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Anche la Svizzera smantella le armi chimiche russe

L'ex-presidente Gorbaciov e la ministra degli esteri svizzera Calmy-Rey a Ginevra Keystone

Un forum internazionale, organizzato a Ginevra da "Green Cross International" e dal Dipartimento degli esteri svizzero, discute sui problemi dello smaltimento delle armi chimiche nell’ex-Unione sovietica.

Questo contenuto è stato pubblicato il 26 giugno 2003 - 16:58

Mikhaïl Gorbaciov fa il punto sulla collaborazione internazionale.

La Russia possiede attualmente 40mila tonnellate di armi chimiche, stoccate in sette diversi siti, soprattutto nella parte europea della Federazione russa. Armi che attendono di venire distrutte, dopo essere state messe al bando nel 1993 con il varo di una Convenzione che ne vieta l'uso a livello internazionale.

Ma smaltirle in modo adeguato non è semplice: a Mosca mancano tecnologie, esperienza e soprattutto finanziamenti, al punto che un primo miliardo di dollari, promesso da Stati Uniti e una dozzina di paesi europei, dovrebbe servire a coprire i costi di appena un quinto dell'operazione.

Intanto anche la Svizzera collabora in modo sempre più attivo alla lotta contro le armi chimiche, sensibile al problema per ragioni sociali, ecologiche e di sicurezza.

Il Forum di Ginevra

Il Forum di due giorni al Palazzo delle Nazioni Unite di Ginevra è stato organizzato dal Dipartimento degli esteri, in collaborazione con l'organizzazione non governativa "Green Cross International", presieduta dall'ex presidente russo Mikhaïl Gorbaciov, impegnata a eliminare i residui tossici dell'epoca della Guerra fredda.

L'impegno svizzero è in primo luogo finanziario. Dopo un primo stanziamento di tre milioni di franchi per finanziare una campagna informativa di "Green Cross" in Russia, una legge approvata dal Parlamento in marzo ha dato il via libera a un credito-quadro di 17 milioni, che servirà a sostenere il disarmo chimico internazionale, e in particolare dell'ex Unione sovietica.

Come sottolinea Andreas Friedrich, responsabile del settore "Controllo armi e disarmo" al Dipartimento degli esteri, è impensabile trasportare le armi russe in Svizzera per trattarle nei nostri impianti: «Il denaro della Confederazione servirà piuttosto a sostenere a distanza quanto la Russia fa sul suo territorio, secondo modalità che al momento sono ancora in discussione».

Competenza tecnologica



Un ruolo chiave, per esempio, verrà giocato dal Laboratorio di Spiez, l'organo svizzero competente in materia di armi ABC (atomiche, chimiche e biologiche). La struttura, che occupa 100 persone e ha un budget di 20 milioni di franchi annui, è uno dei dodici laboratori al mondo incaricati di far rispettare la Convenzione anti-armi chimiche.

Il centro promuove la formazione di esperti svizzeri e stranieri, contribuisce all'allestimento di una banca dati sulle sostanze chimiche proibite, organizza simposi e riunioni informative. È immaginabile, così, una collaborazione con gli scienziati russi per mettere a punto tecnologie adatte allo smaltimento delle armi.

Rimangono i problemi strutturali

No invece, si è detto all'invio di fondi sul posto, anche per un problema di controllo del loro impiego, che per ammissione dello stesso Gorbaciov sarebbe difficile. «In Russia – spiega l’ultimo presidente dell’epoca sovietica – cambiamenti di mentalità si intravedono, ma sono ancora lenti. La corruzione resta endemica, e così gli Stati donatori preferiscono venire a costruire di persona strutture di smaltimento piuttosto che mettere a disposizione del denaro».

Queste strutture, comunque, sono ancora poche: «Mancano impianti adeguati – continua Gorbaciov – per il momento ne esiste solo uno a Gorny, sopra il Mar Caspio, che finora ha smaltito appena 400 tonnellate di iprite».

Il resto delle armi attende la sua sorte in condizioni di stoccaggio che a volte risultano drammatiche per la popolazione locale, esposta a ogni sorta di contaminazioni. «L'obiettivo di "Green Cross" – conclude – è proprio quello di stimolare governi e società civile a prendere coscienza del problema: un'emergenza che non può essere rimandata a lungo».

swissinfo, Alessandra Zumthor , Ginevra

In breve

Oggi nel mondo esistono circa 70’000 tonnellate di armi chimiche dichiarate, stoccate in depositi, in attesa della loro eliminazione definitiva.

Questo tipo di arma è stato utilizzato per la prima volta durante la Prima guerra mondiale dall'esercito tedesco.

Nel 1991, la prima Guerra del Golfo ha messo in evidenza tutti i pericoli di una proliferazione incontrollata degli agenti chimici, inducendo per la prima volta la comunità internazionale a riunirsi per studiare un efficace strumento di lotta a livello giuridico.

Nel 1993 nasce la «Convenzione per la proibizione delle armi chimiche».

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