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Collaborazione forzata

Minacce e punizioni affinché la cooperazione si faccia sentire anche in Borsa? Keystone Archive

Solo la minaccia di una punizione può convincere un gruppo di investitori a collaborare per il bene comune. Due ricercatori svizzeri lo dimostrano con un esperimento.

Questo contenuto è stato pubblicato il 10 gennaio 2002 - 14:20

La cooperazione è la base della società umana, un'arma vincente che ha permesso all'uomo di sopravvivere negli ambienti più ostili e superare ostacoli di ogni tipo. Che cosa spinge un gran numero di individui, senza alcun legame di parentela e nessun vantaggio immediato, a sacrificare parte del loro tempo e delle loro risorse personali per garantire cibo e assistenza ai più deboli, per costruire una diga, un ponte o una stazione spaziale?

Non basta dimostrare che la collaborazione è vantaggiosa. Per convincere un gruppo di persone a lavorare insieme servono minacce e punizioni. Lo hanno dimostrato con un complesso esperimento sociologico due ricercatori svizzeri, Ernst Fehr, dell'Università di Zurigo, e Simon Gächter, dell'Università di San Gallo.

Aver fiducia negli altri...

I dettagli dello studio sono descritti sull'ultimo numero della rivista Nature: Fehr e Gächter hanno reclutato 240 volontari e li hanno suddivisi in gruppi di quattro persone. Hanno consegnato venti monete a ciascun partecipante, gli hanno chiesto di investire una cifra compresa tra 0 e 20 monete nel fondo comune del proprio gruppo e tenere per sé le altre. Terminata la fase degli investimenti, tutti i membri di ciascun gruppo, compresi quelli che avevano investito poco o niente, hanno ricevuto 0,4 monete per ogni moneta raccolta nel loro fondo comune.

È evidente, viste le regole del gioco, che al singolo partecipante conviene tenere per sé tutte le sue monete e ottenere benefici dagli investimenti degli altri. D'altra parte, se tutti i membri di un gruppo investissero tutte le loro monete nel fondo comune, al termine del gioco ciascuno guadagnerebbe 32 monete, 12 in più rispetto a quelle di partenza: la cooperazione garantisce un guadagno maggiore, ma richiede fiducia negli altri.

...o costringerli a collaborare?

La maggior parte dei partecipanti all'esperimento ha tenuto per sé tutte o quasi tutte le monete. Fehr e Gächter, allora, hanno introdotto una regola supplementare: terminata la fase degli investimenti, ogni partecipante può assegnare una punizione ai membri del proprio gruppo che si sono comportati in modo egoista. Una punizione fa perdere tre monete al giocatore punito e una al giocatore che la assegna. Introdotta questa nuova regola, i due ricercatori hanno osservato che molti partecipanti erano disposti a perdere una o più monete per punire gli altri e costringerli alla collaborazione e che la cooperazione tra i giocatori era effettivamente aumentata, con maggiore beneficio per tutti.

L'esperimento di Fehr e Gächter è una rappresentazione concreta del famoso paradosso noto come "dilemma del prigioniero": due uomini vengono arrestati e interrogati in celle separate. Se uno solo dei due accusa l'altro, il primo viene scarcerato e il secondo condannato a 20 anni. Se entrambi tacciono, vengono scarcerati. Se invece si accusano a vicenda, vengono entrambi condannati a 5 anni. La scelta più razionale per ciascun prigioniero, ignorando la mossa dell'altro, è di accusarlo, anche se la scelta migliore per entrambi sarebbe quella di tacere.

La conclusione, secondo i due ricercatori, è che la cooperazione nelle società umane è basata sull'esistenza di controllori, più o meno istituzionali, che puniscono chi agisce in modo egoista.

Maria Cristina Valsecchi

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