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Dal set di «Vitus» alle sale da concerto

Theo Gheorghiu ha preso la scala del successo Christian Altorfer

Teo Gheorghiu, pianista e bambino prodigio della musica classica svizzera, debutta il 2 dicembre alla Royal Festival Hall di Londra. Intervista.

Questo contenuto è stato pubblicato il 02 dicembre 2008 - 14:16

Il giovane pianista svizzero – 16 anni – è stato invitato ad esibirsi da Roger Moore, l'organizzatore di «A Night under the Stars», un concerto volto a raccogliere fondi per i senzatetto di Londra. In programma, le variazioni di Ferruccio Busoni sui temi della Carmen di Bizet.

Nato a Zurigo da genitori di nazionalità rumena e canadese, Teo Gheorghiu ha vinto il Concorso pianistico internazionale di San Marino nel 2004. Nel 2007 si è aggiudicato il concorso della scuola Purcell – una fucina di giovani talenti alle porte di Londra – dove studia dal 2001.

Il grande pubblico lo conosce soprattutto per aver interpretato il ruolo di Vitus nell'omonimo film di Fredi Murer (2006). Storia di un bambino-pianista prodigio e del suo rapporto col nonno (interpretato da Bruno Ganz), Vitus ha vinto il Premio svizzero del cinema ed è stato proposto per l'Oscar quale miglior film straniero, senza tuttavia riuscire ad entrare nella cinquina dei candidati. Il film è stato venduto in una trentina di paesi, inclusi Stati uniti e Cina.

swissinfo: Come ti prepari per un concerto?

Teo Gheorghiu: Indipendentemente dal programma, cerco di affrontare i pezzi lentamente. Così il cervello interiorizza meglio le cose. E poi procedere in questo modo è più facile. Esercito separatamente con la mano destra e con quella sinistra per permettere al cervello di essere maggiormente cosciente di quello che ogni mano deve fare. Poi evito di usare i pedali, così sono costretto a curare maggiormente i legati. L'obiettivo ultimo è di non dipendere dai pedali, ma di usarli solo per dare il tocco finale.

Da piccolo ero più pigro. Non mi piaceva esercitare lentamente... In effetti, il rischio è che tutto diventi abbastanza noioso. Adesso invece dalla lentezza traggo una soddisfazione particolare.

swissinfo: Pensi di avere un talento naturale?

T. G.: Ho del talento, certo. Ma lavoro anche molto. Il talento ti aiuta ad imparare le cose più in fretta, ma bisogna essere capaci di capire la musica. Penso che questo sia fondamentale; non si tratta semplicemente di suonare le note che si susseguono sulla pagina. È necessario capire la struttura dell'intero pezzo.

swissinfo: Hai notato delle differenze tra il tuo modo di suonare di oggi e quello di cinque anni fa?

T. G.: A 12 anni ho suonato un concerto di Schumann [in La minore, Op. 54] per Vitus. Recentemente l'ho registrato di nuovo. Non l'avevo più suonato e quindi ho dovuto impararlo daccapo. Ora lo capisco molto meglio e vedo le diverse possibilità di interpretazione che offre. A 12 anni ne vedevo solo una. Non che all'epoca lo suonassi male, ma oggi ho nuove idee. Non mi ricordo i dettagli della mia interpretazione di allora, però posso dire di aver fatto dei passi avanti e di capire la musica molto meglio.

swissinfo: Credi che rimanendo in Svizzera avresti avuto le stesse opportunità?

T. G.: Non lo so. Ho avuto la fortuna di avere il signor Fong come professore fin dal mio arrivo alla Purcell. Credo che senza questa scuola e senza il signor Fong non sarei diventato quello che sono. Zurigo, con il suo conservatorio, è un ottimo indirizzo per i musicisti maggiorenni. Ma per le scuole, non so. D'altro canto in Svizzera ho avuto la possibilità di esibirmi in sale importanti ed ho beneficiato molto di queste esperienze.

swissinfo: Hai molti estimatori giovani, che guardano a te come a un modello. Che sensazione dà?

T. G.: È grandioso! Non che i giovani non vadano ai concerti, ma sarebbe bello vederne ancora di più tra il pubblico. Avrebbero la possibilità di conoscere meglio la musica classica, che è davvero una musica eccezionale.

swissinfo: E i tuoi mostri sacri?

T. G.: Bach è semplicemente incredibile. Se potessi, tornerei indietro nel tempo per entrare nella sua mente, attraversare le sue composizioni, sapere come è vissuto. Bach era eccezionale. Era così radicale per i suoi tempi che a volte penso che non fosse umano. Senza Bach, la musica non sarebbe quella che è.

Però in generale non ho un pianista o un compositore preferito. Ad esempio mi piacciono le interpretazioni di Bach di Edwin Fischer, o Rubinstein e Lipatti che suonano Chopin, Schnabel che interpreta Beethoven o Brendel che si cimenta con Mozart.

swissinfo: Nella tua vita c'è spazio per altre cose che non siano la musica?

T. G.: Mi piace molto il calcio. È una bella alternativa al pianoforte – in un qualche modo devo pur dare libero sfogo alla mia energia!

swissinfo: La scuola non è iperprotettiva?

T. G.: No. È vero, siamo tutti musicisti e dobbiamo fare attenzione alle nostre mani – ma questo non significa che evitiamo le entrate in scivolata! Sul campo non mi è mai successo niente. L'unica volta che mi sono fatto male ad una mano è stato quando da bambino sono caduto giù per le scale. Se qualcosa deve succedere, può succedere ovunque.

swissinfo: Probabilmente hai passato più tempo all'estero che in Svizzera, dove sei nato. Cominci a sentirti un po' straniero?

T. G.: Mi sento a casa ovunque io vada. Credo che la Svizzera continui ad essere la mia casa. Ci vado per le vacanze, i miei genitori abitano lì... probabilmente la casa è questo. Ma non mi sento svizzero, non mi sento inglese. Forse un po' rumeno, perché nelle mie vene scorre sangue rumeno, ma non sono mai stato in Romania. Canadese? Ho un passaporto canadese, ma ci sono stato solo una volta. Veramente non so dire se esista un posto che posso chiamare casa. In fondo penso che sia bello essere una specie di spirito libero.

Intervista swissinfo, Andrew Littlejohn, Londra
(traduzione, Doris Lucini)

Teo Gheorghiu

È nato a Zurigo nel 1992. I suoi concerti in Svizzera registrano regolarmente il tutto esaurito. Gheorghiu si sta rapidamente facendo una reputazione anche a livello internazionale.

Nel 2004 ha vinto il primo premio nel Concorso pianistico internazionale di San Marino. Nel 2005, quello del Concorso pianistico internazionale Franz Liszt di Weimar, in Germania.

Gheorghiu ha debuttato alla Tonhalle di Zurigo nel 2004 con un concerto per pianoforte di Schumann. Da allora, nel suo repertorio sono entrati pezzi di Mozart, Beethoven, Chopin, Rachmaninov e Bach.

Il Concerto per pianoforte Nr. 2 di Rachmaninov, eseguito alla Tonhalle nel maggio del 2007, è valso a Gheorghiu le lodi della critica.

Il quotidiano zurighese Tages Anzeiger ha elogiato la sua interpretazione giudicandola «di una naturalezza musicale piena», capace si sfuggire «al romanticismo eccessivo in favore di un approccio più sobrio (non molto diverso da quello che si riscontra nelle registrazioni dello stesso Rachmaninov)».

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