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Forum di Davos: le autorità si preparano in vista di disordini

Nell'immagine scattata sabato 29 gennaio dello scorso anno un frangente delle dimostrazioni anti-globalizzazione che hanno compromesso lo svolgimento del Forum di Davos dello scorso anno Keystone Archive

La Svizzera ha rifiutato di concedere l'accesso al proprio territorio a circa 300 oppositori del Forum economico di Davos. Lo ha affermato la consigliera federale Ruth Metzler in un'intervista pubblicata domenica dal settimanale svizzero tedesco «SonntagsBlick».

Questo contenuto è stato pubblicato il 22 gennaio 2001 - 15:50

Le persone colpite dal provvedimento hanno già fatto uso della violenza durante manifestazioni internazionali e non potranno venire in Svizzera durante lo svolgimento del Forum, ha spiegato la responsabile del Dipartimento di giustizia e polizia (DFGP).

Attivisti anti-globalizzazione e forze dell'ordine affilano dunque le armi in vista del Forum economico di Davos (WEF), che aprirà i battenti giovedì.

Per evitare al minimo le confrontazioni, Berna ha perciò vietato l'ingresso sul territorio della Confederazione a 300 persone che sono già ricorse alla violenza in occasioni analoghe. Purtroppo ci sono persone che cercano solo lo scontro, ha detto la consigliera federale Ruth Metzler nell'intervista al «SonntagsBlick» , aggiungendo di essere preoccupata.

Per quanto riguarda l'esercito, la ministra di giustizia ha ribadito che i soldati disclocati nei Grigioni non saranno impiegati contro i manifestanti, poiché non dispongono della necessaria formazione. L'esercito si occuperà di missioni di sorveglianza: in totale sono state mobilitate 300 guardie delle fortificazioni e altri 600 militi non professionisti.

Questo spiegamento di forze non ha impedito al ministero degli esteri degli Stati Uniti di sconsigliare ai cittadini americani di recarsi a Davos. In un «Public Announcement» diramato venerdì sera a Washington si invita alla prudenza: sebbene le autorità elvetiche abbiano preso misure di sicurezza adeguate gli americani non escludono infatti la possibilità che ci siano dimostrazioni violente.

A Davos intanto ci si prepara all'assedio. In un'intervista pubblicata sul settimanale domenicale svizzero tedesco «SonntagsZeitung», il direttore del dipartimento grigionese della giustizia Peter Aliesch sostiene che «negli ultimi decenni non c'è mai stato un impiego di polizia tanto vasto e complesso». «Non si può proprio fare di più per garantire la sicurezza dei visitatori», ha aggiunto.

A suo avviso quest'anno in gioco vi è il futuro stesso di Davos quale sede del forum. Se non dovesse essere più garantita la sicurezza, i VIP della politica e dell'economia volterebbero subito la schiena al WEF, ha detto Aliesch.

Sempre domenica, con un un'inserzione a tutta pagina apparsa sulla stampa il Forum economico mondiale di Davos (WEF) difende la sua attività e ricorda i successi del passato. «Non siamo la causa dei problemi della globalizzazione: cerchiamo al contrario di dare un contributo alla loro soluzione».

In un lungo testo intitolato «30 anni di lavoro duro per un futuro migliore» il WEF rammenta la «filosofia» che sta alla base della fondazione e del tradizionale incontro grigionese: «Siamo convinti che né la politica né l'economia possono risolvere da soli i problemi del pianeta». Ecco perché ogni anno si cerca di far incontrare a Davos rappresentanti delle due parti, si legge nell'annuncio.

L'inserzione, firmata dalle «collaboratrici e dai collaboratori del WEF», ricorda inoltre, ricorrendo ad esempi concreti, l'impegno in favore della pace, dei diritti dell'uomo, della democrazia, dell'ambiente e contro la povertà e la malattia.

swissinfo e agenzie

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