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Braccio di ferro tra Oms e big del tabacco

Solo in Svizzera le malattie legate al tabagismo costano al sistema sanitario circa 10 miliardi di franchi l'anno Keystone

In una maratona di due giorni a Ginevra le principali industrie delle sigarette e l'Organizzazione Mondiale della Sanità si confrontano, in vista dei negoziati per una Convenzione anti-fumo che inizieranno la prossima settimana.

Questo contenuto è stato pubblicato il 12 ottobre 2000 - 16:50

La campagna d'autunno dell'industria del tabacco è iniziata. Da giovedì le maggiori multinazionali delle sigarette - dalla British American Tobacco (Bat) alla Philip Morris, da Japan Tobacco ai produttori di sigari Davidoff - sono al Centro Internazionale dei Congressi di Ginevra per dire la loro sulla battaglia dell'Oms contro il fumo, una "malattia", secondo l'agenzia dell'Onu, che causa 4 milioni di morti all'anno (nel 2020 saranno 8,4 milioni).

L'organizzazione guidata da Gro Harlem Brundtland ha deciso di dichiarare guerra alle sigarette convocando i 199 stati membri a negoziare una "convenzione quadro sul tabagismo" che preveda la messa al bando della pubblicità diretta e indiretta, l'aumento delle tasse sulle sigarette e altre misure di disincentivazione. La prima fase di negoziati inizierà la prossima settimana a Ginevra (una seconda dovrebbe tenersi in aprile, una terza alla fine del 2001 e l'ultima all'inizio del 2002).

Il cammino si presenta molto difficile perché, come si può immaginare, l'industria del fumo muove cifre d'affari da capogiro e coinvolge interessi nazionali. Bat e Philips Morris hanno concentrato massicci investimenti nei paesi di sviluppo, dove non esistono campagne di sensibilizzazione sui rischi alla salute. Senza contare poi che nel mondo 35 milioni di lavoratori traggono il loro reddito dalla coltivazione del tabacco.

Nei due giorni di "audizioni pubbliche" a Ginevra, con una procedura inedita, tutti i soggetti coinvolti dalla futura convenzione quadro dell'Oms potranno avere la parola. Oltre ai rappresentanti dell'industria ci sono anche le organizzazioni governative militanti, le associazioni dei produttori di tabacco e le varie associazioni di lotta contro il cancro. In tutto sono 177 e hanno 5 minuti ciascuno per illustrare la propria posizione.

Tra questi c'è anche lo svizzero Thomas Zeltner, Direttore dell'Ufficio Federale della sanità pubblica e autore per conto dell'Oms di un clamoroso rapporto pubblicato qualche mese fa in cui si denunciano le infiltrazioni e i tentativi di spionaggio dei big del tabacco ai danni dell'agenzia dell'Onu. Zeltner rappresenterà la delegazione della Svizzera la prossima settimana quando inizieranno i negoziati. La posizione elvetica sarà quella di sostenere la lotta dell'Oms, in particolare in materia di messa al bando delle pubblicità.

Si stima che in Svizzera le malattie legate al tabagismo costino al sistema sanitario circa 10 miliardi di franchi l'anno. La strategia di Zeltner, che ha come obiettivo di abbassare il numero di fumatori dal 30 al 20 per cento, passa attraverso la prevenzione soprattutto per i più giovani e l'aiuto concreto a chi vuole smettere (che sarebbero due fumatori su tre).

Fin dal primo giorno di audizioni sono emerse delle posizioni inconciliabili. Nelle conferenze stampe di giovedì le industrie del tabacco e l'Oms hanno duellato a distanza. David Davies, vicepresidente della Philip Morris, anticipando il suo intervento previsto per venerdì, ha detto che è pronto "a dare pieno supporto agli sforzi dell'Oms per regolamentare il settore" e si è detto disponibile a appoggiare una "strong convention".

Ha indicato che l'industria privata è pronta a sviluppare nuovi prodotti senza nicotina e quindi meno pericolosi per la salute, ma non ha fatto nessun accenno alle campagne di prevenzione per i giovani, all'aumento della tasse sul tabacco e i suoi derivati e soprattutto alla messa al bando della pubblicità.

Facile quindi immaginare la vivace reazione di Derek Yach, responsabile della campagna Oms. "Non capisco cosa intenda la Philip Morris per una "strong convention" - ha detto in un incontro con la stampa nella pausa pranzo - quando non menziona né il bando della pubblicità, né il divieto di fumare nei luoghi pubblici e neppure i programmi di sensibilizzazione mirati per i teen-ager, che sono i punti principali per il successo della nostra campagna antifumo. Forse per "strong convention" intende semplicemente una convenzione scritta sul ferro...".

Maria Grazia Coggiola

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