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E la luce fu, a Winterthur

Uno scorcio dell'ex-quartiere industriale di Winterthur, con le istallazioni luminose Keystone

Una mostra, una serie di incontri internazionali, un compleanno da festeggiare: la sesta città svizzera si mette in mostra in una luce tutta nuova.

Questo contenuto è stato pubblicato il 16 novembre 2004 - 14:18

Con creatività la città incontra l'inverno nordalpino, dimostrando che si può vedere di più.

Giocare con piccoli esperimenti interattivi per scoprire i mille prodigi quotidiani di un mistero antico come il mondo. Dagli ultravioletti alla fosforescenza, passando per il colore: per un inverno almeno, la luce si mette in mostra a Winterthur.

Dal Gewerbemuseum all'ex quartiere industriale (Sulzerareal), una visita particolarmente consigliabile a chi soffre della cronica mancanza di sole – e dunque di luce – che affligge la Svizzera nordalpina nei mesi freddi.

Rifletto, dunque sono

La prima sala è il buio. Perché per sperimentare la luce, è indispensabile anzitutto capire di cosa stiamo parlando. Il Gewerbemuseum offre un’occasione unica: avanzare a tentoni in un cubo tutto nero fino a che, quasi impercettibili, frammenti di luce cominciano a colpire la retina.

Allucinazione o verità, è il dilemma dei primi istanti. Poi l’arcano si svela: è “solo” un raggio che colpisce una superficie rotante. E la ragione fisica del fenomeno è drammaticamente semplice: la luce si vede solo se viene riflessa da un oggetto. Chi scrive confessa: non ci avevo mai pensato. E voi, siete pronti per giocare con la luce?

La danza delle ombre

In principio fu Isaac Newton e galeotto fu un corpo di vetro sfaccettato: grazie ad un prisma, basta un raggio per vedere l’arcobaleno. Era l’inizio di una scoperta fondamentale: è la luce che produce il colore.

L’esposizione mette in tavola gli elementi, a voi sperimentare tutte le varianti. Per una volta almeno, a Winterthur si impara giocando. Con piccole, geniali messe in scena – studiate per toccare con mano le leggi della natura.

La danza delle ombre si svolge su un pannello bianco e verticale, sul quale sono incollati dei volumi bianchi. Una linea, una palla, un rombo. La luce si accende e si spegne tutto intorno, nascono forme e ombre nuove ogni secondo.

Ci avevate mai riflettuto, che senza ombra non esisterebbe la tridimensionalità? Difficile da immaginare? Provate a visualizzare vostra moglie a una dimensione, o le Alpi bernesi modello tappezzeria.

La luce che apre il cuore

La mostra impone l’interattività. Pulsanti di luce colorata da attivare, per vedere che effetto fa sul paesaggio artificiale. È la scienza che ci racconta la temperatura della luce. La notte è davvero blu, l’alba è gialloarancio: non era solo un’idea balzana di poeti e pittori, in fondo.

Il gioco si fa terapeutico alla scoperta del LUX. È l’unità di misura della luce ed è quella che definisce per numeri la crudele differenza fra una mattina d’autunno a Napoli, o nel canton Zurigo. Tenetevi forte: il verdetto è matematico, dunque inappellabile.

Mettete che una lampada bianca fluorescente raggiunge i 4200 LUX. Considerate che in una giornata d’inverno a nord ce ne sono 10mila. E rassegnatevi: un bagno di sole al meridione può toccare quota 27mila LUX.

Due le consolazioni per il pubblico svizzero: pochi LUX forse deprimono, ma conservano meglio. Musei e biblioteche ne hanno 50 per garantire l’immortalità ai documenti d’epoca. E se proprio siete a corto di luce, salite in cima a una montagna e strafogatevi con 100.000 LUX.

Per finire la visita, godibile la rassegna storica dei costumi elettrici nazionali. Come si faceva in Appenzello, anno di grazia 1944: una candela e vicino una sfera di vetro piena d’acqua - che rifletteva e amplificava. Le lampade ad olio e quelle a petrolio. E soprattutto Thomas Edison, che nel 1881 presentava a Parigi la prima lampadina al mondo. Ne scriveva con trasporto il NY Herald: “è come il tramonto caldo di un autunno italiano”.

La luce di Winterthur

Da godere in parallelo con l’esposizione, un ciclo di eventi che festeggiano i cento anni dell’azienda elettrica cittadina. In collaborazione con l’Associazione europea dei designer di luce, fra incontri e convegni, brilla il progetto di illuminazione sperimentale della Sulzerareal, ex zona industriale e oggi polo residenziale e commerciale in pieno sviluppo.

Il gioco della luce è una sfida affascinante per il sesto polo urbano della Svizzera: inutile nascondersi, Winterthur d’inverno è baciata dal tipico pallore elvetico. Consapevole, ci scherza sopra il presidente della città Ernst Wohlwend: “Ci presentiamo sotto una luce tutta nuova”, azzarda.

swissinfo, Serena Tinari, Winterthur

In breve

Licht-Raum (luce, spazio) è al Gewerbemuseum di Winterthur fino al 30 aprile 2005. In mostra ci sono oggetti, filmati e piccoli esperimenti per scoprire le mille facce della luce.

In contemporanea si svolgono in città anche le Giornate della luce, organizzate in collaborazione con l’Associazione europea dei designer della luce, per celebrare i cento anni dell’azienda elettrica cittadina.

Convegni, incontri e illuminazione straordinaria per l’ex polo industriale cittadino, al centro da decenni di un progetto di riqualificazione urbana.

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