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Funzionari federali sospesi per simpatie nazi

Un funzionario della Direzione generale delle dogane ed un ufficiale del corpo dell'aviazione sono stati sospesi lunedì dal lavoro per simpatie con l'estrema destra. Entrambi i funzionari hanno lasciato il loro posto nell'amministrazione pubblica.

Questo contenuto è stato pubblicato il 25 settembre 2000 - 19:34

Il primo caso riguarda un 56.enne domicialiato a Friburgo che già nel settembre 1999 era stato sospettato di aver violato, a più riprese, la norma penale antirazzismo, esprimendo su siti «chat» di Internet dichiarazioni discriminatorie verso gli stranieri. La polizia federale aveva aperto un'inchiesta e nel maggio scorso, le autorità giudiziarie friburghesi gli hanno inflitto una multa di 2.000 franchi per discriminazione razziale.

Una settimana fa il Tribunale della Sarine ha, però, accettato un suo ricorso e lo ha prosciolto per vizio di forma: la questione non riguardava il tenore razzista o meno dei suoi messaggi, ma il modo in cui la polizia federale si era procurata il testo dei «chats» e l'identita di chi si firmava «Amiral». La polizia federale ha anche trasmesso il caso, per un giudizio penale, al canton Svitto, dove ha sede il fornitore d'accesso alla rete.

La Direzione generale delle dogane precisa nel comunicato diffuso alla stampa, che la prima volta non aveva preso nessuna misura verso il funzionario, poi ha deciso la sua «non rielezione» (prevista per il 1 gennaio 2001) ed in seguito la sospensione immediata.

Anche l'Aggruppamento dell'armamento (ADA) ha rotto lunedì il rapporto di lavoro con un collaboratore, accusato di appartenere all'estrema destra. L'ufficiale del corpo dell'aviazione lascerà il suo posto nel corso di questa settimana.

Il contratto è stato sciolto per motivi politici, ha indicato l'ADA. «Con questo gesto non si vuole giudicare colpevole l'ufficiale», ha detto il portavoce Godi Huber. Ma, in quanto datore di lavoro di diritto pubblico, non può mantenere il rapporto in seguito al tenore delle accuse.

Il quotidiano svizzero tedesco «Bund» aveva riferito sabato che l'uomo aveva ammesso di aver intrattenuto contatti con gruppi di estrema destra due anni or sono. In seguito (sempre secondo il giornale bernese) sarebbe stato costretto a uscire dal Partito radicale democratico e lasciare il lavoro presso la fiduciaria Ernst & Young.

Nel settimanale svizzero tedesco della domenica «SonntagsZeitung» l'ufficiale contesta invece ogni contatto con i neonazisti. Due anni or, per vendetta, qualcuno gli avrebbe affibbiato questa etichetta, di cui non riesce più a liberarsi. «Non sono un neonazi, non sono mai stato e non lo sarò mai», ha dichiarato al giornale l'ufficiale.

swissinfo e agenzie

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