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Quando la “riservatezza svizzera” cade nella rete della sorveglianza

Keystone / Yoan Valat

L’azienda ProtonMail con sede a Ginevra, fornitrice di servizi di posta elettronica sicuri e anonimi in nome della “riservatezza svizzera”, ha avuto un ruolo nell’arresto di un attivista per il clima francese. Ora deve confrontarsi con le critiche del Web, ma la legge elvetica non le ha dato altra scelta.

Questo contenuto è stato pubblicato il 20 settembre 2021 - 09:07

Il servizio di posta elettronica criptato ProtonMail è entrato nell’occhio del ciclone da quando un rapporto della poliziaLink esterno diffuso sui social media ha rivelato che l’azienda aveva condiviso l’indirizzo IP di un suo utilizzatore nell’ambito di un’inchiesta francese che ha portato all’arresto di alcuni attivisti per il clima.

ProtonMailLink esterno è una società svizzera nata nel 2013 su iniziativa di un gruppo di scienziati del CERN di Ginevra e dell'Istituto di tecnologia del Massachusetts MIT. Fin dalle origini, l’azienda ha messo al centro la privacy e la sicurezza degli utilizzatori, facendo leva su argomenti quali la “riservatezza svizzera”Link esterno, la severità delle leggi sulla privacy elvetiche e la protezione delle “libertà civili online”Link esterno per promuovere il proprio servizio. ProntonMail garantiva inoltre di non conservare “per impostazione predefinita” alcun indirizzo IP che potesse essere collegato all’account e-mail degli e delle utenti.

Eppure, messa alle strette dalle autorità svizzere, la società è stata costretta a fornire proprio quei dati che hanno permesso di identificare un suo utente e militante del movimento “Youth for Climate”Link esterno ricercato in Francia. Ispirato da “Fridays for Future” di Greta Thunberg, il gruppo ambientalista si batte anche contro la gentrificazione e la speculazione immobiliare e ha messo in piedi azioni come l’”accampamento climatico” in uno dei quartieri della Ville Lumière. In particolare, il caso riguarda l’occupazione di locali commerciali e appartamenti vicino a Place Sainte Marthe a Parigi.

Andy Yen, CEO di ProtonMail, ha sottolineato in un postLink esterno che la compagnia sostiene le cause degli attivisti e delle attiviste che utilizzano il suo servizio, ma non lo può fare infrangendo le leggi svizzere e ignorando gli ordini del tribunale. ProtonMail, infatti, ha dovuto rispettare un’ingiunzione del tribunale elvetico, giunta dopo che la polizia francese aveva richiesto la collaborazione della Confederazione tramite l’Europol, avvalendosi dell’assistenza giudiziaria internazionale.

Nessuna riservatezza su Internet

Nonostante ciò, l’azienda di Ginevra è stata criticata per la mancanza di trasparenza e chiarezza nel promuovere un servizio che promette in primis l’anonimato e il rispetto della privacy dei propri utilizzatori e delle utilizzatrici. Secondo il rapporto di trasparenzaLink esterno di ProtonMail, la registrazione degli indirizzi IP è permessa solo in "casi penali estremi". Allo stesso tempo, l’azienda dichiarava che “nessuna informazione è richiesta per creare il vostro account email sicuro”, una frase in seguito rimossa dall’informativa sulla privacy.Link esterno Andy Yen ha risposto alle accuse affermando che Internet non è anonimo e deplorando l’utilizzo di strumenti legali per crimini gravi in un caso come questo. Tuttavia, il CEO ha sottolineato che “non c'era la possibilità di appellarsi a questa particolare richiesta”.

Ma cosa prevede la legge elvetica? Secondo il giurista svizzero specializzato in diritto tecnologico, criminalità e sicurezza François Charlet, le infrazioni penali imputate al cittadino francese perseguito erano gravi e la collaborazione con la Francia era dunque giustificata, come stabilito dalla Legge federale sull’assistenza internazionale in materia penaleLink esterno (AIMP). Inoltre, i fornitori di servizi di telecomunicazione sono sottoposti a degli obblighi di legge nel caso di inchieste che implichino la sorveglianza del traffico postaleLink esterno.

L’attivista dietro all’indirizzo e-mail era perseguito per violazione di domicilio, furto e danni alla proprietà, reati – questi ultimi due – che permettono la sorveglianza, scrive CharletLink esterno. Contattato da SWI swissinfo.ch, anche l’Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza (IFPDT) ha confermato la legittimità dell’azione legale da parte delle autorità svizzere nel rispetto della legge sulla protezione dei dati. “Pare che la divulgazione sia stata fatta in conformità con i requisiti di legge”, ha scritto l’IFPDT.

A ProtonMail, dunque, non rimaneva altra scelta che collaborare. Si può però dire che abbia “ingannato” i propri utenti? No, secondo Charlet. “Gli si può forse rimproverare una comunicazione poco chiara”, sostiene il giuristaLink esterno, ma ciò “non significa che possa sottrarsi a richieste specifiche e giustificate delle autorità svizzere”. Che quello di ProtonMail sia l’ennesimo “non-caso” alimentato dai social media? O forse fare marketing utilizzando la “riservatezza svizzera” è un’arma a doppio taglio? “Ci sono leggi peggiori della legge svizzera”, si legge ora sul blog di Yen. Di certo non una frase da spot pubblicitario.

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