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«Un diritto che tutti dovrebbero avere»

Donato Gemma (sin.) e Mario Renna ricordano le lotte per ottenere il pensionamento anticipato swissinfo.ch

Il pensionamento anticipato infiamma il dibattito politico. Nell'edilizia ciò è una realtà da 5 anni. Questo diritto costituisce l'opportunità di "godere finalmente la vita" dopo più di 40 anni di fatiche sui cantieri, secondo due testimonianze raccolte da swissinfo.

Questo contenuto è stato pubblicato il 27 ottobre 2008 - 14:16

Le storie dei nostri due interlocutori sono rappresentative di un vissuto di centinaia di migliaia di operai. Mario Renna giunge a Berna nel 1961, all'età di 21 anni. Proviene dalla Sicilia, dove aveva iniziato a lavorare a 12 anni come muratore.

È il periodo del boom economico. Renna è assunto da una ditta edile. A Berna l'italiano si sposa con una tedesca e diventa padre di una figlia. I ricordi di Licodia Eubea, la località in provincia di Catania dove è nato e cresciuto, sono sempre nel cuore, ma la sua vita ormai si svolge nella capitale elvetica.

È un'esistenza prevalentemente assorbita dal lavoro. "Partivo da casa alle 6 di mattina e rientravo dopo le 6 di sera", racconta. Mario rievoca le dure condizioni della sua attività: sforzi fisici continui, con qualsiasi tempo. "Quando piove, senti l'acqua che ti entra dalla nuca e ti scivola su tutto il corpo, fino ai piedi".

Dopo il dovere, arriva il piacere

Ma la sua vita ha una felice svolta il 1° agosto 2003. Mario Renna può andare in pensione anticipatamente, grazie alle nuove disposizioni del contratto collettivo di lavoro del settore della costruzione. È uno dei primi beneficiari di questo diritto.

Quel momento per lui è come una rinascita. A 63 anni inizia a coltivare un orto, che ci fa visitare. Verdure, bacche, uva, erbe aromatiche e fiori: siamo in autunno, nelle vicinanze ci sono già piante mezze spoglie, ma l'orto di Mario è ancora rigoglioso.

Renna ama la natura. Adesso ha il tempo e l'energia per fare lunghe passeggiate e scrutare gli alberi, i fiori, osservare i cambiamenti di stagione. "Mi piace guardare il sole quando sorge e quando cala, perché ogni alba e ogni tramonto sono diversi", ci confida.

La lettura è un'altra passione che lo impegna regolarmente. "Quando lavoravo ero così stanco che, poco dopo aver preso in mano un libro, mi si chiudevano gli occhi". Ora, invece, i libri li "divora".

In questi ultimi cinque anni ha pure iniziato a visitare la Svizzera. "Dopo 42 anni trascorsi in questo paese, ho finalmente potuto vederlo".

Dalla progettazione alla realizzazione

Con Mario ci avviamo verso un cantiere poco distante. È l'ora della pausa per il pranzo. Parliamo con Donato Gemma, un pugliese arrivato a Berna nel 1966, quando aveva 17 anni, che dal prossimo febbraio usufruirà della pensione anticipata.

Un momento che sta bramando. Gemma tornerà al suo paese, in provincia di Lecce, dove sta costruendo una casa. Pure lui vuole darsi al giardinaggio.

Anche sua moglie, una svizzera, è entusiasta all'idea di ricominciare una nuova vita al sud. "Dall'anno prossimo in poi verremo in ferie in Svizzera", ci dice. I figli che lei ha avuto da un precedente matrimonio andranno a trovarli, perché "a loro piace molto la Puglia", afferma Donato. Le due figlie che lui ha avuto dal primo matrimonio, invece, li aspettano già laggiù, dove si sono trasferite da tempo.

