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Amianto: un avvocato sudafricano chiede giustizia

Le conseguenze delle polveri dell'amianto hanno diverse facce Keystone

Il legale Richard Spoor arriva in Svizzera alla fine del mese. Esige dei risarcimenti per le vittime delle miniere dell'amianto.

Questo contenuto è stato pubblicato il 19 aprile 2003 - 13:46
swissinfo.ch

Il successore di Stephan Schmidheiny, magnate del cemento e fino agli anni '90 della lavorazione dell'amianto, non rifiuta la discussione, ma si oppone alle cause collettive.

Richard Spoor può vantarsi di un successo significativo: l'avvocato sudafricano, specializzato nelle conseguenze dell'amianto sulla salute, ha ottenuto la creazione di un fondo di compensazione per aiutare le migliaia di ex-minatori ammalati.

Due compagnie minerarie, l'inglese Cape e la sudafricana Gencor, hanno firmato, dopo anni di discussioni, degli accordi per il risarcimento degli ex-impiegati delle miniere.

Gli accordi vanno a favore di circa 13'500 persone che hanno lavorato direttamente nelle miniere d'amianto o che hanno vissuto nelle immediate vicinanze. In totale Gencor afferma di aver sbloccato 460,5 milioni di rand sudafricani (circa 83 milioni di franchi svizzeri) per il fondo.

In contropartita l'azienda si libera di qualsiasi ulteriore responsabilità giudiziaria per malattie o decessi.

Ma il lavoro di Richard Spoor non è ancora finito. A fine aprile il legale arriverà in Svizzera per incontrare i rappresentanti dell'ex-multinazionale Eternit, ribattezzata Anova.

La ditta era specializzata nella produzione delle omonime piastre di cemento espanso che hanno conquistato il mondo. Parte integrante degli elementi prefabbricati erano le fibre di amianto che conferivano la necessaria stabilità.

Eternit fino al 1992

Eternit è stata presente in Sudafrica fino alla fine degli anni Settanta, attraverso la filiale Everite. Una parte di questa era poi stata ceduta alla Cape, per poi essere rivenduta a Gencor, mentre un'altra fetta è passata nelle mani della multinazionale Group Five.

Nel frattempo, Eternit internazionale, nelle mani della famiglia Schmidheiny, è stata ribattezzata Anova, mentre la sezione svizzera di Eternit è stata integrata in Holcim.

Richard Spoor si interessa però esclusivamente ad Anova, responsabile per gli affari oltre i confini svizzeri e dunque anche per le cause in Sudafrica. Il principale accusato, Stephan Schmidheiny, ha lasciato la presidenza del consiglio di amministrazione l'anno scorso, lasciando spazio al parlamentare radicale Hans-Rudolf Merz.

L'avvocato Spoor intende ottenere degli aiuti per i lavoratori impiegati da Everite al Tempo in cui Eternit era l'azionista di maggioranza. Le compensazioni potrebbero pure servire a riconvertire le miniere e ridare una prospettiva alle città limitrofe.

«Niente minacce»

«Noi vogliamo aprire la discussione, senza brandire delle minacce», afferma Richard Spoor. Per questo l'avvocato non parteciperà direttamente alle discussioni. «È ancora troppo presto», afferma il rappresentante legale delle vittime.

«Noi siamo aperti alla discussione, ma non vedo come Anova possa essere ritenuta giuridicamente responsabile per una ditta abbandonata da oltre vent'anni», ribatte in anticipo il presidente del consiglio di amministrazione di Anova, Hans-Rudolf Merz.

Per Merz una cosa sembra fin d'ora sicura: «Sono fermamente intenzionato a trovare una soluzione per tutte le vittime, ma caso per caso. Non posso accettare una soluzione globale che aprirebbe una scatola di Pandora e provocherebbe un'ondata di richieste da tutto il mondo».

Eternit ha infatti operato in una ventina di paesi, fra cui l'Italia e la Grecia, ma anche il Brasile e il Nicaragua. Anche in questi paesi sono aperte delle procedure giudiziarie. Al momento non è nemmeno prevista una cifra per i risarcimenti nei bilanci di Anova.

Capro espiatorio

«Ho un po' l'impressione che ci si attacchi ad un solo uomo, Stephan Schmidheiny. Perché è svizzero e perché è ricco, alcune persone lo vogliono rendere responsabile dei loro mali», commenta Merz.

«Eppure, vent'anni fa, quando Schmidheiny aveva affermato per la prima volta la necessità di abbandonare l'amianto, era stato deriso».

Nella sua edizione di aprile, il mensile economico Bilanz, ha pubblicato un contributo sulla dinastia Schmidheiny. La decisione di «abbandonare l'amianto», sarebbe attestata già nel 1976. Ma secondo il periodico l'abbandono definitivo non è avvenuto che a metà degli anni Novanta, malgrado gli effetti nocivi fossero ampiamente dimostrati.

In attesa dei primi contatti con Richard Spoor, Merz si prepara al confronto. Ha studiato il sistema giuridico sudafricano che non prevede una soluzione univoca per le cause collettive, come lo prevede il codice penale statunitense.

«Ma se i casi di malattia si sono dimostrati, non vedo perché non dovremmo prenderci carico delle nostre responsabilità», conclude Hans-Rudolf Merz.

Quanto a Stephan Schmidheiny: il finanziere si è ritirato in Costa Rica dove si occupa di una fondazione d'aiuto allo sviluppo chiamata Avina. Suo fratello Thomas ha rinunciato il 9 aprile alla maggioranza dei diritti su Holcim.

swissinfo, Ariane Gigon Bormann, Zurigo
e Valérie Hirsch, Johannesbourg
(traduzione: Daniele Papacella)

In breve

La Svizzera è stata per decenni la prima produttrice di amianto a livello mondiale. Vista la pericolosità, l'impiego è proibito in Svizzera dal 1990.

Ma l'esplosione dei casi di cancro, dovuti all'esposizione alle polveri, si dimostra solo ora nella sua importanza. Dal 1984 al 2001 ci sono già stati 960 casi. In 646 casi mortali le assicurazioni hanno dovuto versare oltre 20 milioni di franchi di compensazione.

Malgrado il grave pericolo fosse conosciuto da tempo, a lungo le ditte non hanno preso delle misure.

Gli impiegati svizzeri evitano il ricorso alla giustizia, ma lo fanno ora molti operai stranieri che hanno lavorato per anni, ignari del pericolo, a contatto con le fibre minerali.

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