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A Ginevra, università private vendono a peso d'oro diplomi non riconosciuti in Svizzera

Per asserire la propria credibilità, le scuole giocano la carta della prossimità geografica con le istituzioni internazionali. Keystone / Fabrice Coffrini

Da diversi anni, delle università private rilasciano, a peso d'oro, diplomi non riconosciuti. Ma la situazione cambierà presto. Dal 2023, la denominazione "università" sarà protetta in Svizzera. Panoramica sulle scuole superiori private a Ginevra e sulle loro pratiche.

Questo contenuto è stato pubblicato il 20 luglio 2022 - 15:54
Camille Lanci, RTS

Baptiste (nome fittizio) è ginevrino. Ha terminato il suo percorso scolastico obbligatorio senza problemi, ma l'inizio dell'università non va come previsto. Gli auditori con centinaia di altri studenti e la mancanza di inquadramento lo fanno vacillare. Si ritrova escluso dal sistema accademico pubblico dopo due bocciature definitive.

Siccome desidera continuare gli studi, il privato diventa la sua sola opzione. Sceglie una scuola superiore nel Cantone che promette un inquadramento e corsi di qualità. Ma la realtà lo fa rapidamente disilludere. Mese dopo mese, sempre più corsi sono annullati all'ultimo momento e la qualità dell'insegnamento si deteriora.

Nel suo secondo anno di bachelor, Baptiste è per diverse settimane il solo studente del suo anno accademico. Tutti gli altri hanno abbandonato. Il ginevrino lascerà l'istituto poco tempo dopo e finirà gli studi in un'altra scuola privata.

Ginevra, terra promessa delle università private

Per alcuni studenti e studentesse, le università private sembrano la strada perfetta. Coloro che non si sentono adatti al sistema pubblico trovano in queste istituzioni il corso di studi da sogno e un affiancamento più adatto. Tuttavia, meglio essere coscienti dei vantaggi e degli inconvenienti quando ci si impegna per un bachelor che può costare fino a 90'000 franchi.

Nel solo Cantone Ginevra, la RTS ha identificato 13 scuole superiori private a scopo di lucro, e la lista non è esaustiva. Un giro d'orizzonte per capire quali sono le condizioni alle quali devono sottostare studenti e studentesse che si iscrivono in questi istituti.

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Non tutte le scuole sono alla stessa stregua. Anche se le università pubbliche della Svizzera francese non riconoscono, per il momento, i diplomi che si possono conseguire in quasi tutti gli istituti dell'indagine, la maggior parte di queste scuole rilasciano diplomi riconosciuti in altri Paesi.

Alcune scuole riservano tuttavia delle brutte sorprese. Il media indipendente Geneva Observer ha raccolto molte testimonianze. In maggio, ha pubblicato due inchieste sulle pratiche di alcune istituzioni educative private con sede nel Cantone basandosi su decine di testimonianze. Diplomi non riconosciuti, tecniche di marketing aggressive, le conclusioni tratte dal Geneva Observer sono sconcertanti.

La RTS ha raccolto la testimonianza di Ana (nome fittizio), studentessa rumena. Ha 22 anni nel 2013 quando decide di lasciare il suo Paese, dove ha conseguito un bachelor in diritto, per proseguire gli studi all'estero. Il padre, insegnante in un'università di Bucarest, le consiglia di andare in Svizzera.

Durante le sue ricerche, Ana pensa di aver trovato il programma perfetto in un'università privata ginevrina. Si reca sul posto e visita il campus, tutto le sembra perfettamente normale. Tuttavia, pochi giorni dopo l'inizio dell'anno scolastico, arriva la doccia fredda. Si accorge, grazie alle testimonianze di ex studenti su un gruppo Facebook, che il diploma rilasciato dalla scuola non è riconosciuto. Decide di annullare direttamente l'iscrizione e riesce a farsi rimborsare il totale delle spese.

Un diploma per decine di migliaia di franchi

Per un semestre di bachelor, il costo medio in questi 13 istituti ammonta a 10'589 franchi. Al prezzo del semestre si aggiungono, nella maggior parte dei casi, i costi amministrativi e di iscrizione. Gli studenti e le studentesse pagano dunque, per tre anni di bachelor, in media quasi 65'000 franchi. E i problemi cominciano spesso a partire dal versamento del primo acconto.

"Avevo 25 anni. Ero così contenta di venire a studiare in Svizzera. Mi hanno detto che non c'era ingiustizia in questo Paese e che le leggi venivano rispettate."

Diane, ex studentessa camerunense

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Diane è camerunense. Nel 2011 sta cercando un istituto per conseguire il master. Una pubblicità mirata su Facebook le indica un'università privata a Ginevra. La famiglia decide di darle sostegno finanziario. Per richiedere il visto presso l'ambasciata del Camerun, Diane ha bisogno di una prova di iscrizione. L'amministrazione dell'università chiede dunque alla futura studentessa di versare un acconto di 7'000 franchi. La camerunense paga, riceve l'attestazione della scuola ma la sua richiesta di visto è respinta.

