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Contraddizione americana, fascino europeo

La campagna elettorale USA invade i media svizzeri Keystone

Martedì si vota il nuovo presidente degli Stati Uniti, ma è già da parecchie settimane che televisione e stampa svizzera sono invase dalle elezioni americane.

Questo contenuto è stato pubblicato il 02 novembre 2004 - 20:28

Per evocare questa onnipresenza mediatica ed il fascino che la accompagna, il coeditore della rivista “L’Empire” Pierre-Marcel Favre risponde alle domande di swissinfo.

Da qualche settimana, in Svizzera come altrove in Europa, radio, televisioni e giornali abbondano di notizie relative alle presidenziali statunitensi.

Il pubblico assapora quotidianamente frammenti di quest’America che affascina ed irrita allo stesso tempo.

Informazioni critiche sul paese a stelle e strisce sono pubblicate da “L’Empire”, una rivista trimestrale pubblicata in doppia sede a Parigi e a Losanna.

Il suo editore Pierre-Marcel Favre, che si occupa dell’edizione elvetica, ci parla del rapporto tra l'America ed "il resto del mondo".

swissinfo: Da qualche tempo, l’Europa vive al ritmo dalle elezioni americane. La sorprende quest’incredibile copertura mediatica?

Pierre-Marcel Favre: Per niente. La spiegazione si ritrova nell’attualità. A causa della questione irachena, che ha assunto una dimensione notevole, il nome degli Stati Uniti riecheggia frequentemente su schermi e giornali. L’intervento dell’esercito americano, che spesso ha agito lontano dai riflettori, è oggi più trasparente.

swissinfo: Non crede che oltre l’evidente interesse politico ci sia anche un certo fascino profondamente ancorato nella “vecchia Europa”?

P.-M. F.: Sicuramente. La cultura americana, con o senza virgolette, ci influenza in mille modi: dal formidabile cinema americano alle meno eccezionali serie televisive, senza scordare la letteratura e le abitudini alimentari.

E poi c’è il dollaro, il re del mondo! La valuta americana influenza la vita quotidiana di tutti noi ed il nostro portamonete è molto sensibile alle variazioni del dollaro. Basti pensare al prezzo del petrolio, fissato appunto sulla base del corso del dollaro.

swissinfo: L’espressione “il sogno americano” ha una lunga storia. Il suo significato odierno non è però lo stesso di venti o cinquant’anni fa…

P.-M. F.: Per quel che riguarda gli europei, non ci sono dubbi. L’idea del “sogno americano” si è spenta, se non completamente almeno in parte. Per i paesi latinoamericani invece, o per altri paesi dove le difficoltà della vita sono considerevoli, la nozione del sogno americano è ancora viva. La possibilità, almeno teorica, di un’assimilazione rapida e quindi di riuscire a condurre una vita decente, è sempre presente.

Era essenzialmente l’aspetto economico a giustificare il “sogno americano”. Sarebbe però più corretto parlare di “sogno degli Stati Uniti”, dal momento che Canada, Messico, America centrale e America latina non ne fanno parte. Eppure tutte queste regioni sono anch’esse americane…

swissinfo: La rivista “L’Empire” consacra le sue pagine ad un tema spesso aspramente criticato. Non si tratta forse della concretizzazione ultima del rapporto di amore o odio che caratterizza le nostre relazioni con gli USA?

P.-M. F.: Ci sono numerose riviste che trattano dei temi più disparati, dalla pesca alle antiche meraviglie dell’Egitto. Il soggetto principale che condiziona la nostra esistenza ad ogni livello, ovvero gli Stati Uniti, non gode invece di una pubblicazione esclusiva. In questo senso, la nostra rivista riempie una lacuna.

“L’Empire” è una goccia d’acqua in un oceano di elogi. Non bisogna scordare che la CNN è americana e che ci sono stati centinaia di film, servizi, libri e articoli che per molto tempo hanno veicolato un’immagine idilliaca degli Stati Uniti.

Finalmente si dispone di una rivista che, con uno sguardo critico e distanziato, si permette di intaccare questa visione angelica. Possiamo così osservare e spiegare il famoso imperialismo americano e realizzare che si tratta di un concetto ben reale.

swissinfo: Ci racconti, in poche parole, l’America che ama e quella che invece detesta…

P.-M. F.: È molto riduttivo, ma tenterò di abbozzarne un ritratto. La popolazione è forse poco letterata, poco documentata, ma è calorosa, accogliente e piacevole. Ci sono inoltre i paesaggi, la letteratura e, effettivamente, la reale possibilità di intraprendere un’attività professionale.

L’aspetto negativo è, oggi più che mai, il rifiuto di tutto quello che non è americano. Questo disinteresse è evidenziato dal fatto che la maggioranza dei cittadini americani non possiede il passaporto e non ha mai messo piede al di fuori delle frontiere.

Il paese è inoltre terra di contraddizioni inverosimili. Sono appena rientrato dagli USA, dove ho viaggiato con mio figlio di 17 anni. Ricordo che ci siamo fatti cacciare via da un ristorante perché aveva ordinato una birra. È assurdo, se penso che nello stesso paese avrebbe facilmente potuto acquistare un'arma. Se fosse stato di nazionalità americana, mio figlio potrebbe inoltre arruolarsi nell’esercito e scegliere di andare a farsi ammazzare in Iraq.

Proibire la birra ai minori di 21 anni e consentire alle persone di uccidere o di farsi uccidere. Questa è una contraddizione che va sottolineata.

swissinfo, intervista di Bernard Léchot
(traduzione: Luigi Jorio)

Fatti e cifre

Il primo numero di “L’Empire” è apparso in 4'000 esemplari in Svizzera ed in 40'000 in Francia.
29 franchi il costo dell’abbonamento per quattro numeri.

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In breve

La rivista trimestrale “L’Empire” è co-pubblicata a Parigi e a Losanna.

Uno degli editori è Pierre-Marcel Favre, responsabile del Salone internazionale del libro di Ginevra.

Dopo la prima edizione di ottobre, che si avvaleva del contributo di personaggi di spicco quali Richard Labévière, Marie-Hélène Miauton, Marian Stepczynski, Jean Ziegler, Jacques Neirynck o Laurent Flutsch, la data di pubblicazione del secondo numero non è ancora nota.

Secondo l’editore, non sono in molti a voler finanziare una rivista così critica nei confronti degli USA.

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