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Cambiamento climatico anche nel remoto Artico?

Ricerca sul sito di Adventdalen. Lena Bakker, Sigrid Trier Kjaer and Jana Rüthers

Ovunque si parla di riscaldamento globale, ma cosa sta succedendo in regioni lontane quali l'arcipelago delle Svalbard? Le attuali ricerche sul clima prevedono che il pianeta si riscalderà di almeno 2°C rispetto all'epoca preindustriale, ciò che può avere gravi conseguenze per le piante e gli animali altamente specializzati che vivono nella regione artica.

Questo contenuto è stato pubblicato il 11 agosto 2022 - 09:38
Lena Bakker, Sigrid Trier Kjaer and Jana Rüthers

Per prevedere come la composizione e le interazioni tra piante e microrganismi potrebbero cambiare in futuro, una dozzina di scienziati e scienziate provenienti dalla Norvegia e dalla Svizzera - tra cui noi tre - si trovano attualmente alle Svalbard per una spedizione di un mese. Stiamo raccogliendo molti dati per trovare possibili risposte.

Diario di bordo in due megabyte dalle Svalbard

Due megabyte era il limite di dati che i nostri blogger potevano inviare quotidianamente dall'Antartide durante la loro spedizione di ricerca sulle microplastiche. La trasmissione di dati è limitata anche per altre tre dottorande che trascorrono l'estate a studiare l'inverdimento dell'Artico sulle isole Svalbard, in Norvegia. Si tratta di un fenomeno causato dal riscaldamento globale e legato alla chimica, allo spessore e all'età del suolo.

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Siamo tutte specializzate in diverse discipline, dalla scienza del suolo all'ecologia vegetale, dalla botanica alla microbiologia. Dopo le difficoltà iniziali - causate in parte dalla pandemia di Covid-19, dall'invasione russa dell'Ucraina e da uno sciopero dei piloti - la maggior parte del gruppo di ricerca è finalmente arrivata a Longyearbyen, la città principale delle Svalbard, il 6 luglio.

Vista dal nostro sito a Longyearbyen. Si possonono notare i suoli e la vegetazione alterati nei pressi degli insediamenti.
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L'isola è illuminata dall'eterna luce del sole (che ha causato alcune notti insonni), con renne curiose nel mezzo al villaggio e innumerevoli oche con i loro piccoli. Per condurre ricerche in questa regione remota, dove gli orsi polari si aggirano liberamente, e dal momento che utilizziamo motoscafi aperti per raggiungere i nostri siti, abbiamo dovuto seguire un addestramento di base per l'uso del fucile e la sopravvivenza nell'Oceano Artico. Siamo rimaste sorprese di quanto sia difficile coordinare noi stesse e l'intero gruppo in tute di sopravvivenza giganti.

Sigrid durante il nostro addestramento all'uso del fucile e della pistola lanciarazzi.

Dopo la formazione, ci siamo recate sui primi siti di ricerca e siamo rimaste stupite da questo paesaggio straordinario. La realtà ci ha presto insegnato che in questa zona è impossibile seguire rigorosamente i metodi che abbiamo pianificato. Non siamo riuscite a trovare le specie vegetali che cercavamo. Ma dopo qualche giorno, tutti e tutte si sono abituati alla vita sul campo, con uffici improvvisati e laboratori all'aperto.

Lena esegue un carotaggio del terreno sotto l'occhio attento di renne curiose.

Abbiamo anche toccato con mano l'impatto del riscaldamento globale e del cambiamento climatico, con temperature record di circa 16°C per due giorni. Ci siamo rese conto di quanto possa essere verde l'Artico, soprattutto nei siti vicini agli insediamenti umani o alle scogliere di uccelli (con molte specie rare di uccelli che nidificano solo alle Svalbard), dove i terreni sono arricchiti di sostanze nutritive. In queste aree abbiamo potuto osservare un drastico cambiamento nella composizione vegetale. Ci interessano in modo particolare gli aspetti microbiologici e chimici del suolo, che analizzeremo più in là nel nostro laboratorio di Zurigo.

Una tipica scogliera con uccelli nidificanti.

Traduzione dall'inglese di Luigi Jorio

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