Diane chiede allora il rimborso della somma versata. Finora, l'università non l'ha ancora rimborsata nonostante gli innumerevoli tentativi di contatto.

L'educazione come un mercato

Il modo di trattare l'insegnamento superiore privato nella Confederazione è unico. "La Svizzera è un'eccezione nella gestione e nella sorveglianza delle scuole superiori private", spiega Craig Evan Klafter, specialista della globalizzazione dell'insegnamento superiore. Secondo lui, "questa carenza di sorveglianza e regolamentazioni ha portato gli investitori a considerare l'educazione come un mercato estremamente redditizio".

"La Svizzera è uno dei Paesi in Europa che regolamenta meno le università private sul suo territorio. Per questo motivo, è diventata un polo d'attrazione per gli investitori che cercano di trarre profitto dall'insegnamento privato."

Craig E. Klafter

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A Ginevra, il Dipartimento dell'istruzione pubblica (DIP) cantonale sottolinea che "ogni contratto di scolarità privato rientra nel diritto privato e non è responsabilità dello Stato" e che "questo tipo di attività si svolge nell'ambito della libertà economica garantita dall'art.27 della Costituzione".

A livello federale, la legge sulla promozione e sul coordinamento del settore universitario (LPSU) ha lo scopo di mettere ordine in questo settore economico. Entrata in vigore nel 2015, la legge riserva le denominazioni di "università", "scuola universitaria professionale", "alta scuola pedagogica", "istituto universitario" o "istituto universitario professionale" alle scuole riconosciute dal Consiglio svizzero di accreditamento.

Agli istituti è stata però concessa una proroga fino al primo gennaio 2023. La situazione dovrebbe quindi diventare più chiara. Dall'anno prossimo, gli istituti non accreditati "non potranno continuare l'attività usurpando la denominazione 'università'", spiega Jean-Marc Rapp, presidente del Consiglio svizzero di accreditamento. "Consultare una lista degli istituti accreditati in Svizzera è la garanzia numero uno di svolgere i propri studi in un'istituzione seria".

La maggior parte delle scuole oggetto dell'indagine della RTS non hanno ad oggi compiuto nessuna procedura per ufficializzare i loro programmi di studio a livello federale. Va detto che il rilascio di titoli di bachelor e master resterà non protetto a livello federale.

Tecniche di marketing semplici ma efficaci

La mancanza di legittimità non impedisce alle scuole di ricorrere a diverse strategie per attirare studenti e studentesse. "Il mio primo riflesso è stato di consultare il sito internet", spiega Ana. "Era abbastanza ben fatto e non ho avuto nessun sospetto". Le pagine web sono diventate da tempo la prima vetrina delle scuole superiori private. Le istituzioni non esitano a investire molti mezzi per lo sviluppo dei propri siti.

Le tecniche sono molte e variegate: immagini di agenzie fotografiche, foto dei luoghi emblematici del Cantone, stemmi ginevrini, slogan in latino, ogni tanto con degli sbagli. Un'università privata ha invertito nel logo sul suo sito i colori della Confederazione elvetica con quelli del Comitato internazionale della Croce Rossa.

Per asserire la loro credibilità in quanto istituzione di livello globale, le scuole possono fare presa su un elemento puramente geografico: la prossimità con l'ONU, l'OMC e altre organizzazioni internazionali. Forse è un caso, ma si trovano quasi tutte sulla sponda destra [dove appunto hanno sede le Nazioni Unite e la maggior parte delle istituzioni internazionali a Ginevra, ndt.].

Ubicazione delle scuole superiori private a Ginevra:

RTS-SWI

Certe scuole sostengono di avere un legame con la vicina Ginevra internazionale tramite i corsi proposti, la composizione del corpo insegnanti, le conferenze organizzate oppure offrendo la possibilità di effettuare uno stage presso una delle organizzazioni internazionali con sede a Ginevra. Per promuoversi mettono in evidenza anche l'etichetta "Swiss made".

L'insegnamento, nuovo terreno di investimento

Questo marketing permette alle "università" di attirare un variegato ventaglio di profili studenteschi. Vi si trovano persone escluse dal sistema pubblico dopo delle bocciature definitive e altre che non sono riuscite a iscriversi in tempo utile. Tuttavia, la clientela principale resta generalmente quella straniera. Certe istituzioni si concentrano soprattutto su studenti e studentesse che hanno disperatamente bisogno di una formazione superiore, ritiene Klafter.

"La reputazione dell'insegnamento superiore svizzero è macchiata dalle attività di queste università private a scopo di lucro."

Craig E. Klafter

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Per il ricercatore, la Svizzera dovrebbe trarre ispirazione dai Paesi vicini e rinunciare al suo approccio del "lasciar correre". Da parte sua, il DIP spiega che, poiché si tratta di "un settore che rientra nella libera impresa e nella libertà di commercio (istituzioni private) e della libera scelta di formazione (studenti e studentesse), è molto difficile immaginare un intervento statale ammissibile politicamente". Difficile, per ora, sapere chi farà rispettare la LPSU quando entrerà di fatto in vigore il prossimo anno.

Traduzione dal francese: Zeno Zoccatelli

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