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Fatto lo scudo, trovato l’inganno

Al centro dell'indagine: la Banca italiana Fideuram e la sua filiale elvetica Keystone

Negli ultimi giorni è venuto alla luce un traffico illegale di danaro tra Italia e Svizzera. Ingenti gli spostamenti di somme, frutto di evasione fiscale e di usura.

Questo contenuto è stato pubblicato il 11 marzo 2004 - 15:22

In Italia si chiede ora una riforma dello scudo fiscale: potrebbe essere stato usato anche dalla mafia per fare rientrare capitali “ripuliti” all’estero.

«C’era da aspettarselo. Noi lo avevamo detto che lo scudo fiscale avrebbe portato a questo». È perentorio Giorgio Benvenuto, deputato del centro-sinistra e membro della commissione finanze della camera.

La punta dell’iceberg
La scoperta della guardia di finanza italiana di almeno 23 milioni di euro, frutto di evasione fiscale e di usura, finiti in Svizzera e poi in parte rimpatriati legalmente grazie alle nuove regole dello scudo fiscale, potrebbe nascondere un iceberg.

«C’è un detto americano, secondo il quale se in una casa si scopre uno scarafaggio è sicuro che ci sarà anche il nido», dice ancora a swissinfo Benvenuto.

Anche un ex calciatore fra gli indagati

Per il momento gli indagati dell’operazione “Fido” sono un centinaio. 92 promotori finanziari della banca italiana Fideuram, cinque funzionari e nove clienti fra cui l’ex-calciatore del Milan, Franco Baresi e la moglie.

Il meccanismo era quello di esportare verso la Svizzera – con il classico mezzo degli spalloni, o attraverso sofisticati strumenti informatici – capitali frutto di attività illecite o da sottrarre al fisco.

Con la compiacenza di operatori della sede di Fideuram-Suisse (cinque dei quali sono indagati) i soldi venivano investiti su prodotti finanziari elvetici, dando loro così una veste legale, oppure semplicemente rimpatriati attraverso il meccanismo anonimo dello scudo.

«Solo per puro caso la vicenda è venuta alla luce», dice Benvenuto. La Consob, l’ente di sorveglianza sulle banche, aveva infatti ricevuto una soffiata di un cliente Fideuram che denunciava i metodi dei promotori. Da lì è partita l’inchiesta.

Capitali regolarizzati in Svizzera

La Guardia di Finanza ha scoperto ad esempio che ai clienti venivano recapitati degli opuscoli in cui veniva offerta la possibilità di “scudare” capitali al nero. Cioè capitali illeciti o frutto di frode fiscale che potevano – pagando una certa percentuale – essere regolarizzati in Svizzera.

Lo scudo fiscale varato a fine 2001 dal governo Berlusconi, per facilitare il rimpatrio legale degli immensi capitali che negli ultimi decenni erano finiti all’estero, secondo l’opposizione – ma anche secondo molti specialisti del settore – è un sistema pieno di smagliature che favorisce la legalizzazione del sommerso.

Il problema dell’anonimato

Il difetto più perverso di questa legge, secondo Benvenuto, è l’anonimato. «Di fatto chi regolarizza capitali depositati all’estero rimane sconosciuto». Le stesse Banche italiane che aprono i conti spesso hanno come referenza dei promotori o dei prestanome dietro i quali ci celano i legittimi titolari. Difficile capire se si tratta di denaro sporco frutto di illeciti o denaro semplicemente sottratto al fisco.

«Infatti – dice ancora Benvenuto – temiamo che il crimine organizzato essendosi specializzato in operazioni di alta finanza, abbia scoperto le falle del sistema dello scudo fiscale e le stia sfruttando».

Il pericolo della mafia

Giuseppe Lumia, ex-presidente della commissione antimafia chiede al governo di rivedere la legge sullo scudo. In una dichiarazione alla stampa indica che «se è stato possibile per i promotori Fideuram far rientrare dalla Svizzera i capitali ripuliti, perché questo non dovrebbe essere possibile anche alla mafia?»

Ora l’opposizione chiede, dopo aver ottenuto di rivedere la depenalizzazione sul falso in bilancio conseguente agli scandali Cirio e Parmalat, anche una profonda riforma dello scudo fiscale. La prima voce da emendare dalla legge, dice in un’intervista a Repubblica il Pm torinese Bruno Tinti, è l’anonimato che produce effetti devastanti sui traffici illeciti e sulla repressione del riciclaggio.

swissinfo, Paolo Bertossa, Roma

Fatti e cifre

Sono indagati 92 promotori finanziari di Fideuram, 5 impiegati della filiale svizzera e 9 persone estranee all’istituto
196 perquisizioni effettuate in 12 regioni italiane

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In breve

I promotori finanziari della Banca Fideuram - istituto controllato dal Sanpaolo/Imi - sono indagati dalla guardia di finanza italiana per aver esportato illegalmente denaro in Svizzera frutto di evasione fiscale e, in due casi almeno, di usura.

Appoggiandosi alla Fideuram Bank Suisse – con sede a Zurigo e succursale a Lugano - gli indagati riuscivano a portare i capitali in Svizzera per poi farli rientrare, anche durante il periodo dello «scudo fiscale» (2002- 2003). Le indagini sono state avviate 8 mesi fa.

Il denaro rientrato in Italia diventava per così dire «legittimo». Per ogni viaggio ricevevano un compenso che variava dal 5 al 20% della somma a seconda del rischio. La direzione della banca non sarebbe coinvolta.

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