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Catastrofi e guerre per la Caritas Svizzera

Il direttore di Caritas Svizzera, Jürg Krummenacher, alla conferenza stampa di mercoledì a Lucerna Keystone

Nel 1999, al centro dell'attività dell’organizzazione umanitaria vi sono state soprattutto catastrofi naturali e guerre. Per questo la Cartias chiede al Consiglio federale di impegnarsi per una smilitarizzazione dell'aiuto umanitario internazionale.

Questo contenuto è stato pubblicato il 18 maggio 2000 - 10:08

Secondo le informazioni fornite mercoledì a Lucerna dai dirigenti della Caritas Svizzera, l'anno scorso l'organizzazione umanitaria è stata particolarmente attiva per soccorrere le vittime delle catastrofi che hanno colpito Turchia, Colombia, Venezuela e India e le popolazioni travolte dai conflitti in Kosovo e Timor orientale.

Per quanto concerne il conflitto nei Balcani, lo sforzo della Caritas in un primo tempo ha riguardato un aiuto urgente per i profughi in Albania e Macedonia da una parte e in Serbia e Montenegro dall'altra. L'aiuto ai profughi ha visto l'associazione attiva anche in Svizzera dove si è raddoppiata la capacità di accoglienza.

L'attività si è poi rivolta alla ricostruzione e al ristabilimento di migliori condizioni quadro. A tutt'oggi sono state ricostruite 900 case e 900 altre saranno ristrutturate prossimamente. Caritas ha pure lanciato un programma agricolo e sono state distribuite 500 tonnellate di sementi.

In Turchia l’organizzazione è intervenuta per distribuire viveri, acqua potabile e tende. L'intervento umanitario ha pure permesso a 40 000 bambini di riprendere le lezioni. I mezzi finanziari messi a disposizione dall'associazione elvetica sono stati anche utilizzati per studi geologici, per verificare la stabilità del terreno e le zone a rischio.

Nel 1999 i doni da parte di privati sono aumentati del 40 percento rispetto all'anno precedente, per una somma pari a 30,8 milioni di franchi. I conti dell'organizzazione si sono chiusi in pareggio con entrate ed uscite pari a 178 milioni di franchi. 55,6 milioni di franchi sono andati a programmi di cooperazione, 26,3 a contributi fissi e 73,8 all'aiuto a rifugiati e richiedenti l'asilo. I costi amministrativi (direzione, personale, amministrazione, comunicazione) ammontavano al 3,5 percento delle spese.

Complessivamente l'organizzazione umanitaria ha raccolto 77,4 milioni di franchi con le donazioni di privati, di organizzazioni umanitarie e della Catena della solidarietà. Altri 93 milioni sono stati offerti da enti pubblici e 7,3 milioni sono stati ottenuti con la vendita di prodotti e servizi propri.

Jürg Krummenacher, direttore della Caritas, ha presentato uno studio condotto dall'organizzazione stessa dal titolo «Alleanze per la pace». Si tratta di un'analisi dei conflitti in cui si esaminano le cause scatenanti e le condizioni quadro che riducono i rischi.

Il lavoro mostra che l'intervento umanitario è raramente neutrale in situazioni di conflitto violento. L'aiuto può essere dirottato e fomentare o prolungare tensioni. Secondo Krummenacher è indispensabile sottoporre tutti i progetti di aiuto umanitario a «un esame di compatibilità con la pace» e integrare in questi programmi elementi di prevenzione delle crisi e promozione della pace. Concretamente si tratta di promuovere la democrazia, il monopolio statale della violenza e la giustizia sociale.

Caritas si rivolge pure alle autorità politiche: invita il Consiglio federale a elaborare un piano per l'intervento svizzero in materia di prevenzione civile delle crisi, trattamento civile dei conflitti e promozione civile della pace.

L'organizzazione è assolutamente contraria a una militarizzazione della promozione della pace e dell'aiuto umanitario. Chiede quindi al governo di combattere la tendenza, che starebbe delineandosi a livello internazionale, a considerare l'aiuto urgente e la ricostruzione come affari militari.

swissinfo e agenzie

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