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Aumenta il lavoro per l'Ombudsman delle banche

I ricorsi all'ufficio di questo "mediatore" sono in aumento: segno della crescente fiducia in questa istituzione, specialmente nella Svizzera francese e in Ticino. Diminuiscono per contro le domande delle ditte e quelle provenienti dall'estero

Questo contenuto è stato pubblicato il 11 luglio 2000 - 14:40

L'Ombudsman delle banche è entrato in funzione il 1. aprile 1993. Viene designato dal Consiglio di un'apposita Fondazione, un organismo nominato dall'Associazione svizzera dei banchieri e composto da un rappresentante delle banche, due politici, un giudice, un avvocato e dalla presidente del Forum svizzero dei consumatori. Il compito dell'Ombudsman è quello di mediare tra banche e clienti nei casi di contestazione o d'insoddisfazione da parte di quest'ultimi.

Negli anni scorsi, l'Ombudsman - che attualmente è Hanspeter Häni - ha conquistato una crescente fiducia delle parti, senza la quale, ha detto Häni, "la nostra attività di mediazione non avrebbe senso". In effetti, tra tutti coloro che chiedono la mediazione all'Ombudsman, i clienti privati delle banche che sono stati nel 1999 il 93 per cento, contro l'89 per cento del biennio '95/'96 e il 91 per cento del 1998.

Dal punto di vista geografico, sono aumentate le richieste provenienti dalla Svizzera francese (dal 12 al 14 per cento) e quelle dal Ticino (dal 3 al 4 per cento). Ciò vuol dire - ha detto Häni - "che l'Ombudsman è chiaramente accettato anche in queste regioni". Le richieste d'intervento provenienti dall'estero tendono invece a diminuire: dal 39 per cento del 1997, sono calate al 25 per cento dell'anno scorso.

Ma il dato più significativo è l'aumento del 25 per cento delle richieste di mediazione, che diventa il 60 per cento se si considerano soltanto le domande scritte. Queste ultime sono passate dalle 458 del 1998 alle 730 dell'anno scorso. Le altre, vale a dire le richieste fatte unicamente per telefono, sono rimaste praticamente allo stesso livello (da 648 a 640).

"Dietro queste cifre" - ha spiegato Häni nel presentare alla stampa il rapporto d'attività 1999 - "si vede il concreto bisogno del cliente di avere un'informazione competente e un intervento da parte di un'istanza neutrale e indipendente".

In generale, quando un cliente chiede per telefono l'intervento dell'Ombudsman, questi, se riscontra un errore della banca, propone al cliente di prendere contatto per iscritto con la banca. Solo in un secondo momento interviene direttamente l'Ombudsman.

"L'esperienza dimostra che quasi sempre già in questa fase le banche, se constatano un effettivo errore o un danno procurato al cliente, si offrono di rimediare", ha precisato Häni. Se non si trova un'intesa, allora è l'Ombudsman che definisce i termini di un accordo, in linea di massima accettato dalle parti.

Tuttavia - ha aggiunto l'Ombudsman - "nei casi che ci vengono sottoposti constatiamo, quasi senza eccezione, che i reclami dei clienti non vengono presi sufficientemente sul serio dalle banche. Queste possono mettere in atto diverse forme di pressione. Abbiamo casi in cui la banca non reagisce per mesi persino ai reclami scritti del cliente".

Altra tattica è quella di non dare spiegazioni sufficienti e chiare, per cui i dubbi del cliente crescono. "Importante è invece la maggiore trasparenza possibile", secondo Häni.

Il 17 per cento dei ricorsi concernevano il settore della Borsa, dei titoli e dei depositi; mentre il 14 per cento toccava il settore dei pagamenti, delle divise e degli assegni. Ma anche nell'ambito dei crediti, e in particolare di quelli ipotecari, le lamentele non mancano. In generale, comunque, è la clientela privata a ricorrere in maggior misura all'Ombudsman, mentre la percentuale delle piccole imprese è tendenzialmente in diminuzione.

Ma l'Ombudsman delle banche è anche competente per quanto concerne gli averi non reclamati, sebbene soltanto dal 1997 e limitatamente ai casi successivi al 1945. L'anno scorso, le richieste d'intervento in questo campo sono state quasi 600, di cui un terzo riguardavano casi precedenti al 1945 o relativi agli ultimi 10 anni, cioè in periodi per i quali l'Ombudsman non è competente. Di 385 formulari inviati ai richiedenti, 244 sono tornati compilati e, di questi, 233 sono stati ritenuti sufficientemente documentati.

Silvano De Pietro

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