Donato Gemma intende intraprendere qualche viaggio. "Voglio scoprire l'Italia. Per esempio desidero andare a Napoli: mi hanno detto che è bellissima. Poi voglio andare in Spagna. E anche in Brasile, dove ho un cugino che mi ha invitato".

La salute, il bene più prezioso

Mentre il giorno della concretizzazione dei suoi sogni si avvicina, Gemma auspica che la salute si preservi. Questo è l'elemento centrale del pensionamento anticipato. I sindacati ne avevano fatto la priorità assoluta proprio perché uno studio aveva dimostrato che solo il 57% degli operai edili, contro l'85% degli ingegneri e dei tecnici, arrivava sano a 65 anni. Una proporzione che a 60 anni per gli operai era ancora del 73%.

"Quanta salute si guadagna quando si va in pensione! Gli acciacchi sono scomparsi. Anche il medico, dal quale sono stato di recente per un controllo generale, mi ha detto che ora sto meglio di cinque anni fa", sottolinea Mario Renna.

"Abbiamo dovuto lottare: siamo scesi in piazza e abbiamo scioperato, per ottenere il pensionamento anticipato, ma ne è valsa la pena", afferma Renna. Gemma concorda, rimembrando i momenti difficili e carichi di tensioni di quei tempi di proteste e di agitazioni.

Pensionamento flessibile: un progresso

"Si tratta di un progresso. È un diritto che dovrebbero avere tutti", osserva Mario Renna. Egli rileva che, per esempio, "anche chi lavora in fabbrica e nei negozi è sottoposto a condizioni che logorano. Dunque dovrebbe potere smettere prima. In questo modo si eviterebbero tante malattie e incidenti professionali. Così ne trarrebbero beneficio anche le assicurazioni invalidità, malattia e sugli infortuni".

Bisogna che ognuno possa scegliere secondo le proprie esigenze: "è anche giusto che chi ha un mestiere meno spossante possa decidere di restare attivo professionalmente più a lungo", rileva il pensionato.

Perciò, secondo Mario Renna e Donato Gemma, l'iniziativa popolare "per un'età di pensionamento flessibile", che vuole consentire anche alle persone con un reddito basso di cessare l'attività lucrativa, totalmente o parzialmente, a partire da 62 anni, "è una buona cosa".

swissinfo, Sonia Fenazzi

I tre pilastri

Il sistema pensionistico in Svizzera è basato sul cosiddetto modello dei tre pilastri: l'assicurazione vecchiaia e superstiti (AVS), la previdenza professionale (LPP) e la previdenza privata.

La prima è obbligatoria per tutti e garantisce il fabbisogno vitale. La seconda è obbligatoria per i lavoratori dipendenti e preserva il tenore di vita abituale. La terza è facoltativa e ha lo scopo di coprire bisogni personali supplementari.

L'età a partire dalla quale si ha diritto a una rendita integrale del primo e del secondo pilastro è di 65 anni per gli uomini e 64 per le donne.

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Pensionamento anticipato nell'edilizia

Il 1° luglio 2003 nel settore principale dell'edilizia entra in vigore il pensionamento anticipato.

Esso è finanziato da un fondo paritetico gestito dalla fondazione FAR. Questa è stata istituita congiuntamente da sindacati e padronato. Il fondo è alimentato da dipendenti e datori di lavoro: il contributo è ripartito nella misura dell'1,3% del salario a carico dei primi e del 4% a carico dei secondi.

I dipendenti possono così andare in pensione a partire da 60 anni grazie a una rendita ponte fino a 65 anni, ossia fino al momento in cui percepiscono le normali rendite dell'AVS e del secondo pilastro.

In questi primi cinque anni di esistenza ne hanno usufruito 5853 muratori. La rendita ponte media ammonta a 4400 franchi al mese.

La fondazione FAR è finanziariamente solida: ha incassato 1,1 miliardi di franchi e ha versato circa 500 milioni. Alla fine del 1° semestre 2008 aveva dunque un saldo positivo di 600 milioni di franchi.

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