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Fondi ebraici: il giudice Korman approva l'accordo globale con le banche svizzere

Un'immagine ufficiale del giudice statunitense Edward Kornan Keystone

Il giudice federale della Corte di New York Edward Korman ha approvato mercoledì l'accordo globale da 1,25 miliardi di dollari tra i sopravvissuti dell'Olocausto, le organizzazioni ebraiche e le due grandi banche svizzere UBS e Credit Suisse.

Questo contenuto è stato pubblicato il 26 luglio 2000 - 10:59

Korman ha dato sette giorni di tempo alle parti per far valere eventuali emendamenti su punti ancora in sospeso, dopo di che l'accordo entrerà definitivamente in vigore. Rimane però da risolvere il problema della ripartizione dei soldi.

Korman dovrà firmare un piano, ancora in elaborazione, per la ripartizione degli indennizzi ai circa 600 mila querelanti, sopravvissuti dell'Olocausto e loro eredi. Non è ancora chiaro quando la distribuzione potrà avvenire.

Le banche elvetiche non possono influenzare il piano di ripartizione, elaborato dal delegato speciale del giudice Korman, Judah Gribetz, insieme ai rappresentanti dei querelanti. Come convenuto, UBS e CS hanno già versato due rate di 250 e 333 milioni di dollari. Due altri versamenti, di 333 e 334 milioni di dollari, sono previsti nel novembre 2000 e 2001.

L'accordo extragiudiziale era stato raggiunto il 12 agosto 1998 a New York sotto l'egida del giudice Korman. UBS e CS si erano impegnate a versare gli 1,25 miliardi di dollari in cambio della garanzia che sarebbero state lasciate cadere tutte le denunce collettive.

Nel corso di hearings tenutisi lo scorso anno, gli avvocati delle due parti avevano riferito a Korman che la stragrande maggioranza dei querelanti appoggiava l'intesa globale.

Nella sua ordinanza, il giudice statunitense fa sue le parole di un sopravvissuto dell'Olocausto, Ernest Lobet, per esprimere i propri sentimenti circa l'accordo: «Non dico che sia equo, poiché equità è un termine relativo. Nessuna somma di denaro potrebbe essere equa in queste circostanze. Ma sono abbastanza certo che questo accordo è il migliore che i partner negoziatori potessero raggiungere. Le persone che hanno negoziato l'intesa hanno fatto, sono convinto, del loro meglio».

Per mettere l'accordo in vigore, Korman ha atteso il rapporto finale della commissione Volcker, che ha indagato sui fondi in giacenza nelle banche elvetiche. Il giudice ha fatto dipendere il suo via libera dal seguito dato dalle autorità svizzere alle raccomandazioni della commissione.

Il rapporto Volker è stato pubblicato nel dicembre 1999, e ha rivelato che circa 50 mila conti in giacenza potrebbero avere un rapporto - possibile o probabile - con l'Olocausto. La commissione ha raccomandato la pubblicazione di una terza lista di circa 26 mila conti, come pure la creazione di una banca dati centralizzata per i 4,1 milioni di conti esaminati, in modo da facilitare future ricerche.

La Commissione federale delle banche ha autorizzato la pubblicazione dei conti il 30 marzo scorso. Ma ha limitato a 46 mila conti la banca dati centralizzata.

Dopo le proteste di Paul Volcker e del giudice Korman, UBS e CS si sono dette disposte, all'inizio di maggio, ad intraprendere per i casi fondati investigazioni nelle loro banche dati. Circa 2,1 milioni di conti del periodo anteriore al 1945 vi sono repertoriati. I querelanti hanno accettato, per accelerare l'entrata in vigore dell'accordo, vista l'età dei sopravvissuti: ogni anno che passa ne muore il 10- 15 per cento.

Soddisfazione in Svizzera e negli ambienti ebraici per l'approvazione dell'accordo globale da parte del giudice americano. Il Consiglio federale, in un comunicato diramato nella serata di mercoledì, parla di «tappa decisiva» nella conclusione formale delle procedure giudiziarie avviate negli Stati Uniti, ed esprime la sua soddisfazione.

Anche la Federazione svizzera delle comunità israelitiche (FSCI) ha espresso soddisfazione. «Tutte le parti volevano che l'accordo entrasse in vigore», ha detto il presidente Alfred Donath. La decisione americana dovrebbe permettere di mettere fine al tira e molla sui pagamenti dei soldi, ha aggiunto.

Dal canto suo Elan Steinberg, direttore esecutivo del Congresso ebraico mondiale ha parlato di una «pietra miliare, che porta giustizia a coloro che hanno atteso così a lungo». Steinberg si è detto fiducioso che gli ultimi punti in sospeso possano essere regolati nei setti giorni previsti. «Il giudice Korman ha chiaramente fatto capire alle banche che devono rispettare gli impegni, se vogliono essere immuni da ulteriori denunce».

Michael Hausfeld, uno dei principali avvocati delle vittime dell'Olocausto, si è rallegrato della notizia, pur avanzando qualche dubbio sul termine di sette giorni, un periodo di tempo che a suo avviso sarà difficile da rispettare.

Per le banche svizzere, la decisione ha un importante valore giuridico, dando forza legale all'intesa. Ora si tratterà di versare ai beneficiari il più velocemente possibile la somma pattuita, hanno detto all'unisono i portavoce di UBS e Credit Suisse.

Sollievo per il raggiungimento dell'accordo è stato espresso anche da Basilese, Swiss Re, Rentenanstalt e Helvetia Patria, i quattro istituti assicurativi svizzeri che nel maggio scorso si sono detti diposti a partecipare finanziariamente all'accordo.

swissinfo e agenzie

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