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Compromesso elvetico sulle carrette dei cieli

Protezione dei consumatori o dei dati: la sicurezza aerea cosa deve premiare? Keystone

Le autorità svizzere promettono un servizio d’informazioni personalizzato. Rifiutano però sempre di pubblicare la lista completa degli aerei off limits in Svizzera.

Questo contenuto è stato pubblicato il 19 gennaio 2004 - 17:12

Un compromesso che si propone di calmare le inquietudini dei viaggiatori, ma che non soddisfa i consumatori.

Le agenzie di viaggio ed i passeggeri potranno sapere se una determinata compagnia aerea figura sulla lista nera dell'Ufficio federale dell'aviazione civile (Ufac).

Lo ha annunciato il ministro dei trasporti Moritz Leuenberger in un'intervista concessa a due quotidiani: «Aargauer Zeitung» e «Le Temps».

«Ogni agenzia ed ogni cliente ha il diritto di chiedere all'Ufac se una compagnia ben precisa figura sulla famosa lista. Ogni domanda scritta riceverà risposta», ha promesso il consigliere federale.

La protezione dei dati

Per ottenere risposta, sarà però necessario che il richiedente abbia «interessi legittimi da far valere», come stabilisce la legge sulla protezione dei dati.

Gli interessi potrebbero, ad esempio, essere quelli di un «passeggero» che sollecita informazioni «per un volo ben determinato».

Le dichiarazioni di Leuenberger riportate dalla stampa sono state confermate da una portavoce dell'Ufac: la richiesta di informazioni dovrà essere presentata per iscritto o per e-mail (all'indirizzo info@bazl.admin.ch).

Agenti di viaggio tranquillizzati

La lista nera rimane tuttavia confidenziale. L'Ufac si limiterà quindi a confermare solo che una determinata compagnia non figura sull'elenco.

In caso di mancata conferma, il richiedente dovrà concludere che il vettore cui s’interessa ha presentato - in occasione delle periodiche ispezioni - lacune dal profilo della sicurezza.

Walter Kunz, rappresentante della Federazione svizzera delle agenzie di viaggio, ha reagito alla notizia affermando che «perlomeno le richieste minime degli operatori turistici sono ora soddisfatte».

Le agenzie vogliono tuttavia essere informate dettagliatamente, in modo da poter offrire consulenza appropriata ai clienti

Consumatori scontenti

La Fondazione per la protezione dei consumatori critica la politica d’informazione dell'Ufac. “Ogni passeggero ha il diritto d’accesso a queste informazioni”, ha indicato a swissinfo Matthias Nast della Fondazione per la protezione dei consumatori.

Secondo la Protezione dei consumatori la lista nera dovrebbe essere pubblica presso tutte le agenzie di viaggio.

“Questo modus operandi rischia di creare una grande confusione, perché anche se un aereo non è sicuro in un determinato momento della sua vita operativa, la gente non sarà informata se lo è ancora o meno”, prosegue il portavoce dei consumatori.

Secondo Matthias Nast, è falso pensare che spetti al viaggiatore cercare le informazioni, poiché in questo caso l’obbligo d’informazione compete alle autorità.

Rivendicazione svizzera

La Confederazione non sta però con le mani in mano. È proprio su proposta svizzera che il tema delle carrette dei cieli è stato messo all’ordine del giorno della prossima riunione della Conferenza europea dell’aviazione civile (CEAC).

La proposta presentata dall’Ufficio federale dell’aviazione civile va nella direzione della trasparenza dell’informazione, come si può leggere nel comunicato stampa del DATEC.

Trasparenza e protezione dei consumatori: due priorità da abbinare alla protezione dei dati per far sparire dai cieli del mondo intero carrette dei cieli come quella che ha stroncato la vita di 148 persone a Sharm el Cheick.

swissinfo e agenzie

In breve

Non si placa in Svizzera il dibattito sulla liceità o meno di pubblicare le informazioni contenute nella lista nera dell’Ufficio federale dell’aviazione civile.

Lunedì il ministro svizzero dei trasporti Moritz Leuenberger ha promesso che le agenzie di viaggio ed i passeggeri potranno accedere alle informazioni se hanno «interessi legittimi da far valere», come stabilisce la legge svizzera sulla protezione dei dati.

La decisione delle autorità federali è stata però stigmatizzata dalla Fondazione per la protezione dei consumatori, per la quale il dovere d’informazione spetta alle autorità e non ai viaggiatori.

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