Navigation

Ginevra: verso una guerra dei taxi?

Malumori tra i conducenti di taxi della città sul Lemano Keystone

I taxisti ginevrini protestano contro una decisione del governo cantonale che permette ai loro colleghi francesi di lavorare liberamente sul territorio di Ginevra.

Questo contenuto è stato pubblicato il 25 agosto 2006 - 10:56

Denunciando una "concorrenza sleale", il locale sindacato dei taxisti avverte del rischio di nuove tensioni e di un possibile sciopero.

Mercoledì scorso, il Consiglio di Stato di Ginevra (governo cantonale) ha adattato la legge su taxi e limousine sulla base delle recenti modifiche delle legislazioni riguardanti il mercato del lavoro.

Da ora in avanti, i taxisti dell'Unione europea e quelli svizzeri godranno degli stessi diritti di quelli ginevrini e potranno così offrire i loro servizi in tutto il cantone.

Fino ad oggi, soltanto 150 taxisti francesi registrati nei vicini dipartimenti dell'Ain e dell'Alta Savoia avevano l'autorizzazione di caricare dei clienti all'aeroporto di Ginevra, situato nei pressi del confine tra Svizzera e Francia.

La risoluzione del governo ha provocato una furiosa reazione da parte dei circa 1'000 taxisti locali.

Mercato saturo

"Si tratta di una decisione sbagliata", dice a swissinfo Severino Maurutto, presidente del sindacato ginevrino del settore. "Rappresenta una reale minaccia alla sopravvivenza dei nostri taxisti, che già devono fare i conti con una sovrabbondanza di offerta".

Secondo Maurutto, già oggi la città sul Lemano dispone di 200-300 taxi di troppo. La prospettiva dell'arrivo di altre centinaia di veicoli è "impensabile".

La situazione non appare così tesa nella regione transfrontaliera di Basilea e nel Sottoceneri, in Ticino, dove la locale Associazione dei tassametristi autorizzati dice a swissinfo che negli ultimi anni non si è verificato alcun aumento dei taxisti italiani attivi nella regione.

Minaccia di sciopero

Nel corso della settimana prossima, tutte le associazioni dei taxisti di Ginevra si riuniranno per formulare una risposta alla decisione delle autorità. Un'eventuale azione di sciopero non è esclusa.

"Il problema principale è la concorrenza sleale. I colleghi francesi godono di sgravi fiscali sul carburante e la vita in Francia costa meno che da noi. In conseguenza, l'affitto di un taxi francese è più a buon mercato rispetto a quelli svizzeri", spiega Maurutto.

"Il nostro timore è che i taxisti francesi, e quelli provenienti da altri cantoni, verranno a Ginevra e ci porteranno via parte del lavoro con gli hotel e le organizzazioni internazionali".

Maurutto ritiene che sono circa 600 i taxisti francesi ad aver già lavorato illegalmente a Ginevra, specialmente durante le vacanze invernali, quelle estive o il periodo di Pasqua. Ciò è stato all'origine di numerose frizioni.

"Scelta obbligata"

"Alcuni anni fa si erano verificati degli scontri e abbiamo dovuto prendere delle misure per calmare la situazione", rileva il sindacalista. "La recente decisione del governo scalderà di nuovo gli animi".

Per il momento le autorità evitano di commentare la vicenda, ma il governo cantonale ha detto che, di fronte alla recente apertura del mercato del lavoro, si è trovato di fronte ad una scelta obbligata.

Già in passato, i taxisti ginevrini hanno dato prova di una certa capacità di mobilitazione. Lo scorso anno, avevano ad esempio organizzato uno sciopero di due ore all'aeroporto dopo che il governo aveva deciso di obbligare tutti i taxisti a pitturare di giallo i loro veicoli.

swissinfo, Adam Beaumont, Ginevra
(traduzione: swissinfo, Marzio Pescia)

Fatti e cifre

Secondo l'Ufficio federale di statistica, in Svizzera lavorano 180'000 frontalieri (il 55% dei quali provenienti dalla Francia).
Negli ultimi cinque anni, il loro numero nella regione del lago Lemano è quasi raddoppiato raggiungendo quota 58'200 alla fine di marzo.

End of insertion

Libera circolazione delle persone

Dopo il no del popolo elvetico al progetto di adesione allo Spazio economico europeo nel 1992, il governo svizzero ha seguito la via degli accordi bilaterali con l'UE.

Nel maggio del 2000, un primo pacchetto di accordi settoriali è stato approvato dai due terzi dei votanti. Tra questi anche un accordo che sanciva l'introduzione di una graduale libera circolazione delle persone a partire dal giugno 2002.

In base all'accordo sulla libera circolazione, i residenti nell'UE possono lavorare come frontalieri in Svizzera. L'obbligo di rientrare ogni giorno nel proprio luogo di residenza è stato sostituito da un obbligo di ritorno a casa settimanale.

Dal giugno 2004, la Svizzera ha abolito la preferenza accordata ai lavoratori nazionali, così come il controllo sul trattamento salariale e le condizioni di lavoro al momento dell'assunzione.

End of insertion

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: community-feedback@swissinfo.ch

In conformità con gli standard di JTI

In conformità con gli standard di JTI

Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative

Partecipa alla discussione!

Condividi questo articolo

Cambia la tua password

Desideri veramente cancellare il tuo profilo?