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Dialogo di sordi tra Berna e Bruxelles

La consigliera federale ha iniziato la visita incontrando Romano Prodi Keystone

Micheline Calmy-Rey ha difeso lunedì a Bruxelles la posizione della Svizzera nei negoziati bilaterali II.

Questo contenuto è stato pubblicato il 02 febbraio 2004 - 19:27

La Commissione europea rimane però ferma sulle sue posizioni. E non c’è in vista nessun accordo globale.

Il braccio di ferro tra Svizzera e Unione europea (UE) sui negoziati «bilaterali bis» continua.

La consigliera federale Micheline Calmy-Rey, in visita lunedì a Bruxelles, ha affermato che Berna non ha fretta: aspetterà il tempo necessario pur di giungere ad un'intesa equilibrata su tutti i capitoli della trattativa.

«Bisogna mantenere i nervi saldi e il sangue freddo», ha affermato la ministra degli esteri in una conferenza stampa nella capitale europea, dove ha incontrato il presidente della Commissione Romano Prodi, il commissario alle relazioni esterne Chris Patten e l'Alto rappresentante europeo per la politica estera, Javier Solana.

La priorità della Svizzera «non è il calendario, ma la qualità degli accordi».

I tempi d’adattamento

«Noi diamo e ci aspettiamo che ci sia dato qualcosa», ha aggiunto Micheline Calmy-Rey. In questo contesto è impensabile che la Svizzera faccia concessioni in materia di tassazione del risparmio, senza ottenere agevolazioni sull'adesione ai trattati di Schengen (sicurezza) e Dublino (asilo).

Berna chiede anche tempi d’adattamento sul piano della libera circolazione delle persone, dopo l'allargamento dell'UE a dieci nuovi Paesi. La stessa Unione, nella sua regolamentazione interna, ha peraltro previsto termini provvisori di sette anni.

La responsabile della diplomazia elvetica e Romano Prodi sono stati unanimi nel considerare che le differenze, politicamente rilevanti, si riducono nei «bilaterali bis» a due sole questioni concernenti l'assistenza giudiziaria in caso di reati fiscali. Ed entrambe le parti hanno dichiarato di essere interessate «a concludere in modo soddisfacente le trattative».

I nodi da risolvere

Il commissario Chris Patten ha indicato dal canto suo che «è tempo di fare progressi».

«Abbiamo avuto una discussione utile ed amichevole», ha affermato Patten. «Le nostre relazioni sono intense, ma abbiamo problemi su dossier spinosi. Speriamo veramente che l'accordo sulla tassazione del risparmio possa essere ratificato ancora quest'anno».

«Speriamo anche di fare progressi sulla frode fiscale e sul trattato di Schengen, e speriamo che non sorgeranno problemi in merito all'allargamento dell'Unione».

“Parallelismo appropriato”

Sull'insieme dei capitoli oggetto dei «bilaterali bis», solo quelli relativi ai trattati di Schengen/Dublino ed alla lotta contro la frode non hanno ancora avuto esito positivo.

Su questi punti Bruxelles non è disposta a concedere deroghe speciali, e Berna a sua volta respinge qualsiasi intesa che possa mettere in pericolo il segreto bancario.

La Commissione europea non vuole nemmeno che si vengano a creare vincoli d’interdipendenza tra un capitolo di negoziato e l'altro. La Svizzera esige invece che l'accordo sia equilibrato e punta su quello che definisce il «parallelismo appropriato»: firmerà l'intesa, solo quando si giungerà ad un accordo sull'insieme dei dossier.

Micheline Calmy-Rey ha avuto colloqui a Bruxelles anche con gli artefici dell'iniziativa di Ginevra - l'ex ministro israeliano Yossi Beilin e l'ex ministro palestinese Yasser Abed Rabbo - giunti nella capitale europea per incontrare Javier Solana.

La Svizzera, ha promesso la consigliera federale, continuerà anche in futuro ad appoggiare il piano di pace per il Medio Oriente.

swissinfo e agenzie

In breve

Il braccio di ferro tra Svizzera e Unione europea sui negoziati «bilaterali bis» continua.

La consigliera federale Micheline Calmy-Rey, in visita lunedì a Bruxelles, ha affermato che Berna non ha fretta: aspetterà il tempo necessario pur di giungere ad un'intesa equilibrata su tutti i capitoli della trattativa.

La responsabile della diplomazia elvetica e Romano Prodi sono stati unanimi nel considerare che le differenze politicamente rilevanti si riducono nei «bilaterali bis» a due soli questioni concernenti l'assistenza giudiziaria in caso di reati fiscali.

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