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Bocciata la banca postale

Il governo prende tempo e rinvia ogni decisione sul futuro della posta all'anno prossimo Keystone

Il governo frena la liberalizzazione della Posta e boccia anche il progetto di una banca postale.

Questo contenuto è stato pubblicato il 17 ottobre 2001 - 16:25

La Posta è sempre più confrontata con un dilemma apparentemente inconciliabile: da un lato deve garantire prestazioni universali accessibili a tutti; d'alto lato, dovrebbe autofinanziarsi e generare utili come qualsiasi azienda privata. Per sapere quale via seguire tra queste due esigenze, il Consiglio federale ha avviato in gennaio una procedura di consultazione su un pacchetto globale Posta/Swisscom.

I pareri raccolti evidenziano un'opposizione alla liberalizzazione troppo rapida del settore e all'istituzione di una banca postale. Le parti consultate accolgono favorevolmente l'idea di una maggiore competitività di Posta e Swisscom, preconizzano che i due dossier siano trattati separatemente.

Negli ultimi tempi, il governo si è trovato confrontato con segnali di senso opposto. Da un lato numerosi interventi parlamentari per precisare il mandato della Posta, con la prescrizione della densità di uffici postali sul territorio, affinché le regioni periferiche non subiscano in pieno l'apertura del mercato, con la chiusura degli uffici non redditizi. D'altro lato, però, anche spinte per una liberalizzazione rapida e sostanziale del mercato postale, con l'elaborazione di una nuova legge.

Il governo ha dunque preferito prendere tempo e rinviare una decisione all'anno prossimo. Nell'ambito di un quadro globale, il Consiglio federale presenterà le sue proposte al Parlamento per definire il momento e la portata di future aperture del mercato postale, per stabilire quanti uffici postali dovranno essere mantenuti sul territorio e per precisare le nuove possibilità di finanziamento della Posta.

La proposta di istituire una banca postale autonoma è stata bocciata da quasi tutte le parti consultate, mentre è stato accolto il principio della ricapitalizzazione dell'ente, per consentirgli di far fronte al finanziamento degli investimenti futuri.

In favore del principio di fondo di una banca postale si sono espressi i socialisti, i sindacati, le organizzazioni dei consumatori e quattro cantoni. Il modello preferito è quello di una società anonima disciplinata da una legge speciale o quanto meno una società anonima in cui la Posta detenga una partecipazione maggioritaria.

La Conferenza dei direttori delle finanze, la netta maggioranza dei cantoni, i partiti borghesi, le associazioni padronali e le banche sono invece tutti contrari al finanziamento di una banca postale da parte dello Stato, dal momento che "il mercato bancario esistente funziona bene." Si teme soprattutto una distorsione della concorrenza.

La sinistra, i sindacati e le organizzazioni dei consumatori hanno respinto le proposte di un'ulteriore liberalizzazione del mercato postale perché ritenuta contraria alla legge. Gli altri partecipanti alla consultazione sono invece abbastanza favorevoli, ma l'apertura deve svolgersi in parallelo all'evoluzione in corso in Europa. Proprio martedì, l'Unione europea ha d'altronde varato una prima fase per la liberalizzazione della posta. Tra cinque anni l'Ue farà un bilancio di questa fase, prima di dare il via, eventualmente, a una seconda fase.

Per quanto riguarda Swisscom, il governo ha preso atto dei cambiamenti intervenuti sul mercato finanziario e su quello delle telecomunicazioni. Non c'è stato un consolidamento nel settore delle telecomunicazioni e all'entusiasmo per un settore in forte espansione si è sostituita una certa cautela a livello internazionale. Proprio mercoledì, il maggiore operatore telefonico in Europa, la britannica Vodafone, ha annunciato diverse centinaia di licenziamenti perché il mercato telefonico ha rallentato la crescita.

Il Consiglio federale rinvia dunque una sua decisione all'estate prossima, in attesa di vederci più chiaro. La soppressione della partecipazione maggioritaria della Confederazione a Swisscom SA sancita per legge è stata accolta favorevolmente dalla maggior parte dei Cantoni. Ad eccezione dei socialisti, anche i partiti si sono espressi a favore di una maggiore flessibilità della partecipazione maggioritaria.

Mariano Masserini

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