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Gian Paolo Minelli e l'arte dell'impossibile

Gian Paolo Minelli durante un'esposizione a Buenos Aires swissinfo.ch

Ticinese, residente a Buenos Aires dal 2000, Gian Paolo Minelli è stato uno dei protagonisti del centenario di Villa Lugano, quartiere povero della capitale argentina al centro del suo lavoro fotografico.

Questo contenuto è stato pubblicato il 29 ottobre 2008 - 07:42

Figura emergente della fotografia svizzera, Minelli è giunto per la prima volta a Buenos Aires 15 anni fa, rimanendo colpito dalla città. Otto anni fa vi si è stabilito, dando il via ad un affascinante progetto al confine tra arte e solidarietà.

Il progetto è nato, se si vuole, dal nome di un quartiere della capitale argentina, Villa Lugano. Il nome ha richiamato l'attenzione del fotografo, nato a Ginevra, ma cresciuto a Chiasso, nel canton Ticino, a pochi chilometri da Lugano.

Mosso dal desiderio di conoscere il quartiere, Minelli si è però dovuto confrontare con il fatto che si tratta di un'area difficile della città, sede di una delle «villas miserias» (baraccopoli) più pericolose e marginali di Buenos Aires, impossibile da visitare senza appoggi locali.

Ma dire ad un artista latino e bohemien che qualcosa è impossibile è lo stimolo migliore per farglielo fare. Minelli ha trovato il modo di entrare nel quartiere, usando lo strumento che meglio conosce: la fotografia. Oggi nel barrio Piedrabuena, una delle aree più povere di Villa Lugano e di Buenos Aires dove lavora ormai da anni, il fotografo ticinese è noto a molti abitanti, che lo chiamano «el tano», l'italiano.

Uno di casa

All'inizio non fu tutto facile. «La prima volta mi hanno rubato la macchina fotografica. Poi però gli stessi ragazzi del quartiere l'hanno recuperata e me l'hanno restituita», racconta Minelli.

«Quando hanno visto che stavo lavorando seriamente con dei corsi di fotografia e che i giovani si stavano entusiasmando, gli abitanti mi hanno chiesto di fotografare il quartiere per denunciare i loro problemi di infrastruttura».

Accompagnando l'artista in una delle sue visite quotidiane al quartiere, ci si rende conto che Minelli si muove ormai tra le vie di Piedrabuena come uno di casa. Anzi, come uno di casa ma famoso, che tutti salutano, a cui molti si rivolgono per raccontargli i loro problemi o le loro gioie.

Una stima che il fotografo ticinese si è conquistato sul campo, sostenendo progetti culturali e promovendo attività di formazione dei giovani. Le fotografie dei suoi alunni sono giunte anche in Europa. Il lavoro nel quartiere è alla base del libro «Piedrabuena Zona Sur (2001-2006)». I profitti generati da vari progetti sono destinati a migliorare le condizioni di vita nel quartiere.

Regali per i cent'anni

L'anniversario di Villa Lugano ha offerto a Gian Paolo Minelli due bei regali: la presentazione al mondo di «PiedrabuenArte», un collettivo artistico installato in un vecchio capannone in cui si conservavano le scenografie del teatro Colón e la presentazione del film «Buenos Aires, Zona Sur: Luciano y el arte de vivir en Piedrabuena».

Il capannone del teatro Colón si è convertito, con molto lavoro, in un centro culturale attivissimo, che ospita mostre, concerti e altre attività aperte al quartiere. Una delle anime del progetto è Luciano Garramuño, un giovane artista di Piedrabuena, pieno di energie e volontà di fare, compagno di Minelli in molti progetti.

swissinfo era presente quando PiedrabuenArte era solo un sogno proiettato sui resti delle scenografie della «Traviata» e del «Lago dei cigni». E ha visto Garramuño e gli altri musicisti del suo gruppo rock ripulire il capannone con i badili e utilizzare materiali di recupero per decorarlo.

«Un rispetto totale per l'esistenza e la libertà»

Luciano diceva allora di voler trasformare quel luogo in uno spazio perché «il quartiere possa vivere l'arte al suo interno» e ai ragazzi sia offerta un'altra prospettiva diversa da quella della precarietà e della violenza. E parlava del suo gruppo musicale e del suo film, in cui voleva raccontare i problemi del proprio quartiere, per far prendere coscienza alla gente.

Nel frattempo «Buenos Aires, Zona Sur: Luciano e l'arte di vivere a Piedrabuena» è uscito ed è stato presentato in vari festival del cinema, tra cui il festival Visions du Réel di Nyon (Canton Vaud). Diretto da Gian Paolo Minelli, il film presenta la dura realtà sociale ed edilizia del quartiere argentino.

Per il fotografo è un ulteriore passo in un percorso artistico basato su un'idea di fotografia che «cerca di essere positiva, di riscattare l'essere umano in mezzo alle carenze, con un rispetto totale per l'esistenza e la libertà».

swissinfo, Norma Domínguez, Buenos Aires
(traduzione dallo spagnolo e adattamento: Andrea Tognina)

Fatti e cifre

Gian Paolo Minelli è nato a Ginevra nel 1968, da padre ticinese e madre campana.
È cresciuto nel Canton Ticino, dove ha vissuto fino al 2000.
Ha studiato fotografia a Lugano e Milano ed è stato alunno tra gli altri di René Burri.
La sua prima visita a Buenos Aires risale al 1993, nel 2000 si è trasferito nella capitale argentina.
Dal 2003 vive a San Telmo, quartiere storico di Buenos Aires.

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