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Commissione ONU dei diritti umani: chiusa la sessione; Svizzera soddisfatta

Conclusa a Ginevra la 56esima sessione della Commissione Onu sui diritti umani. Tra i principali risultati la condanna della Russia e l'adozione di due protocolli sui diritti dell'infanzia. La Svizzera: "raggiunti i nostri obiettivi".

Questo contenuto è stato pubblicato il 28 aprile 2000 - 15:03

Dopo sei settimane di dibattiti e di scontri diplomatici, la Commissione dei diritti umani ha chiuso i battenti venerdì con un bilancio che l'ambasciatore svizzero Francois Nordmann ha definito soddisfacente. In particolare, il capo della delegazione elvetica si è detto contento per le decisioni sulla Russia e sulla Cina e per l'istituzione di un nuovo posto di rappresentante speciale per la protezione dei difensori dei diritti umani.

La risoluzione proposta dall'Unione Europea sulla Cecenia, appoggiata dalla Svizzera (che nella Commissione formata da 53 stati ha un posto da osservatore, senza diritto di voto) è stata votata con una larga maggioranza di 25 voti (7 contrari, 19 astensioni e due assenti). Il testo condanna le violazioni commesse dall'esercito russo in Cecenia e chiede l'istituzione di una commissione d'inchiesta indipendente, come aveva auspicato un mese l'Alto Commissario Mary Robinson di ritorno da una controversa missione a Mosca e nel nord del Caucaso.

Secondo Human Rights Watch questa censura "è un segnale forte" dell'Onu che ha salvato la credibilità della Commissione. Una credibilità che è stata messa in discussione, invece, dal mancato voto sulla risoluzione di condanna nei confronti della Cina per la politica di repressione delle minoranze religiose.

Per il nono anno dal 1989 il governo di Pechino è riuscito con il solito espediente tecnico della mozione di "non action", sostenuta grazie all'appoggio dei paesi in via di sviluppo, ad evitare la censura nonostante le pressioni degli Stati Uniti e della stessa Madeleine Albright in un accalorato discorso davanti alla Commissione.

Anche in questo caso è passata la linea seguita dalla Svizzera che in quell'occasione non aveva sponsorizzato la risoluzione. "Bisogna dare il massimo di chance al dialogo - ha spiegato l'ambasciatore Nordmann - senza nascondersi le difficoltà".

Tra gli altri risultati ottenuti dalla Commissione va ricordato anche l'adozione di due protocolli aggiuntivi alla Convenzione sui Diritti del Fanciullo, uno che vieta l'impiego dei bambini soldato e l'altro sulla prostituzione e sulla pornografia infantile. I due testi, che erano in discussione da sei anni, saranno aperti alle firme degli stati a partire da giugno durante le sessioni straordinarie dell'Assemblea Generale dell'Onu che si terranno a New York dal 5 al 9 giugno e a Ginevra dal 26 al 30 giugno. Ma per entrare in vigore dovranno essere ratificati da almeno dieci paesi.

Maria Grazia Coggiola

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