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Coi biocarburanti si rischiano carestie

L'accresciuto uso di materie prime alimentari per produrre biocarburanti potrebbe sfociare in penurie di cibo. È il monito lanciato da Peter Brabeck.

Questo contenuto è stato pubblicato il 24 marzo 2008 - 12:13

"Se si vuole coprire il 20 % del bisogno petrolifero con i biocarburanti, come si prevede, non ci sarà più niente da mangiare", avverte l'amministratore delegato di Nestlé Peter Brabeck dalle colonne della NZZ am Sonntag.

Un fatto, a suo dire, "irresponsabile e moralmente inaccettabile".

"È un non senso politico, ha commentato Brabeck, che in aprile lascerà l'incarico di direttore della multinazionale vodese mantenendo soltanto quello di presidente del consiglio d'amministrazione.

Gli Stati Uniti hanno adoperato quest'anno 138 milioni di tonnellate di mais per produrre biocarburanti: una quantità che mancherà all'industria alimentare.

Ciò è deplorevole, poiché si ripercuote anche sull'aumento del prezzo del mais, della soia e del grano. Nel contempo le terre coltivabili si riducono; anche l'acqua è minacciata, secondo Brabeck, il quale ha rammentato che per produrre un litro di bioetanolo occorrono 4'000 litri di acqua, senza contare che il prezzo delle materie prime alimentari è spinto verso l'alto dalla accresciuta domanda che viene dall'Asia.

swissinfo e agenzie

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