusione

Il chiaro no all'iniziativa "Moratoria più" ha sorpreso i partiti di governo. Per i socialisti (PS), il risultato è da attribuirsi ai timori risvegliati nella popolazione dalla campagna milionaria intrapresa dagli ambienti contrari all'abbandono del nucleare, mentre per i partiti borghesi si è trattato di una vittoria della ragione e del pragmatismo.

Rudolf Rechsteiner (PS), portavoce del comitato pro iniziativa, si è detto molto deluso, anche se non si può parlare di disfatta completa. "Ancora una volta hanno vinto il denaro, un'informazione faziosa, e la strategia di disseminare timori nella popolazione".

Rechsteiner deplora il fatto che il voto non abbia cambiato di una virgola la situazione delle ormai vetuste centrali atomiche svizzere. A differenza di "Elettricità senza nucleare", "Moratoria più" non chiudeva completamente la porta all'energia atomica.

Per Rechsteiner proprio il fatto di trovarsi in votazione con innumerevoli altri oggetti ha deciso la sorte di "Moratoria più". La gente avrebbe confuso le due iniziative. Stupisce in particolare il chiaro no alla moratoria pronunciato dai cantoni romandi.

Una saggia decisione

I partiti borghesi hanno accolto con soddisfazione il risultato parlando di "saggia decisione". Il liberale Ulrich Fischer, membro del comitato contrario alle iniziative, si rallegra del fatto che ora si possa continuare sulla strada dell'energia nucleare, affrontando anche l'annoso problema dello stoccaggio delle scorie.

Per Ueli Maurer, presidente dell'Unione democratica di centro, il chiaro rifiuto di "Moratoria più" è piuttosto sorprendente. Ora però la discussione sul nucleare è finalmente chiusa e il risultato del voto un "sonoro schiaffo" alla sinistra.

Un dibattito ereditato dagli anni Settanta

Le due iniziative sull'energia nucleare avevano riacceso uno dei dibattiti che, negli anni '70 e '80, aveva forse sollevato le più grandi passioni e gli scontri più violenti in Svizzera, come in diversi altri paesi europei.

Nel 1990, dopo quattro iniziative nucleari respinte, il popolo svizzero approvava una moratoria di 10 anni. Ora, scaduto il termine della moratoria, non sembra più esserci la volontà di rinunciare al nucleare.

Il dramma di Cernobyl (1986) sembra essere dimenticato e le discussioni in merito alla sicurezza, all'ambiente, e all'economia sembrano essere sfociate in un sì alle centrali atomiche dettato soprattutto dal desiderio che la Svizzera mantenga la sua indipendenza energetica.

swissinfo

Fatti e cifre

In Svizzera sono in un funzione 5 centrali nucleari.
Producono circa il 40 % dell'elettricità consumata in Svizzera.
Il 60 % rimanente proviene quasi interamente da impianti idroelettrici.

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In breve

Le due iniziative antinucleari erano sostenute da organizzazioni ambientaliste, dal Partito socialista e dal Partito ecologista.

L'iniziativa "Moratoria più" chiedeva di rinnovare, per altri 10 anni, il blocco sulla costruzione di nuove centrali nucleari.

L'iniziativa "Corrente senza nucleare" proponeva di spegnere, entro il 2014, tutti gli impianti atomici.

I votanti sembrano aver seguito il parere del Consiglio federale e della maggioranza del Parlamento che invitavano la popolazione a respingere le due iniziative.

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