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Embrioni umani: la ricerca scientifica incalza la politica

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Due ricercatori dell'Università di Ginevra chiedono di importare cellule germinali di embrioni umani. Un professore di diritto conferma che la legislazione elvetica non lo vieta esplicitamente. Ora un gruppo di esperti, istituito su impulso del segretario di stato per la scienza e la ricerca Charles Kleiber, lavora ad progetto di legge sull'ingegneria genetica in ambito umano. È quanto rivela mercoledì il quotidiano romando Le Temps.

Questo contenuto è stato pubblicato il 11 luglio 2001 - 13:09

La legislazione svizzera vieta l'impiego per la ricerca scientifica di embrioni umani risultati da una fecondazione in vitro. Ma nella primavera del 2000 due ricercatori dell'Università di Ginevra, Marisa Jaconi e Karl-Heinz Krause, sottopongono al Fondo nazionale per la ricerca scientifica (FGRS) un richiesta di finanziamento per un progetto che prevede l'importazione di cellule germinali di embrioni umani.

Le cellule germinali sono delle cellule pluripotenti, in grado cioè di differenziarsi e dar forma a tessuti di vario genere. Le cellule possono essere coltivate e premetterebbero di creare un numero teoricamente illimitato di nuove cellule. Promettendo possibilità enormi nella cura di malattie come l'Alzheimer, il diabete o le insufficienze cardiache.

Il 13 giugno scorso, scrive Le Temps, il FNRS fa sapere di non voler concedere, almeno provvisoriamente, il finanziamento. Una decisione definitiva dovrebbe seguire in autunno. E questo nonostante il parere positivo di due commissioni etiche - quella dell'Accademia svizzera delle scienze mediche e quella dell'Università di Ginevra - e del professore di diritto neocastellano Olivier Guillod.

In effetti, la legge non si esprime esplicitamente sull'importazione di cellule germinali umane. Ma l'importazione si porrebbe in contrasto con lo spirito restrittivo della legge. La richiesta dei due ricercatori solleva in ogni caso una discussione su un tema controverso. Un dibattito analogo è in corso da alcune settimane in Germania, altro paese con una legislazione restrittiva rispetto alla ricerca sugli embrioni umani.

La palla è quindi lanciata. Il primo rimbalzo è toccato alla Commissione nazionale d'etica per la medicina, istituita la settimana scorsa dal Consiglio federale in conformità con la legge federale sulla procreazione assistita entrata in vigore il 1° gennaio 2001. La commissione non dovrebbe tuttavia discuterne prima della fine dell'estate, in occasione della sua prima seduta.

Intanto si è però aperto un altro fronte. Su iniziativa del segretario di stato per la scienza e la ricerca Charles Kleiber, un gruppo di lavoro interdipartimentale sta lavorando ad un progetto di legge sull'ingegneria genetica in ambito umano. La redazione del progetto è affidata ad un piccolo gruppo di esperti. Il 24 settembre dovrebbe essere organizzato uno "hearing" con esperti internazionali. Più inglesi che tedeschi, fa notare Le Temps, suggerendo che questo sia un segno della volontà di elaborare una legislazione che s'ispiri a quella liberale inglese piuttosto che a quella tedesca.

Il compito del gruppo di esperti non sarà tuttavia facile, perché dovrà cercare di coniugare il dettato costituzionale, che mette in primo piano la tutela della dignità umana, e la volontà di favorire condizioni quadro favorevoli alla ricerca biomedica. I ricercatori ginevrini, interpellati di Le Temps, tendono comunque a rassicurare. Si dicono contrari alla clonazione umana a titolo riproduttivo e propongono due regole etiche chiare: gli embrioni non devono essere prodotti esplicitamente allo scopo di ricavarne cellule germinali e i genitori biologici devono dare il loro consenso.

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