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Segreto bancario: come salvare capra e cavoli

Un'imposta alla fonte: è la proposta formulata dal presidente dell'Associazione delle banche estere in Svizzera (ABES) e Ceo della BSI Alfredo Gysi per salvare il segreto bancario elvetico.

Questo contenuto è stato pubblicato il 18 luglio 2009 - 17:34

Il balzello sarebbe prelevato su tutti i redditi da capitale di clienti esteri di banche in Svizzera e versato dagli istituti di credito ai rispettivi Stati di domicilio, senza tuttavia rivelare i nomi dei titolari.

L'aliquota dell'imposta alla fonte sarebbe negoziata bilateralmente dalla Svizzera con i singoli Stati. Questi ultimi, in contropartita, dovrebbero dare la possibilità alle banche elvetiche di accedere ai loro mercati.

Questa soluzione impedirebbe agli investitori esteri di evadere il fisco del loro Paese attraverso la Svizzera. Consentirebbe però loro di tutelare la sfera privata, spiega Gysi in un'intervista pubblicata sabato sui quotidiani bernese Der Bund e zurighese Tages-Anzeiger. La piazza elvetica sarebbe così attrattiva per tutte quelle persone che vogliono una garanzia di massima discrezione sul loro reddito.

"La Svizzera deve ora avere il coraggio di difendere un modello fiscale", aggiunge il presidente dell'ABES, convinto che sia possibile "sviluppare un modello promettente a lungo termine". Secondo Gysi, ora occorre lanciare un'offensiva per impedire lo scambio automatico di informazioni in materia fiscale.

swissinfo.ch e agenzie

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