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Dreifuss: l'assicurazione maternità cantonale va bene, ma non è sufficiente

Ruth Dreifuss è soddisfatta pure del voto del Consiglio degli stati a favore di un'assicurazione maternità di quattordici settimane. Keystone / Edi Engeler

Reagendo alla decisione ginevrina di introdurre un'assicurazione maternità cantonale, Ruth Dreifuss dice di rallegrarsene. Secondo il capo del Dipartimento federale dell'interno, essa non può però sostituire un'azione a livello federale.

Questo contenuto è stato pubblicato il 18 dicembre 2000 - 11:45

«Una cosa eccellente. Bravi i deputati ginevrini! Visto che la Confederazione non utilizza le sue competenze, i cantoni possono colmare la lacuna», dichiara la consigliera federale in un'intervista nell'edizione di lunedì dei quotidiani «24 Heures» e «La Tribune de Genève». Sembra che i cantoni di Vaud, Neuchâtel e Vallese vogliano seguire la tendenza. Ma non è sufficiente», continua la ministra.

Un'azione a livello federale avrebbe il merito di «completare gli obblighi dei datori di lavoro e distinguere le assenze dovute a malattia da quelle legate alla gravidanza». Permetterebbe «di assicurare un salario dopo il parto durante un periodo da otto a sedici settimane», sottolinea Ruth Dreifuss.

La ministra trova pure incoraggiante la decisione del Consiglio degli Stati a favore di un'assicurazione maternità di quattordici settimane. «Il Consiglio federale era già dell'idea che la protezione delle donne dovesse andare oltre le otto settimane». «Io e Ruth Metzler siamo convinte che i datori di lavoro debbano pagare i salari dopo il parto e l'assicurazione è fatta proprio per aiutarli ad assumere questa responsabilità».

La Dreifuss si esprime anche sull'attuale revisione della LAMal. Secondo la ministra, il paziente deve poter scegliere liberamente il proprio medico. Ciò non sarà più possibile se l'oligopolio delle casse malattia determina chi ha il diritto di praticare.

Per quanto concerne la clausola del bisogno, che dovrebbe impedire l'apertura di nuovi studi medici durante tre anni, il capo del DFI considera che si tratta di uno strumento brutale. «Se applicato senza misure d'accompagnamento, è anche abbastanza stupido. Nessuno pensa di interrompere la carriera di un giovane medico durante tre anni», assicura la consigliera federale. «Bisognerebbe per esempio creare posti stabili di medici negli ospedali, cambiare le condizioni di lavoro dei medici assistenti. Lavorare sessanta o settanta ore alla settimana non va bene».

La Dreifuss ritiene che il numerus clausus sia pure un sistema pesante e sommario. «Se si guarda al numero di medici stranieri negli ospedali, non sono sicura che ci siano troppi medici svizzeri». In Germania, questo sistema ha lo scopo di eliminare nove candidati su dieci. In Svizzera bisogna eliminare al massimo un decimo degli studenti all'entrata, ossia molto meno di quelli che abbandonano durante il primo anno. «Quindi non ne vale la pena», conclude la ministra.

swissinfo e agenzie

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