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Estradizione di Pinochet: la Svizzera non ricorre contro il no di Londra

La liberazione dell'ex dittatore cileno "conferma che l'Inghilterra resta un'oasi di pace per i criminali di ogni genere": parole del procuratore di Ginevra Bernard Bertossa dopo la decisione di Londra di non concedere l’estradizione di Pinochet.

Questo contenuto è stato pubblicato il 02 marzo 2000 - 18:26

La saga politico-giudiziaria di Pinochet iniziata il 16 ottobre con l’arresto dell’ex dittatore in visita privata in Gran Bretagna è dunque conclusa. L'ex dittatore cileno ha già lasciato il suolo britannico alla volta del Cile, secondo quanto ha indicato il ministro degli interni britannico Jack Straw.
Straw ha respinto giovedì le richieste di estradizione presentate da Spagna, Francia, Belgio e Svizzera.

Il procuratore di Ginevra, all'origine della richiesta svizzera, aveva in precedenza fatto sapere che non avrebbe ricorso contro la decisione.

La Svizzera aveva inoltrato una domanda di estradizione nell’ottobre del 98 per la scomparsa di Alexei Jaccard, cittadino dalla doppia nazionalità svizzera e cilena. Jaccard era sparito nel nulla nel 1977 e si presume che sia rimasto vittima della repressione del regime cileno.

Le autorità elvetiche avevano poi rifiutato di cambiare posizione nel febbraio di quest’anno, dopo avere esaminato il rapporto medico su Pinochet ordinato da Londra. Un rapporto che segnala la senilità del generale cileno, ma che non contiene nuovi elementi di rilievo.

Comunque -faceva notare a fine febbraio il ministero di giustizia e polizia- ragioni di salute non possono giustificare da sole il rifiuto puro e semplice di una domanda di estradizione. La Gran Bretagna e la Svizzera hanno sottoscritto la Convenzione europea di estradizione, in base alla quale motivi di salute possono soltanto ritardare provvisoriamente la procedura, nel caso in cui la persona in questione non sia trasportabile. Bertossa si era detto indignato per il sotterfugio escogitato dai britannici.

Al di là dell’epilogo del caso Pinochet, numerosi analisti fanno notare come la giustizia internazionale sia da qualche tempo in movimento. Basti ricordare l’istituzione di tribunali speciali per l’ex Jugoslavia e il Rwanda, l’accettazione, due anni fa, del principio di una Corte penale internazionale, il fermo di criminali di guerra della ex Jugoslavia e della regione africana dei Grandi laghi e, infine, dello stesso Pinochet.

Il diritto sembra voler superare il concetto di sovranità nazionale. Qualsiasi corte in qualsiasi continente può teoricamente arrestare una persona sospettata di avere commesso crimini di guerra e allestire un processo. Questa nuova nozione di „competenza universale" costituisce a una rivoluzione culturale oltre che giuridica, i cui effetti sono oggi difficili da prevedere.


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